mercoledì 30 dicembre 2009

Brunello di Montalcino 1999, Casanuova delle Cerbaie

Da parecchio tempo avevo intenzione di provare questo vino anche perché era stato oggetto di analisi da parte di Gary Vaynerchuk.

Stasera mi sembrava il momento giusto: era alla mescita nel locale "I colori del Vino" mitica enoteca romana che anche il polentone vicentino ha apprezzato (anche per altri motivi o "repertori" non legati al vino, a dirla tutta).

Il simpaticissimo proprietario ha aperto la bottiglia praticamente davanti a me. Appena versato nel bicchiere grande delusione: sapore piatto e odore quasi nullo. Un vino a prima vista anonimo, bevibile solo perchè privo di quella vampata di alcol tipica del Brunello giovane. Il sapore sembrava tradire la sua fama.

Successivamente quella che sembrava una bottiglia deludente si è dimostrata invece un prodotto interessante: dopo circa 10 minuti infatti il vino si è completamente aperto con un'esplosione di pepe nero, sugo di carne e frutti di bosco. Un sapore potente poi accompagnava un odore di cui all'inizio era impossibile trovare traccia.

Nel complesso insomma un vino non divino ma senza dubbio di qualità.
Qualche ora di decanter e qualche anno probabilmente avrebbero reso il tutto ancora più interessante.

Meraviglioso con una bella fiorentina ma ottimo anche da meditazione.

P.S.
Domani (oggi in realtà) vado a Londra un paio di giorni. Spero di tornare con qualche nuova degustazione. Intanto auguri di buon anno e che il 2010 sia pieno di cose belle e magari di qualche grande bottiglia.

lunedì 28 dicembre 2009

Ho toppato

Degustazione totalmente toppata questa sera: Fiano d'Avellino privo di qualsiasi odore e sapore se non un sentore di Cif liquido e prosecco che sembrava Efferalgan.

Diciamo che poteva andare meglio.

Anche queste comunque sono esperienze che servono: la prima per confermare che certi varietali vanno in linea di massima lasciati perdere, la seconda per rispondere al simpaticissimo Ministro Zaia che in una recente puntata del Gastronauta di Davide Paolini, esortando a bere solo italiano, ha definito le nostre bollicine come nettamente superiori a quelle francesi. -"In Francia ci sono solo due o tre produttori, tutto il resto è noia"- tralasciando la gravità di un'affermazione del genere proveniente da un Ministro di un paese facente parte del mercato unico, viene da chiedersi su quali basi possa essere detta una panzana del genere.

Per punizione gli farei bere il prosecco di stasera.

Chardonnay 2007, Planeta

Vino di ricordi, vino di passione. Lo Chardonnay di Planeta non tradisce mai, non c'è niente da fare.
Ho praticamente provato quasi tutte le annate dal 1998 al 2007 e lo standard qualitativo si dimostra sempre di altissimo livello.

Una bottiglia inconfondibile, per il colore e per le caratteristiche che riesce ad esprimere: appena aperta, esplosione di pesche e mandorle unita ad un sentore molto deciso di vaniglia. In bocca acidità che parte fortissima ma che poi si attenua bilanciandosi in maniera ottimale con un tono di liquirizia assolutamente piacevole.

L'elemento che ogni volta mi colpisce come fosse la prima è il colore; un giallo intensissimo, quasi ramato che evidentemente trae la sua orgine probabilmente dal clima caldo nel quale crescono e maturano le uve.

Nel finale bellissima mineralità che dura molto in bocca.

Vino bellissimo.

giovedì 24 dicembre 2009

Auguri



"Panettone is on the table and everybody's drinking Moscato"

Bevete poco ma, vi prego, bevete bene.

Auguri a tutti.

mercoledì 23 dicembre 2009

Anthos Passito, Matteo Correggia

Il vino in questione, gentilmente donato dal polentone vicentino, è stato provato ieri sera in abbinamento ad un dolce niente male di Salvatore De Riso.

Il padano non si sbaglia mai, bisogna ammetterlo. Dopo i primi cinque minuti di doppi sensi (nemmeno tanto velati) su cognomi e flatulenze varie, abbiamo gustato un prodotto di tutto rispetto.

Acidità inesistente, alcol delicatissimo e sapore fortissimo di prugna e frutti di bosco. Assolutamente leggero ma allo stesso tempo di sostanza.

L'aspetto più interessante? Resta in bocca tantissimo e lascia un sapore di amarena veramente notevole. Migliore di tanti vini dolci molto più conosciuti.

Carletto (in attesa del Sassicaia '85 che hai promesso) abbiamo apprezzato.

Degustazioni natalizie

Questa sera ho provato due bottiglie molto interessanti (Champagne Deutz Rosé Brut e Anthos di Matteo Correggia); è tardi e non ho materialmente la forza di parlarne.

Prometto di farlo domani, che poi è oggi vista l'ora.

venerdì 18 dicembre 2009

Marzieno 1998, Fattoria Zerbina

Tempo di ripensamenti questa sera; mai avuto particolare considerazione per il sangiovese, mai considerato un vitigno di livello. Oggi ho avuto la conferma che spesso è giusto non solo cambiare idea ma è molto bello restare addirittura piacevolmente sorpresi.

Sangiovese in prevalenza, con una punta di cabernet sauvignon, merlot e syrah per questo vino davvero sorprendente nella potenza e nei sapori. Prodotto invecchiato il tempo giusto per essere aperto e gustato. Tannini all'inizio un po' eccessivi ma che vanno sfumando nel bicchiere. In principio alcol al naso che ben presto lascia spazio ai classici odori di queste uve: frutti di bosco, ribes e prugne. Lunghissimo in bocca con un sapore che resta sulla lingua in maniera molto decisa.

Probabilmente un vino del genere deve necessariamente invecchiare (un 2007, ad esempio, tirerebbe fuori troppo alcol e legno per essere apprezzato) ma allo stesso tempo siamo davanti ad una bottiglia che riesce a dare ottime soddisfazioni se si ha la pazienza di aspettare.

Per il 1998 un paio d'ore di caraffa sarebbero state la ciliegina sulla torta.

La morte sua? Con l'arrosto o una bella fiorentina.

giovedì 17 dicembre 2009

Polpo

La rubrica "Food&Drink" del Financial Times molto raramente sbaglia e non potrebbe essere diversamente considerando che gli autori sono tra i migliori columnist inglese ed americani.

