sabato 10 marzo 2012

Ritorno alle cose serie

Il tempo di parlare male di alcuni vini francesi è finito, torniamo ora a cose serie, a prodotti che meritano, che lasciano il segno.

Voglio parlarvi di un vino stellare, di un produttore che chi legge questo blog ormai conosce molto bene. Mi riferisco al Vouvray Demi-Sec 2008 del Domanine Huet.
Questa volta però non lo farò con le mie parole ma con quelle degli utenti di un importante sito internet di cui vi ho spesso parlato: CellarTracker. Come sapete si tratta di un luogo dove chi si registra può scrivere una relazione su un particolare vino bevuto assegnando poi un punteggio. Chi frequenta questo "motore di ricerca etilico" conosce perfettamente il livello medio dei commenti; vi assicuro che è molto alto e i voti non vengono assolutamente dati con superficialità.

Date uno sguardo qui alle recensioni, si parla di bilanciamento perfetto tra acidità e dolcezza, complessità, lunghezza e tanto altro.

Da parte mia posso dire che con sempre più nettezza esce fuori la metodologia di lavoro di Huet. Sul Demi-Sec la sua mano, il suo modo di fare vino è qualcosa di riconoscibile immediatamente. Il suo stile è inconfondibile ed in questa gamma più che nelle altre. Provatelo, siamo davvero ai vertici della produzione mondiale di vino bianco come direbbe qualcuno.

lunedì 27 febbraio 2012

Prendete nota (parte seconda)

Signori miei prendete ancora nota perchè sto per esprimere dubbi su un altro vino francese. Non voglio più sentirvi dire che ho un pregiudizio positivo nei confronti dei vini dei nostri cugini! In questo caso, peraltro, c'è di più, la bottiglia verso la quale sto esprimendo forti perplessità è prodotta dal proprietario della Romanée-Conti. Avete capito bene, uno dei più grandi vini della storia dell'uomo. Ecco questo bianco (Les Saint-Jacques 2007, Domaine De Villaine) viene dallo stesso signore anche se ovviamente è coltivato in tutt'altra zona, su tutt'altro terreno e con tutt'altre tecniche.

In ogni caso l'ho provato qualche giorno fa e non mi è piaciuto per niente. Sapore strano, piatto, debole, con un'acidità praticamente inesistente. In bocca poco complesso, non resta sulla lingua, finisce subito. Al naso c'è poco ed attenzione, non si tratta di un prodotto chiuso, giovane quanto di un vino che sembra già aver dato il suo massimo. Poca materia anche negli odori, siamo davvero lontani dalla complessità che qualcuno potrebbe attendersi da un produttore questo tipo. Quello che si sente, vagamente, è un sentore di agrumi che però svanisce presto.

Davvero una bottiglia che non resta nella memoria, nella mente piuttosto resta solo il sospetto di aver mancato l'occasione di poter degustare quello che si riteneva un grande vino.

Peccato!

She's a rebel...

mercoledì 22 febbraio 2012

Strange currencies

Il pinot nero di Goisot, bilanciato, fine ed allo stesso tempo privo di orpelli, diretto. Il primo amore.

Quello di Bruno Clair capace di raggiungere dei livelli sui quali pochi altri possono cimentarsi.

Quello di Denis Mortet, con un sapore di altri tempi, che ha segnato il passaggio all'età adulta ma che ha sentori di un periodo che non c'è più ma di cui ostinatamente non vuoi privarti.

Quello di Rapet, inaspettato, timido ma solo all'inizio per poi rivelarsi piano, piano per chi abbia la voglia di aspettarlo e di capirlo.

Quello di Bart, di transizione che ieri ti ha condotto fuori da un periodo della tua vita, oggi ha il gusto di una nuova città, di un nuovo ambiente, di nuove persone e che da domani accende e mantiene viva una speranza.

Quello di Madame Leroy che non hai ancora provato ma che sei impaziente di degustare. Non ne conosci il sapore ma sai con certezza che, tra i tanti, avrà sicuramente quello della speranza e della fiducia.

Tutto questo è molto più che "semplice" vino: è la vita, è il pinot nero.


"You know with love come strange currencies"

giovedì 16 febbraio 2012

Prendete nota

Miei cari 3 lettori prendete nota di questo giorno perchè sto per parlare male di un vino francese. Capita, che volete farci? Questo proprio a dimostrazione che qui non si hanno preconcetti.

Ad ulteriore conferma c'è da dire che il vino in questione (Joseph Drouhin, Cote de Beaune, 2010) viene da un grande produttore, famoso in tutto il mondo tra gli appassionati.

Che volete che vi dica? Non mi è piaciuto, nemmeno un po'. Provato pochi giorni fa si è dimostrato dall'inizio alla fine della degustazione una totale delusione. Piatto, monodimensionale, fiacco, direi debole ed a tratti persino banale. Siamo molto sotto il livello medio di questo eccezionale produttore.

Acidità fastidiosa e nemmeno particolarmente incisiva. A dirla tutta non sembrava proprio un borgogna bianco.

Non vi nascondo un certa delusione nel degustare una bottiglia di così basso profilo.

Ad ogni modo non mi dispero, ogni vino merita sempre una seconda possibilità, un po' come le persone.

