sabato 6 ottobre 2012

Ritorno


Dopo numerosi giorni di assenza eccomi ancora qui. Questa volta però avevo una giustificazione piacevole: mi sono preso un paio di settimane di vacanza dopo un'estate decisamente molto lunga e faticosa. La foto che vedete sopra rappresenta un piccolo indizio del posto (fra gli altri) dove sono stato e del quale vi parlerò nei prossimi giorni. Per ora vi basti sapere che, personalmente, non ho mai visto un luogo così bello in vita mia per metterci un ristorante; il cibo poi era pienamente all'altezza dello scenario (compreso il vino). Vi parlerò di quella serata e di molto altro ancora nelle prossime settimane: un piccolo diario a posteriori di una vacanza semplicemente meravigliosa.

Per adesso vi lancio una sfida: segnalatemi il posto ritratto nella foto ed io vi offro un bicchiere di vino se passate da Parigi.

 Kenny Garrett...

venerdì 14 settembre 2012

Che sapore ha la felicità?



Quello di un moelleux Clos Naudin 1989 Reserve del Domaine Foreau direi. Possibilmente bevuto un venerdì sera, in una serata tiepida di agosto nella Loira, in un ristoranre delizioso, mangiando del foie gras spettacolare e pensando che le cose belle capitano, per chi sa aspettarle, per chi ha la voglia e la forza di combattere per ottenerle. Siamo sempre davanti a quel carro armato, noi.

Colore favoloso, un giallo intenso, forte. Sapore strabiliante: pesca al naso, unita a miele e agrumi. Odori persistenti, che mantegono la stessa intensità per diverso tempo.

In bocca invece un tripudio di complessità: caramello, mango ed un'acidità perfettamente bilanciata con potenza ed eleganza. La cosa che  mi ha colpito immediatamente è stata l'incredibile giovinezza del vino. Sebbene fossimo davanti ad una bottiglia del 1989, sembrava di bere un vino imbottigliato tre mesi fa. Si poteva tranquillamente aspettare ancora molto tempo; è questa la bellezza del vouvray, la sua capacità di tenere gli anni come pochi altri bianchi al mondo.

Un grande vino, un grande ristorante, un grande momento, ecco la felicità.



domenica 2 settembre 2012

The rising

[...] "Come on up for the rising
Come on up, lay your hands in mine
Come on up for the rising
Come on up for the rising tonigh." [...]

Sono pienamente consapevole di essere scomparso dalla circolazione. Probabilmente molti di voi avranno pensato ad una mia scelta di abbandonare definitvamente questo blog, questo contatto che ho con gli amanti del vino da ormai diverso tempo. Non è così, non sarà così.
La verità è un'altra: sono stati mesi davvero intensi per me, ho dovuto affrontare una serie di prove non proprio facili, un periodo che sembrava non finire mai. Ad ogni modo, ora che le cose si sono risolte (e nel modo migliore) posso finalmente tornare a dedicarvi e a dedicarmi un po' di tempo per discutere con voi di cibo e soprattutto di vino.

Ho così tante cose da raccontarvi, tanta felicità di cui vorrei farvi partecipe; Nel giro di poco tempo molte cose sono completamente cambiate: è come se la vita improvvisamente mi avesse restituito quello che sembrava avervi tolto e senza nemmeno chiedere permesso, semplicemente portandolo via, in una maniera che per tanti, tanti mesi a me è rimasta inspiegabile.

Vorrei e forse dovrei raccontarvi tutto da principio. Forse nelle prossime settimane, forse no. In attesa posso dirvi che ho ottenuto quello che volevo più di ogni altra cosa, quello per cui ho lottato in questi mesi, non senza fatica, non senza difficoltà, non senza momenti di grande ansia per il futuro.Tutto è andato bene però.

La vita ha ripresto il suo corso "normale", diciamo così. Il lavoro (tanto), lo stress (ma va bene così), il tempo libero un po' in questa meravigliosa città, un po' in giro per l'Europa e tante altre cose talmente belle da spaventarmi all'idea di poterle perdere. Mi godo il momento e ringrazio per tutta la fortuna ricevuta. Il sabato alla Patisserie des Reves per provare le ultime creazioni ed i suoi lieviti, semplicemente spettacolari, per confrontarli con quelli di Pierre Herme e capire quale dei due sia il migliore di Parigi (ancora non sono riuscito a capirlo). Le camminate da Rue du Bac fino a St. Germain. Le corse ai Jardin des Tuileries, verso le 8 di sera quando ancora non è buio e si può godere di questa meraviglia. E tante altre cose ancora di cui vi parlerò.