A parlare dei vini per esempio ci pensa Jancis Robinson mentre sui ristoranti si esprimono diversi altri soggetti. Tempo fa avevo letto una recensione su un locale italiano aperto da poco a Londra, Polpo.

Lo abbiamo provato e ci è piaciuto tantissimo. Prodotti italiani, cucina italiana, alta qualità. La filosofia gastronomica è quella dei cicchetti veneziani, piccoli (nemmeno tanto) assaggi di prodotti di ogni tipo, dalla carne al pesce. Abbiamo tentato di spaziare nella scelta provando della meravigliose polpette al sugo, un'ottima frittura di pesce accompagnata da un'insalata di polipo e capperi davvero gustosa. Buonissime anche le patate al forno. In conclusione una torta mandorle, arancia e mascarpone gustosa ma nello stesso tempo leggera. Tutti piatti molto semplici ma assolutamente deliziosi nel loro genere.

Unica pecca, la carta dei vini, povera e con dei ricarichi davvero privi di logica. Il problema è comunque facilmente risolvibile con una bella birra.

Se passate da Soho, non perdete questa occasione.

domenica 13 dicembre 2009

Consigli natalizi

Per le feste di Natale è nata in voi la solita, terribile ansia da regalo? Cazzi vostri!

No, scherzi a parte, se non avete ancora idee vi consiglio di regalare un bel libro. Ad un costo contenuto avete l'occasione di fare una bella figura.

Personalmente vi consiglio questo meraviglioso saggio sulla Borgogna: un libro da bere tutto d'un fiato. Ricco, affascinante, pieno di dati e informazioni.

Tutto quello che vorreste sapere sulla Borgogna è scritta lì dentro. Vini, uve, produttori e persino caratteristiche del territorio e del clima.

A me ha cambiato il modo di vedere questa meravigliosa zona della Francia (dove spero di andare presto), una porzione di terra grande come un fazzoletto ma caratterizzata da una varietà di culture enologiche che la rendono unica al mondo.

Consigliato vivamente.

venerdì 11 dicembre 2009

Chiedi e ti sarà dato (con rispetto parlando)

La questione è la seguente: chiunque volesse, in qualsiasi modo, richiedere consigli su vini o situazioni legate al vino (ricordate sempre che il vino è maschio ma solo sul dizionario e chi vuole capire, capisca) può farlo scrivendo la richiesta nei commenti.

Il Dream Team al completo si metterà a vostra completa disposizione per rispondere nel più breve tempo possibile.

Fatevi vivi!

domenica 6 dicembre 2009

Classifiche

La fine dell'anno è sempre il momento giusto per fare classifiche. Wine Spectator ha da pochissimo fatto la sua, quella dei migliori 10 vini dell'anno per intenderci.

Nessuna sopresa particolare: la rivista si conferma portabandiera del gusto tipico americano. Vini pieni di legno e molto rotondi, oserei dire vanigliati. Non è un caso per esempio che tra le prime 10 posizioni ci siano un Brunello di Montalcino, un Barolo e il classico Châteauneuf-du-Pape.

Nessuna grande novità dunque, nemmeno dando uno sguardo alla lista completa dei 100 vini dell'anno. L'appuntamento con questa classifica sta diventando sempre più prevedibile.

Personalmente ormai guardo i video solo per sentire la pronuncia meravigliosa dei vini italiani ma soprattutto i gusti orribili di certi americani in fatto di vestiti.

Al peggio non c'è mai fine.

giovedì 3 dicembre 2009

Una bella sorpresa

Ieri sera con il meraviglioso Mont Blanc di Cristalli di Zucchero ho provato un moscato passito del Sud Africa del 1999. Non avevo nessuna aspettativa convinto che si trattasse di un prodotto di bassa qualità. Invece ne sono rimasto veramente colpito.

Sapore lunghissimo, alcol praticamente inesistente nonostante l'alta percentuale (ben 17%) e un gusto molto marcato di prugne e uva passa. Zucchero assolutamente bilanciato per un vino da meditazione che non infastidisce nemmeno dopo diversi bicchieri.

Per non parlare del perfetto abbinamento (per niente facile) con il Mont Blanc: un dessert così dolce rischia di annullare il vino che invece in questo caso ha tenuto alla grande.

Una bella sopresa.

martedì 1 dicembre 2009

Comunicazione di servizio

Non fregherà a nessuno ma stasera dopo aver bevuto uno spettacolare Pomerol del 96, buono come pochi altri vini provati in precedenza, tra un discorso sulla nascita del diritto tributario in Italia e un altro su Federico Zeri, non sono riuscito più a levarmi dalla testa Fall on me dei REM. Non credo vi sia una connessione o un motivo. Però è successo.

Per inciso il controcanto di Mike Mills è qualcosa di meraviglioso.


lunedì 30 novembre 2009

L'Atto 2005, Le Cantine del Notaio

L'ottimo Carletto con i vini raramente sbaglia. Nei giorni in cui è stato a Roma (facendo palesemente finta di fare delle ricerche all'archivio di Stato) nello stesso locale dove, come direbbero nella Capitale, ha perso la brocca per la figlia del proprietario, ha scelto di provare l'aglianico de Le Cantine del Notaio, precisamente l'Atto.

Vino di potenza incredibile, provandolo ho percepito sia al naso che in bocca tutte le caratteristiche tipiche di questa uva, senza che l'alcool influisse sulle sensazioni. Frutti di bosco ma soprattutto pepe nero e un vero e proprio tripudio di tabacco; mai sentito così prepotentemente come in questa circostanza.

Anche a Carlo è piaciuto molto e la cosa non mi meraviglia: Le Cantine del Notaio si è dimostrato ancora una volta il miglior produttore di aglianico in circolazione. Facilmente percepibile è la professionalità dietro ad un vino del genere ma soprattutto la padronanza nell'uso della materia prima.

Straconsigliato possibilmente con un fantastico arrosto di maiale.

venerdì 27 novembre 2009

Fonterutoli Chianti Classico 2006, Mazzei

In linea di massima non tollero i vini toscani, ormai praticamente tutti uguali nel sapore: gli americani sono legati ad un certo gusto (rotondo, legnoso e pieno di vaniglia) e i produttori li assecondano, nei fatti, creando vini molto simili tra loro. Manca il territorio e il sapore si è standardizzato.