Once...

sabato 11 febbraio 2012

O' pesc (con licenza parlando)

Continuando a parlare di luoghi parigini che ho avuto modo di conoscere (si tratta in realtà di una scoperta continua, senza fine per fortuna) vorrei parlarvi di un locale nella zona di Saint-Germain-des-Prés che mi ha davvero colpito.

La storia è questa: non si può solo bere, altrimenti si rischia veramente di andare lunghi a terra, come usano dire a Bolzano. Ecco allora che si presenta la necessità di unire ad una buona bottiglia di vino qualcosa da mettere sotto i denti. Fish, questo è il nome del locale in questione, coniuga perfettamente le due cose: ottimo cibo (si spazia dalla carne al pesce, per tutti i gusti insomma) unito ad una carta veramente competitiva. Ricarichi in alcuni casi un po' eccessivi ma non si può pretendere tutto, giusto? La scelta dei rossi e dei bianchi (quasi tutti francesi) è veramente ampia e varia dalle grandi alle piccole cifre.

La cucina è curata, attenta e molto gustosa. Il locale è una sorta di oasi americana in quel di Parigi; è infatti gestito da americani che visto il grande successo riscontrato, hanno anche aperto una paninoteca poco vicino, una pausa pranzo perfetta durante le vostre giornate lavorative.

I vini inoltre provengono tutti dalla loro enoteca (poco distante) dove è possibile trovare praticamente tutto quello che si vuole, non ultimo il personale già discretamente alticcio di prima mattina tanto da rispondere al vostro saluto con un "Buona sera!".

Per essere completamente sinceri, una cena (compresa di vino) non costa poco ma se siete fortunati potrà capitarvi che il personale che serve ai tavoli (lo stesso impiegato durante la giornata nella loro enoteca) sia talmente "imbriaco" (sono scioccato) da farvi qualche piccolo regalo sul conto. Non fatemi dire altro e provatelo!

Fish, La Boissonerie,
69, Rue de Seine
75006.

Frank Sinatra, The tender trap.

sabato 4 febbraio 2012

Ho imparato che...

Ho imparato un paio di cose dall'ultima degustazione fatta (Vouvray 1996, Le Mont sec, Domaine Huet). Una di queste è che il 1996 è stato un anno davvero pieno di acidità nella zona della Loira. Lo intuisci appena assaggi questo meraviglioso bianco. Potente, pieno ma molto, molto acido. Come se non bastasse a questa sensazione si accompagna anche quella data da una nota di zolfo che si mescola in maniera armoniosa al resto.

Al naso esplosivo sin dall'inizio anche se ancora chiuso. Questo ci porta alla seconda cosa che ho imparato: il Vouvray di Huet deve essere aspettato anche per quasi 20 anni. Si, lo so, è tanto ma fidatevi, il 1996 provato pochi giorni fa era ancora chiuso. Inutile illudersi che due lustri possano bastare.

Corollario alla seconda lezione: stappare il vino la mattina per berlo poi la sera può darvi una mano a renderlo più aperto, una decina di ore tendono a rendere il vino più pronto.

Detto questo ci troviamo ancora una volta davanti all'eccellenza francese e dunque mondiale. Ho praticamente provato quasi tutti gli anni di questo produttore dal suo 1982 ad oggi. Siamo in presenza di una costanza di risultati che difficilmente ho visto in altri vinificatori.

Se potete comprate il 1996 e magari aspettate ancora qualche anno prima di provarlo.

Frank Zappa, In France.

domenica 29 gennaio 2012

Metti che...

Mettiamo caso che voi siate a Parigi, per vacanza, per lavoro, per quello che volete voi.

Mettiamo caso che la sera voi abbiate voglia di andare a bere un bicchiere o, meglio ancora, una bottiglia di vino.

Prima di tutto contattatemi che andiamo insieme, una bottiglia di vino non si rifiuta mai, a meno che non sia qualcosa di completamente imbevibile.

In secondo luogo: dove andare a degustare? A Parigi, come facilmente intuibile, c'è solo l'imbarazzo della scelta e nelle prossime settimane vi proporrò una serie di luoghi che meritano senza dubbio una visita.

Come antipasto intanto vi propongo questo bar à vins, come dicono quelli bravi. Si chiama Ambassade de Bourgogne e si trova a pochi metri dalla fermata Odeon. Il nome del locale parla da solo: la carta è completamente dedicata alla Borgogna, con bianchi e rossi di tutti i più grandi produttori di questa zona. Molti dei vini di cui ho parlato in queste settimane li ho provati proprio in questo wine bar.

Il proprietario, un simpatico e disponibile signore francese che però parla anche inglese (elemento non di poco conto quando avete evidenti problemi di lingua come il sottoscritto) vi aiuterà nella scelta che potrà essere accompagnata da ottimi formaggi e salumi. Il tutto a prezzi assolutamente onesti, cosa molto importante considerando il prezzo medio del vino a Parigi (tanto per tornare al discorso di Nossiter di cui abbiamo parlato di recente).

Una tappa che non può davvero mancare in un vostro soggiorno a Parigi.

E soprattutto, chiamatemi!

Metti che...