Patisserie des Reves

Non basterebbe una settimana per raccontarvi tutto quello che mi è capitato in questi 3 mesi. Proverò a farlo un po' alla volta però. Vi dirò di tutte le meravigliose bottiglie provate, della Loira (si, sono andato on-site), delle degustazioni fatte lì, dei ristoranti provati e di tutta la tempesta di emozioni che quotidianamente imperversa dentro di me.

Sono tornato, sperando di recuperare i 5 lettori che ogni giorni passavano di qui per capire se vi fosse qualcosa di nuovo da leggere. Saprò farmi perdonare, per il momento vi saluto.


[...] "It's a new dawn
It's a new day
It's a new life
It's a new life
For me And I'm feeling good." [...]

venerdì 20 luglio 2012

Decanter

http://www.appliancist.com/riedel-tyrol-decanter.jpg 

Non sono scomparso, diciamo che sto semplicemente "decantando". Speriamo bene.


venerdì 15 giugno 2012

Borgogna (parte prima)

Vi scrivo queste righe dopo tanti, forse troppi, giorni di assenza.

Vi scrivo dopo l'ennesima giornata pesante, stressante, trascorsa a cercare di fare al meglio il mio dovere.

Vi scrivo del mio fine settimana in Borgogna mentre degusto un vino rosso della Loira comprato stasera dopo essere uscito dall'ufficio, insieme a qualche formaggio, una terrina e dell'ottimo pane francese. Un più o meno disperato tentativo di distendere i nervi dopo una settimana non proprio facilissima.

Vi scrivo dunque provando Chateau de Villeneuve 2009, un vino che riporta alla mente tante di quelle cose che voi non potete nemmeno immaginare; ma poi perché dovrebbe interessarvi? Tra la stanchezza ed i nervi tesi cerco di capire come sia il 2009 di questo grande produttore, clamorosamente conveniente nel suo rapporto qualità/prezzo.

Vi scrivo perché oggi sono in vena di confidenze con voi masochisti che ancora transitate per questa miserabile ed indegna pagina etilica.

Nelle orecchie un paio di cuffie che mi aiutano a scrivere meglio (almeno, io credo), nella testa una serie di riflessioni che sempre più difficilmente riesco a mettere diciamo "nero su bianco".
La verità infatti è proprio questa: l'enorme difficoltà, da un po' di tempo, nel riuscire a scrivere su questo blog qualcosa che per me abbia un minimo senso, o che sia degna di essere raccontata. Durerà molto questo momento? Non ne ho la minima idea. Torneranno i giorni in cui dialogare (anche se virtualmente) con chi passava da questo blog mi entusiasmava? Non lo so dire davvero. Per adesso è come se avessi totalmente perso interesse nel commentare le bottiglie che provo. Sto degustando più e meglio che a Roma o a Bruxelles eppure il numero dei post su questo blog è drammaticamente crollato. Qualcosa vorrà pure dire.

Il vino, da qualcosa da condividere, per me ha assunto una forma più introspettiva, personale, che tengo per me e pochissimi altri (solitamente le persone con cui provo quella determinata bottiglia). Questa cosa non mi piace nemmeno un po' eppure così stanno le cose. Alcune volte penso che dovrei sforzarmi e scrivere anche se non ne ho la voglia, per tenere in vita questo spazio, in attesa di tempi migliori; allo stesso modo però tutto ciò mi sembra privo di senso. Le idee non sono proprio chiare e non vi nascondo di aver pensato, più di una volta, durante queste settimane di chiudere questo spazio. Per usare una metafora legata al mondo del vino, alcune volte penso che questo blog sia ormai come quelle bottiglie che avevano un grande potenziale, in grado di regalare davvero qualche emozione ma che ormai hanno passato il loro momento migliore perdendo così l'occasione di dire quello che avevano da dire. Andavano aperte prima.

Comunque, nel tentativo di smentire questa ipotesi, vorrei parlarvi di quello che ho fatto in Borgogna un paio di settimane fa.

La foto che vedete sopra (non proprio venuta benissimo devo dire) rappresenta forse la metafora plastica del fine settimmana passato da quelle aperti.