Il Chianti di Fonterutoli invece è diverso: piacevole, con un rapporto qualità\prezzo molto conveniente (il costo è circa 15 euro). Lo abbiamo provato su consiglio del Cocco di mamma brussellese, punta di diamante della squadra etilica belga: come era prevedibile l'indicazione si è rivelata preziosa. Tannino rotondo, sentori di more ed altri frutti di bosco ed in bocca il classico gusto di sugo di carne, tipico del Chianti. Niente di più e niente di meno ma sicuramente un vino dietro il quale si nota uno studio ed una tecnica di ottima qualità.

Non è un caso che la rivista Decanter a questa bottiglia abbia assegnato 4 stelle (punteggio piuttosto alto).

L'abbinamento migliore? Elementare: una meravigliosa fiorentina, preferibilmente quella di Cecchini.

Speriamo di realizzare la cosa per Pasqua.

giovedì 26 novembre 2009

Valpolicella Superiore Casalvegri 2006, Ca' La Bionda

Roscioli ha la migliore carta dei vini di Roma, su questo penso nessuno possa obiettare. Inoltre, non solo è la più fornita ma è anche assolutamente onesta quanto a ricarichi (eccezione fatta forse per i vini francesi); la scelta è vastissima e veramente per tutti i gusti e tutte le tasche. Il Dott. Polentone (quando siamo andati a mangiare lì nella serata di lunedì) ha suggerito questo Valpolicella Superiore decantandone le lodi, soprattutto nel rapporto qualità prezzo.

Forse perché, vista la provenienza della bottiglia, giocava in casa o forse perché (non lo escluderei) si è buttato e gli è andata bene, sta di fatto che la scelta si è rivelata felicissima. Un vino giovanissimo ma privo di qualsiasi sentore di legno, molto morbido, assolutamente piacevole al gusto. Al naso poi una vera e propria esplosione di frutti di bosco e amarena. Potente ma allo stesso tempo delicato, con la mitica amatriciana di Roscioli faceva, come direbbero a Roma, la sua porca figura.

Mentre conversavamo sulle caratteristiche della suddetta bottiglia, siamo stati abbordati da una coppia (lui tipico romano espansivo e caciarone, lei siciliana di agrigento molto più riservata ma estremamente simpatica) che scambiandoci inspiegabilmente non per due cialtroni (come la realtà dei fatti dimostra) ma per intenditori ci ha chiesto informazioni sul nostro vino e su quello che loro stessi stavano bevendo in quel momento (Muffato della Sala). Da lì è partito un discorso sulla Toscana, su Montepulciano, su Cortona e i suoi mitici ristoranti passando per Alleanza Nazionale e la svolta di Fiuggi. Non so in base a quali insane associazioni di idee, il discorso si è concluso sul loro imminente matriomonio con relaivi progetti per il viaggio di nozze.

Non c'è niente da fare, ha proprio ragione Jean-Robert Pitte, il vino è prima di tutto un fattore di aggregazione sociale.

mercoledì 25 novembre 2009

Il vino può avere strane ricadute, soprattutto quando è particolarmente buono.

Nei prossimi giorni, come annunciato, avrò modo di descrivere i vini provati. Per ora vi basti questo frammento di dialogo realmente avvenuto ieri sera durante un aperitivo a base di aglianico e sauvignon.

Luogo: una famosa enoteca romana.

Io: (guardando Carlo che insistentemente guarda (direi fissa) la figlia del proprietario che passa davanti a noi (in continuazione): aò, hai finito de guardà? Je stai a fà la radiografia.

Carlo: ma sei scemo!? Sto guardando il Repertorio! (un vino di un famoso produttore del Vulture, ndr.)

Io: Se certo, stai proprio a guardà il repertorio, quello della figlia del proprietario!.

Roma

Giornate di grandi degustazioni. Nei prossimi giorni, con più calma, ci sarà modo di descrivere tutti i vini provati. In via preliminare posso dire che sono rimasto colpito da un Aglianico di ottimo livello e da un Valpolicella Superiore assolutamente soprendente.

A tempo debito.

sabato 21 novembre 2009

Su Gusto e i vini privi di gusto.

Due piacevoli novità da prendere in considerazione da Gusto:

1) la carta dei vini è stata notevolmente riconfigurata (in meglio ovviamente) e ci sono belle novità e prodotti piuttosto interessanti e a prezzi contenuti (mi viene in mente a titolo d'esempio l'intera gamma dei bianchi dei Feudi di S. Gregorio).

2) la bottiglia che abbiamo scelto era disponibile al primo colpo, senza la necessità, come solitamente capita da Gusto, di dover optare per altre.

Sulla qualità del vino provato stenderei un velo (pietoso?). Sembrava di bere l'Acqua Paola
tanta era l'incosistenza. Totalmente diluito e privo di qualsiasi sentore sia al naso che alla bocca. Non farò mai il nome, posso solo dirvi che era un vino aromatico del Trentino.

martedì 17 novembre 2009

Londra, il ritorno

Dopo un volo d'andata modello montagne russe, eccomi arrivato a Londra. Tempo da lupi il primo giorno, meglio nei nei seguenti. Nella valigia, come già detto una bottiglia di Pinot Grigio di Deiss 2002 (come peraltro vi avevo annunciato).

Vino di altissima qualità, aperto, devo dire, nel momento giusto. Per questo genere di prodotto 7 anni di bottiglia sono sufficienti. Appena aperto, profumi tipici dell'Alsazia: sentori aromatici già presenti sul tappo. In bocca invece albicocca e pesca, in un susseguirsi che dura in bocca diversi secondi, accompagnate da un'aroma molto particolare; zuccheri residui molto ben bilanciati con l'acidità. Unico difetto: tende un po' a sgonfiarsi dopo l'apertura della bottiglia (in ogni caso niente di paragonabile allo sgonfiamento al quale sono soggetti i nostri vini italiani). Credo proprio che la potenza di questo vino sia stata ulteriormente esaltata da un abbinamento strepitoso: formaggi a pasta molle scovati in un negozio di Londra che definire strepitoso è riduttivo. Così mi immagino, qualora dovesse esistere, il Paradiso.

Il giorno seguente invece abbiamo provato il bianco di base di Jadot: 2007, vino totalmente chiuso ma comunque già potenzialmente capace di dare qualcosa. Vaniglia soprattutto ma anche un leggero finale di margherita appena percettibile.

Tutti questi esperimenti inframezzati da una puntata dal mitico Fifteen (uno dei ristoranti di Jamie Oliver) per una stupenda colazione tipicamente inglese (bacon, uova strapazzate e una sorta di pane tostato). Il locale è arredato con stile e grande gusto: non mi meraviglia che per cenare lì vi sia un'attesa di quasi 6 mesi.

Ora mi aspetta una settimana di digiuno prima dell'arrivo dell'orsetto dal cuore di polenta con il quale abbiamo già puntato la carbonara di Roscioli (il vino dobbiamo ancora sceglierlo).

Dura la vita eh?

venerdì 13 novembre 2009

L'Ondra

Le cose stanno in questo modo: domani volerò alla volta di Londra. Nella mia valigia, oltre qualche libro che non può mai mancare, una bottiglia di Pinot Grigio 2002 di Deiss (del quale vi darò conto appena tornato) da abbinare ad una serie di formaggi che verranno comprati in un posto che si annuncia a dir poco strepitoso.

A presto dunque. E ricordate, diffidate sempre degli astemi.

mercoledì 11 novembre 2009

Puligny-Montrachet 2002, Domaine Louis Carillon

"Qui siamo ai vertici dell'enologia mondiale", così ha esordito il mio mitico maestro enologico aprendo questa bottiglia. E come dargli torto? Sapore incredibile e odori quasi violenti di margherita e vaniglia per questo produttore francese di altissimo livello.

Ancora molto giovane ma senza dubbio già in grado di esprimere sensazioni che molti vini italiani possono solo sognare. Lunghissimo in bocca, con persistenze che arrivano improvvisamente dopo aver mandato giù il vino. Un'acidità forse eccessiva per un prodotto del genere ma alla quale si fa subito l'abitudine.

Personalmente ne sono rimasto molto colpito; è sempre lo stesso discorso: vini di questo tipo riescono a esprimere delle vere e proprie emozioni che, dispiace dirlo, in Italia non si trovano tanto facilmente. O meglio, si trovano ma a prezzi molto più alti. Proprio questo tipo di sensazioni non sono solo una caratteristica organolettica ma un modo di essere, una metodologia produttiva quasi manicale che poi però ci regala queste meraviglie.

L'abbiamo bevuto ascoltando Antonio Di Pietro a Ballarò: abbinamento non fortunatissimo devo dire. Meglio buona musica.

giovedì 5 novembre 2009

Dove c'è gusto...

... non c'è perdenza, si dice; ed è proprio vero, senza ombra di dubbio. Da pochi giorni è uscita la guida dei vini del Gambero Rosso 2010 con tutti i relativi premi che ovviamente ogni anno vengono assegnati. Ho dato uno sguardo rapido ai prodotti regione per regione ed alcune cose mi hanno molto meravigliato.

Un esempio su tutti: è stato attribuito al Gewürztraminer Kastelaz 2008 di Elena Walch (se ho capito bene) un premio speciale per la qualità. La cosa mi stupisce perchè chi legge questo blog (i soliti quattro gatti) sa benissimo che ad ottobre avevamo provato questo vino e non ci aveva fatto impazzire. Rimando a quel post per le opinioni del caso. Restano però una serie di considerazioni specifiche: non voglio certo contestare i metodi di giudizio dei "tecnici" del Gambero Rosso che sono sicuramente più preparati di me ma mi chiedo comunque quali siano le ragioni di tali opinioni. Personalmente preferisco altre guide a quelle del Gambero Rosso (che invece ritengo ottima per i ristoranti e i bar) per quello che riguarda i vini ma in questo momento sono più interessato a capire quali siano i parametri che consentono di definire un vino un "Tre Bicchieri".

L'anno è ancora lungo comunque: c'è tempo per indagare.

domenica 1 novembre 2009

The accidental conoisseur

Questo signore si chiama Lawrence Osborne, di mestiere fa il giornalista e scrive per alcuni tra i migliori periodici d'America, su tutti il New Yorker.
Penna affilata e sempre irreverente che una volta si è cimentato anche in un delizioso libro sul vino: non perdetelo e soprattutto gustatelo con calma, proprio come se beveste una grande rosso da meditazione.
Un saggio che va fatto decantare insomma, che parte in sordina e che piano, piano diventa brioso e frizzante. Si può dire che parte come Bordeaux e alla fine diventa, in una meravigliosa trasformazione, un grande Champagne.
Descritto è il suo viaggio in giro per il mondo, sui principali itinerari enologici del pianeta. Dal produttore biologico italiano passando per la Francia fino ad arrivare al tanto chiacchierato (e da alcuni odiato) Robert Mondavi. Ogni parte ha la sua precisa descrizione, con uomini e paesaggi annessi; si parla del vino sempre come una splendida metafora della vita ma senza mai prendersi troppo sul serio, con ironia ed acutezza.
In questo libro c'è tutto: il tema del vino, quello del viaggio come punto di partenza e di arrivo, i luoghi da scoprire, quelli già scoperti, l'amore per il territorio, la tecnologia e quelli con le mani sporche di terra.

Da leggere sorseggiando un bel rosso ed ascoltando Kenny Garrett.

martedì 27 ottobre 2009

Gary




Gustatevi questo episodio sublime di WineLibrary TV, un collage dei momenti migliori in queste quasi 800 puntate. In questi giorni Gary Vaynerchuk era a Londra: con la mia solita fortuna io non ero lì per la visita periodica oltremanica alla mia metà etilica. Ci saranno però altre occasioni.

"You, with a little bit of me, we're changing the wine world, whether they like it or not."

domenica 25 ottobre 2009

Barbera d'Alba Vignotà 2006, Conterno Fantino

L'Osteria del Velodromo vecchio è un ristorante che non troverete mai per caso; troppo nascosto, troppo fuori mano per poterlo individuare agilmente. In altri termini potrete arrivarci solo tramite segnalazione di chi già lo conosce; non è nemmeno così facile trovare posto la sera: i coperti sono pochi e la richiesta altissima. Coloro i quali hanno la fortuna di trovare un tavolo libero però senza dubbio non resteranno delusi. Cucina romana tipica ma di ottima qualità e, cosa che non guasta mai, una carta dei vini curata e fornita, con ricarichi molto onesti.

Con un ottimo brasato abbiamo bevuto il Vignotà di Conterno Fantino, prodotto base di questo storico produttore piemontese. Tipico vino piemontese, gusto delicatissimo, tannini rotondi (nonostante la giovane età) e un odore (a mio giudizio) bellissimo di prugna. Il Barbera è proprio così: fine, leggero ed allo stesso tempo da meditazione.