Non si tratta infatti di un semplice tappo; questo simpatico esserino di sughero ha qualcosa in più, rappresenta qualcosa di speciale: apparteneva ad una bottiglia di Clos Vougeot del 1929 che uno dei produttori dove siamo stati, ci ha fatto l'onore di aprire al termine di una degustazione iniziata alle 9,30 e finita alle 14. Il viticoltore in questione, in un gesto di generosità che solo i grandi signori del vino di Borgogna possono avere, quelli che amano la vigna, che lavorano sporcandosi le mani di terra, che sono veri e propri artigiani dell'uva, ci ha voluto fare questo regalo rendendoci ovviamente molto felici.

Immaginate la mia faccia quando ha tirato fuori dalla cantina una bottiglia scura, polverosa con solo un numero sopra: 1929. Non riuscivo a crederci; avevo davanti a me un pinot nero di 83 anni, imbottigliato, pensate un po', l'anno della grande crisi. Il vino si è ovviamente fatto attendere e non poteva essere diversamente ma dopo un po' di minuti nel bicchiere ha tirato fuori un sapore che ancora oggi, a distanza di due settimane, ricordo in maniera netta e precisa. Rosso intenso, sapori antichi di un vino prodotto secondo schemi ormai estinti. More, ribes, grafite e zero tannino. Dirompente come una mareggiata, elegante e musicale come una poesia di Emily Dickinson.

Il produttore in questione però ha aperto anche altre grandissime bottiglie che abbiamo potuto degustare in tutta calma, parlando di storia, politica francese, Pairigi ed ovviamente annate.

Cosa abbiamo bevuto di preciso, che valore avesse, quali altri produttori abbiamo visitato (vi farò ovviamente i nomi) lo saprete la prossima volta. Per oggi basta, ho detto pure troppo.

Lo saprete, promesso.

You're the colour, You're the movement and the spin. (Never) Could it stay with me the whole day long? Fail with consequence, lose with eloquence

Leggi tutto il testo su: http://singring.virgilio.it/testi/notwist/testo-consequence.html

giovedì 31 maggio 2012

Borgogna

La faccenda è piuttosto semplice: domani in tarda mattina prendo un treno da Parigi fino a Dijon e da lì coincidenza per Beaune. Morale della favola, vado in Borgogna per il fine settimana. Ci sono bottiglie da ritirare e vini da provare. Vediamo un po' cosa esce fuori.

Raccolgo le mie considerazioni ed ovviamente vi faccio sapere.

A presto.

sabato 26 maggio 2012

Barolo Barolo non mi lasciare solo

Il nostro club etilico dell'ufficio (si, avete capito bene, abbiamo creato anche qui, in terra francese, un club etilico) si misura mensilmente con degustazioni di vino, a tema. Questa volta era il turno dell'Italia, Barolo per la precisione. La nostra collega di Torino ha preso l'incarico di presentare agli altri (soprattutto stranieri) questo meraviglioso vino. La serata era sostanzialmente divisa in due parti: la prima di più basso profilo nella quale abbiamo provato diversi Dolcetto mentre nella seconda ci siamo appunto diretti verso il fantastico Barolo, toccando produttori tra i migliori della zona.

Diverse conclusioni al termine della serata: 1) il Dolcetto è un vino interessante (buono il 2010 di Sottimano anche se ancora totalmente chiuso), ottimo per una degustazione non impegnativa ma niente di più. Si tratta di qualcosa di semplice, che non riesce a regalarti emozioni decisive. In alcuni casi poi troppo legno e dunque troppa vaniglia e spesso troppo tannino. In sostanza non puoi aspettarti più di quel poco che riesce a  darti.
2) la seconda e più importante conclusione è stata in realtà una conferma: il Barolo è il migliore vino italiano. Fine, complesso e potente, esattamente come il Pinot Nero di Borgogna di cui secondo me rappresenta in qualche modo il cugino italiano. Stupendo il 2004 di Conterno Fantino Sorì Ginestra; giovane ma già con un bellissimo carattere. Sublime il colore e la potenza in bocca. Utilizzo sapiente del legno e grande complessità, molto lungo in bocca. Conterno Fantino si conferma (a mio avviso) uno dei più grandi produttori della zona e dunque d'Italia.
Molto interessante anche il Barolo Ceretta 1999 di Germano: avvolgente, con un tannino reso più dolce dall'età.

La zona di Barolo è davvero un luogo dove andare il prima possibile. C'è un filo rosso immaginario che lega questa zona alla Borgogna, c'è un legame poco visibile che ancora non sono riuscito a capire ma sul quale sto riflettendo ormai da tempo. Forse il terreno? Il clima? Le persone?