La mia idea è che il vino piemontese batte 6-0, 6-0 i (presunti) grandi toscani. Siamo su ben altri livelli di complessità: questi prodotti esprimono il territorio dal quale provengono, senza mai risultare banalizzati o tutti simili tra loro.

giovedì 22 ottobre 2009

Vertice etilico

Tra indecise convenienze, vincoli plurilaterali e qualche scrupolo, siamo ancora in corsa e sulla breccia. Il Prof. Big Jim in questi giorni è a Roma per un ciclo di lezioni all'università e allora quale migliore occasione per una cena etilica?

Abbiamo provato due prodotti niente male. All'inizio del pasto un Chianti Classico, Badia Coltibuono 2006 per la precisione. Vino biologico molto rotondo e delicato, anche troppo per un toscano. All'inizio forse chiuso ma trascorse un paio di ore si è aperto rivelando aromi e sapori piuttosto complessi per un vino base. Il fatto che fosse un prodotto biologico si sentiva nitidamente; veramente notevole l'espressività del territorio e la potenza delle uve. Costo: 13 euro. Rapporto qualità\prezzo veramente conveniente.

Il secondo vino invece era francese, un Cotes du Rhone 2007, Chapoutier Belleruche. Grandissima annata ed infatti ottima qualità. Sapori, colori ed odori totalmente differenti dal Chianti. Sembrava una spremuta di frutti di bosco e prugne. Mai stucchevole però. Anche questo a prezzi contenutissimi: 11 euro circa. Consigliato soprattutto per chi vuole fare bella figura con una ragazza, piacerà senza dubbio.

Alla fine della serata, quando il tasso alcolico era decisamente più alto non sono mancate perle di saggezza da parte di Big Jim. La più bella? Quando ha alzato il calice e ha sentenziato con solennità riferendosi al Cote du Rhone: "superbo panorama di gusti, la regola è sempre la stessa: dei grandi produttori bisogna comprare solo i vini base, dei piccoli quelli top."

giovedì 15 ottobre 2009

Brunello di Montalcino

Tra la squadra etilica (con in testa Big Jim) è sorta una vera e propria disputa sull'annata 2004 del Brunello di Montalcino. Decanter (rivista molto prestigiosa sulla quale scrivono i migliori esperti del settore) ha espresso giudizi piuttosto negativi: su circa 150 vini degustati solo una decina hanno ottenuto punteggi degni di essere segnalati. Per il resto votazioni molto basse. La cosa non è di poco conto considerati pure i prezzi decisamente alti delle singole bottiglie.

Di parere totalmente differente il grande Vaynerchuk che in una recente puntata del suo show ha invece si è espresso in lodi sperticate per alcuni Brunello 2004 (uno su tutti quello di Frescobaldi).

A chi dare retta? La risposta è ardua. Sarebbe necessaria l'immediata convocazione della squadra etilomani che, solo lei e lei sola, in seduta straordinaria potrebbe esprimere un giudizio consolidato.
Già immagino Cocco di Mamma annusare il bicchiere, degustare il vino ed esprimere un giudizio netto e preciso con il suo tono calmo ma allo stesso modo deciso e senza ripensamenti.

Noi non disperiamo: in qualsiasi parte del mondo la squadra etilica è sempre a disposizione di chi ne ha bisogno.

martedì 13 ottobre 2009

Londra, il giorno dopo

Quattro giorni di Londra che dal punto di vista etilico hanno riservato non poche sorprese. Non potendo bere causa un raffreddore che ha totalmente bloccato le capacità olfattive della mia "neo londinese" storica compagna di bevute (oltre che di vita ovviamente), ho potuto comunque dare uno sguardo di insieme ai prezzi ed alle disponibiltà. Sul secondo fronte nessuna particolare sopresa: una quantità incredibile di enoteche estremamente fornite. La vera sopresa è arrivata invece sul primo aspetto: prezzi assolutamente competitivi ed in molti casi più convenienti di Roma. Forse per la crisi o forse per la sterlina non più così forte; resta comunque il fatto che comprare vino a Londra sta diventando quasi vantaggioso.

Un esempio su tutti: Meursault-Blagny 2007 di Latour a 19 sterline.

Policy conclusion: bisogna andare a vivere a Londra.

giovedì 8 ottobre 2009

Gewürztraminer Kastelaz 2008, Elena Walch

Mi sta bene, perché sono recidivo e come si sa nel nostro ordinamento giuridico ormai la recidiva è punita in maniera molto pesante. Ancora una volta ci sono cascato con tutte le scarpe. Ho provato un Gewürztraminer italiano. Elena Walch questa volta. Un vino di livello peraltro, Tre Bicchieri Gambero Rosso. Eppure solito discorso: al naso odori fortissimi di pesca con toni molto aromatici, in bocca invece sapore diluito e piuttosto debole. Acidità quasi assente e poco bilanciata. Il sospetto di resa alta è molto forte.

Bottiglia giovane, per carità ma comunque nel complesso non entusiasmante. Il fatto che l'affinamento sia in serbatoi d'acciaio inox è facilmente comprensibile dal tono del vino, molto fresco e secco.

Perfetto, a mio avviso, con formaggi erborinati e certi molluschi.

Prezzo medio\alto, circa 27 euro.

martedì 6 ottobre 2009

Vino e musica

Mi sono sempre chiesto quale valore si possa dare al vino oltre quello specifico e diretto legato alla gastronomia "latu sensu" (come dicono quelli bravi). Per esempio, vi siete mai chiesti se ci può essere qualche specifico rapporto tra vino e musica? Avete mai pensato a quale musica abbinare alle diverse bottiglie che bevete?

A me è capitato. Per esempio, legato allo champagne, vino mosso, spumeggiante, dinamico, mi immagino sotto qualcosa di veloce, brioso, dinamico, divertente, Pianofortissimo per esempio.

Sul vino bianco le cose si complicano, dipende ovviamente dal tipo: in via assolutamente esemplificativa con un vino bianco da invecchiamento, Puligny-Montrachet ad esempio, mi immagino un jazz tranquillo ma allo stesso tempo dinamico, con dei picchi e delle accelerazioni improvvise, direi Take Five (un brano a cui sono particolarmente legato visto che ho imparato a suonarlo nei miei primi anni di sax).
Con un bianco giovane invece, di pronta beva qualcosa di assolutamente leggero: Bennato mi pare perfetto, considerato anche il tema della canzone.

Sui rossi entriamo in un campo minato: pur non amandola particolarmente, non riesco a scindere l'idea di un grande Pinot Nero di Borgogna dalla musica classica; un brano che parte calmo proprio come questa uva ma che sale piano fino ad esplodere in un tripudio di sensazioni e sapori per poi calmarsi nuovamente. Le mie scarse conoscenze non mi consentono di spaziare molto; la prima cosa che sembra rispondere a queste sensazione è la Cavalcata delle Valchirie (bevete un grande Pinot Nero e ditemi se non è così).

L'elenco potrebbe continuare all'infinito. Forse tutto ciò è solo una mia elucubrazione o forse no. Certo vino e musica per me rappresentano un binomio magico.

Voi cosa ne pensate? Quali sono i vostri abbinamenti vino\musica?

domenica 4 ottobre 2009

Nero d'Avola 2007, Cusumano

Abbiamo provato questo vino dopo averne scelti altri 3 che in realtà non erano disponibili. Si perché da Gusto, locale molto conosciuto a Roma, capita molto spesso che le bottiglie in carta non siano poi presenti in cantina. Situazione piuttosto spiacevole devo dire.

Ma tant'è.

Ecco allora questo Nero d'Avola (pronuncia alla Vaynerchuk, "Nero diavola") siciliano. Nel complesso nulla di trascendentale ma mi ha comunque stupito. In altri termini mi aspettavo un prodotto molto alcolico, particolarmente tannico ed estremamente pesante al palato.

Qualcosa del genere c'era ma in misura molto più bassa del previsto. Vampata di alcol solo all'inizio, poi attenuata in modo da non coprire totalmente il frutto. Tannini presenti ma meno fastidiosi di altre volte. Il fatto che sia un'uva tipicamente siciliana si sente senza alcun dubbio. Il caldo di questa regione infatti si riflette pienamente sugli odori e sui sapori.

Per il resto sindrome classica del palloncino sgonfiato: vampata iniziale fortissima di more e prugne che però svanisce nel giro di pochi minuti.

venerdì 2 ottobre 2009

Podcast

Il meraviglioso mondo dei podcast che personalmente ho scoperto da circa due anni, propone anche (ed ovviamente) una serie interminabile di trasmissioni sul vino. In tutte le lingue. Bisogna dire che il web è pieno di programmi di bassissimo livello; a saper cercare però qualcosa di buono si trova sempre.
Questo podcast per esempio. Il suo autore si dimostra competente e preparato, non solo sulle varie tipologie di vino e sulle diverse annate ma anche (ed è questa la cosa forse più importante) relativamente al territorio e alle modalità di produzione.
L'unico difetto è la pronuncia dell'inglese: essendo il tizio neozelandese all'inizio risulta un po' difficoltosa. Solo all'inizio però.
Bellissima l'ultima puntata sul Barolo. Consigliato.

lunedì 28 settembre 2009

Annate

Sapete cosa ha di bello il vino? Il fatto di assomigliare terribilmente all'essere umano. Dovete sapere che ogni uva ha il suo carattere, le sue particolarità e soprattutto risente dei diversi periodi che attraversa. Alcuni anni infatti si dimostrano positivi, altri invece sono privi di particolare significato.
Da un po' di tempo insieme alla squadra stiamo lavorando sulle diverse annate che ovviamente influenzano in modo diverso le varie tipologie di uve. Abbiamo così scoperto che il 2009 è stata un'annata meravigliosa in Francia, sia per i bianchi che per i rossi. Lo stesso non può dirsi degli anni precedenti per lo chardonnay. In questo senso il riscaldamento della terra non aiuta. Annate molto calde influenzano negativamente la crescita di questo varietale che necessita di freddo; il pinot nero invece pur essendo delicatissimo (una delle bucce più sottili in assoluto) ha tenuto bene il caldo e, eccetto il 2004, ha sempre dato ottimi risultati negli ultimi anni.
Attendiamo con ansia qualche risultato anche sull'Italia. Forse anche qui da noi il 2009 è stato memorabile come in Francia.
A breve ulteriori notizie, qui si sta sul pezzo (con licenza parlando ovviamente).

venerdì 25 settembre 2009

Muffato della Sala 2005, Antinori

Mi sono sempre chiesto per quale motivo la maggioranza delle persone fosse convinta che con i formaggi vada abbinato il vino rosso. Un'idea non totalmente priva di fondamento ma che sconta tante eccezioni quanti sono i tipi di formaggio in circolazione. Il grande Veronelli per esempio metteva in luce come l'abbinamento formaggi\vini fosse probabilmente il più complicato.

Niente di più vero: dopo qualche anno di degustazioni io ho ancora idee molto confuse.

Una delle poche certezze però è che con formaggi a pasta molle e molto saporiti (tipo alcuni francesi) siano perfetti vini dolci e privi di acidità.

Il Muffato della Sala per esempio, prodotto dai Marchesi Antinori nelle loro terre in Umbria; lo dico subito: vino davvero buono, capace di esprimere sensazioni molto particolari.

Prodotto con uve botritizzate (caratterizzate cioè della Botrytis Cinerea o "muffa nobile" che riducendo il contenuto di acqua dell'uva e concentrandone zuccheri e aromi, conferisce a questo vino un gusto armonico e inconfondibile) e composto da Sauvignon Blanc (60%), Grechetto (40%), Traminer e Riesling si caratterizza per un colore giallo dorato e una consistenza viscosa. Odori e sapori di miele e crema, con un finale fortissimo di pesche.

Il suo pregio migliore? Tiene alla grande l'invecchiamento. Veramente un ottimo prodotto.

Prezzo? 30 euro circa.

martedì 22 settembre 2009

Rotondo 2005, Paternoster

Roscioli ha senza dubbio la migliore carta dei vini di Roma e sicuramente una delle cucine più interessanti, capace di coniugare insieme tradizione (i tipici piatti romani come la cacio e pepe) con un tocco di dinamismo e modernità. La sua cucina è famosa anche negli Stati Uniti, il New York Times gli ha dedicato diverse pagine entusiastiche (ha definito la sua carbonara come la migliore in assoluto).

Pescando tra la lista dei vini abbiamo provato questa bottiglia, prodotta da una delle più famose cantine del Vulture. Aglianico 100% (una delle poche uve centenarie ancora presenti in Europa, capace di resistere alla terribile epidemia di filossera che ha colpito il Vecchio Continente nel secolo scorso) per questo vino tipicamente meridionale e da molti difenito il Barolo del Sud. Vino di struttura, vino di potenza dal quale però mi aspettavo molto di più. Troppo forte l'alcol che copriva quasi totalmente il frutto, fastidioso il tannino e soprattutto eccessivo l'uso del legno.
In lontananza un flebile sentore di liquirizia unito al sapore di frutti di bosco. Nel complesso corto.

Stiamo comunque parlando di un vino da invecchiamento e dunque potenzialmente migliorabile considerata la giovane età (anche se non tutti erano d'accordo con questa mia idea durante la degustazione).

Parafrasando alcune professoresse, il ragazzo è bravo ma potrebbe fare molto di più.
Prezzo: 25\30 euro.

venerdì 18 settembre 2009

Segnalazioni

Per chi vuole, per chi può, per chi è vicino, per chi ama fare gite fuori porta in una zona deliziosa (peraltro da quelle parti, a Bevagna, c'è un ristorante meraviglioso che ha in carta il Côtes du Rhône 1998 di Guigal a 15 euro, non dico altro).

Non perdete questo evento. Merita davvero.

domenica 13 settembre 2009

Cuvée Imperiale Max Rosé, Berlucchi

Può capitare in qualsiasi momento di festeggiare una bellissima notizia e allora niente è più consono che delle meravigliose bollicine.

La scelta è praticamente sconfinata e, lo dico subito, i francesi in questo campo sono insuperabili anche se gli italiani fanno comunque la loro bella figura.

Questo Berlucchi per esempio, dalle caratteristiche estremamente interessanti; solitamente (sarà senza dubbio un mio limite) detesto i vini rosé ma faccio un'eccezione (l'unica) per le bollicine. In tal caso infatti apprezzo questo genere di vinificazione.

50% chardonnay e 50% pinot nero per un perlage molto delicato ma allo stesso tempo persistente. In sostanza le bollicine non "grattano" eccessivamente la lingua. Odori e sapori ben strutturati, con punte di frutti di bosco ed un'acidità alla lunga un po' fastidiosa ma comunque mai pesante.
Ottimo per l'aperitivo (soprattutto salumi e fritti) ma a mio avviso perfetto con il salmone: il rosé (spumante o champagne) è probabilmente l'unico vino abbinabile a questo pesce (e non solo per motivi cromatici!) davanti al quale persino il grande Veronelli si è arreso.

giovedì 10 settembre 2009

Quadratur 2002, Coume del Mas

Giorni fa vi avevo accennato qualcosa circa questo bellissimo vino in grado, per qualità e valore di gareggiare con pari dignità, con i grandi Châteauneuf-du-Pape che peraltro costano molto di più.
Il produttore in questione si trova vicinissimo alla zona di Châteauneuf in una parte del sud della Francia esteticamente deliziosa sia per il clima che per il paesaggio. Proprio qui trova la sua base un vino difficile da dimenticare una volta provato.

A distanza di alcuni anni (ho avuto occasione di provarlo due volte, la prima a Bruxelles) ricordo ancora distintamente i sapori e gli odori che sprigionava.

50% Grenache, 30% Mourvedre and 20% Carignan (tutte uve tipiche di questa regione) per un vino bevuto la prima volta dopo averlo messo in caraffa praticamente tutto il pomeriggio e, credetemi, in grado di emanare un sentore delicatissimo ma persistente di cioccolato, unito ad una vera e propria esplosione di frutti di bosco e ciliegia.

In bocca tannini piacevolissimi e un sapore delicatissimo di more.
Prezzo ridicolo per la qualità: circa 23 euro. Punteggi molto alti da tutte le maggiori riviste internazionali e mi dicono che i vini superiori dello stesso produttore siano anche meglio.
Sempre il solito discorso insomma: la Francia si dimostra capace di creare vini eccezionali per rapporto qualità\prezzo.

lunedì 7 settembre 2009

Greco di Tufo Giallo D'Arles 2005, Quintodecimo

Nel profondo nord esiste un altro importante personaggio che fornisce sempre ottimi contributi in termini di degustazioni. Lo chiameremo per comodità l'orsetto dal cuore di polenta.

Proprio tempo fa mi ha consigliato questo Greco di Tufo, definendolo senza dubbio il migliore in circolazione. Ieri sera abbiamo seguito il suo consiglio e all'enoteca Cul de Sac (locale a Piazza Pasquino con un'imponente carta dei vini) abbiamo provato questa bottiglia.

Non ci ha delusi, anzi ci ha profondamente sorpresi. Colore giallo intenso (il nome è un omaggio al colore preferito da Van Gogh durante la sua permanenza ad Arles) a tratti quasi ocra, appena aperto esplosione di odori, dalla mandorla alla vaniglia passando per l'albicocca.

Sensazioni positive ampiamente confermate in bocca: fresco, ottima acidità e gusto che ricalca gli odori. Bonus per la persistenza: a differenza di altri Greco prodotti da aziende campane questo ha un sapore che dura molto in bocca.

Bellissima anche l'estetica della bottiglia: nella forma sembra quasi un supertuscan.

Un unico appunto: prezzo eccessivo. 40 euro per un Greco di Tufo sono davvero troppi.

sabato 5 settembre 2009

I nostri sul campo (2)

Dal Belgio arrivano notizie molto importanti, prodotto di degustazioni critiche costruttive.

Per cominciare abbiamo scoperto che il 2004 per il Brunello non è stata una grande annata, tanto che diversi giornali inglesi del settore hanno sconsigliato di provarli. Molto buono invece sembra essere il Montevertine Pergole Torte 2004 che però a dirla tutta inizia ad avere un prezzo piuttosto alto al quale è possibile trovare sicuramente qualcosa di meglio.

La cosa più sorprendente invece è il giudizio che è stato dato sullo Châteauneuf-du-Pape in genere. Pieni di legno e molto, troppo, alcolici. Il loro prezzo peraltro inzia ad essere davvero considerevole e questo da quando Robert Parker ha iniziato a dare punteggi molto alti ai singoli produttori. Ormai è chiaro che tutti questi vini sono fortemente influenzati nel gusto dal palato americano che richiede generalmente un vino, come già detto anche in questa sede, decisamente rotondo, vanigliato e con un fortissimo residuo di zucchero. Allo stesso modo è evidente l'influenza dei giudizi di Parker sul prezzo di questi vini.

Da questa degustazione invece è uscito rafforzato il giudizio positivo sul Coume del Mas, un vino straordinario prodotto in una zona poco distante da quella dello Châteauneuf-du-Pape ad un terzo del prezzo e di qualità uguale se non superiore. Noi abbiamo provato il 2002, a breve la recensione.

mercoledì 2 settembre 2009

I nostri sul campo

Giorni di grande lavoro per la nostra squadra.
Vi comunico che Big Jim è nella Loria in visita a diversi produttori. Abbiamo ricevuto già alcune notizie, come quella relativa allo spumante di Huet di cui abbiamo parlato qualche mese fa. Pare che il 1998 sia incredibilmente buono e soprattutto ad un prezzo ridicolo (14 euro circa). Nei prossimi giorni ulteriori ragguagli.
L'uomo dalla giacca bicolore invece si trova nella zona di Barolo. Non sono ancora pervenute informazioni ma siamo comunque molto fiduciosi.
Come vedete, qui non si pettinano le bambole. A breve ulteriori comunicazioni.

lunedì 31 agosto 2009

Minnella 2007, Benanti

Trimani rappresenta per i romani, anche quelli meno avvezzi al vino, un'enoteca storica della Capitale. Accanto al negozio un bellissimo wine bar completa il quadretto.

Bella carta dei vini, sia al calice che al bicchiere. Proprio al wine bar, proprio oggi, abbiamo provato questo vino di Benanti, produttore siciliano di cui abbiamo già parlato in altre occasioni.

A differenza degli altri prodotti però, solitamente molto buoni, questo ci ha lasciato perplessi.

100% minnella, un'uva autoctona allevata ad alberello, per questa bottiglia affetta da quella che io chiamo la sindrome "del palloncino bucato" (che peraltro coinvolge molti vini italiani): appena aperta, vampata di profumi e sapori, con una bella mineralità accompagnata da sentori aromatici. Nel giro di pochi minuti però sparisce tutto o quasi; il vino si sgonfia rapidamente, come un palloncino appunto.

Onestamente da un produttore come questo, capace di creare uno dei migliori bianchi d'Italia, mi sarei aspettato qualcosa di più.

Abbinamento scontato: pesce (ci vedrei bene un trancio di tonno o qualcosa di simile magari cucinato in padella con pomodorini e cipolla rossa) o anche un aperitivo con una bella ricotta salata.
Prezzo medio\alto: 24 euro circa.

venerdì 28 agosto 2009

Gavi Villa Scolca 2007, La Scolca

Dovete sapere che a Sabaudia esiste una pescheria incredibile, fornita di tutti i tipi di pesce che si possano desiderare. Prodotti di ottima qualità che, inutile dirlo, si sposano a meraviglia con il vino di cui peraltro questa pescheria è fornitissima.

Capita allora che una sera si possano provare involtini di alici ed orate, tutto rigorosamente alla brace, accompagnandoli con una bella sorpresa segnalata, bisogna dirlo, da Gary Vaynerchuk: Gavi 2007 Villa Scolca.

Vino bianco secco ma allo stesso tempo rotondo in bocca, piacevole, fresco. A tratti quasi amarognolo si caratterizza per un colore giallo paglierino. 100% uva Cortese per questo prodotto che con le alici formava una abbinamento perfetto.

Bella pure la nota di mineralità.

Una bella sorpresa per un'uva, a torto, molto poco considerata.

mercoledì 26 agosto 2009

La squadra

Credo sia giunto il momento, dopo qualche mese di attività, di parlare di alcuni componenti del mirabolante gruppo che in parte contribuisce, anche se indirettamente ed inconsapevolmente, con preziosi suggerimenti all'esistenza di questo blog.

La loro base logistica è il Belgio e inutile sottolinearlo, la loro area di competenza è quella della Francia. Personaggi insospettabili, irreprensibili professionisti durante la settimana, si trasformano in scatenati degustatori nei week end e durante le vacanze.
Utilizzeremo per comodità pseudonimi ma di tutto rispetto e di loro si tornerà a parlare nel corso del tempo. Nella maggior parte dei casi le loro imbeccate si sono rivelate formidabili. Raramente hanno preso toppe, molto raramente.

Ecco allora Big Jim, chiamato così non per la prestanza fisica (diciamo che è più uomo d'idee che di armi) quanto per la capigliatura molto simile nella forma a quella del noto personaggio americano. Modello radica di noce, diciamo. Poi c'è Fantomas, elemento incredibile, chiamato così per l'espressione facciale che non tradisce mai nessuna manifestazione emotiva, soprattutto quando mangia e beve. Ancora, l'uomo dalla giacca bicolore, perché indossa una mitica giacca di pelle ormai scolorita. E ultimo ma non per importanza, il Cocco di mamma (solo da pochissimo è andato a vivere da solo nonostante l'età).

Ovviamente esiste anche una sezione della squadra etilomani anche a Roma, che si occupa prevalentemente di Italia ma che non disdegna sconfinamenti oltre confine.

Di altri personaggi che compaiono occasionalmente vi darò conto in altre circostanze.
Ora dunque conoscete l'intera squadra. Primissimo livello, qui non si scherza.

lunedì 24 agosto 2009

Cervaro della Sala 2002, Antinori

Il primo vino di cui vorrei darvi conto è il Cervaro della Sala 2002, anche e forse soprattutto per le modalità ed il luogo in cui è stato provato: nel corso di una bellissima cena consumata all'osteria Persei a Prossedi, una deliziosa cittadina in provincia di Latina. Questo ristorante si caratterizza oltre che per la bellissima location anche per i piatti davvero interessanti che propone, tutti tesi a valorizzare, cosa che personalmente apprezzo tantissimo, i prodotti autoctoni.

I proprietari hanno creato un menu definito a km 0 proprio perché composto ingradienti locali che prima di finire direttamente sulla tavola non devono percorrere tanta strada. La valorizzazione dei prodotti (tutti rigorosamente biologici) si esplica, ad esempio, attraverso l'esaltazione della bufala, dalla mozzarella alla carne da noi inspiegabilmente tenuta in poco conto nonostante ben più magra delle altre. La pasta, tutta, è fatta a mano.

In questo ambiente così piacevole e rilassato l'osteria si caratterizza anche per una bella carta di vini, selezionata con ricarichi onestissimi che ovviamente privilegia i vini del Lazio.

Noi abbiamo provato il Cervaro della Sala (prodotto dai Marchesi Antinori nei terreni che hanno in Umbria), vino che da anni ormai si attesta su quotazioni altissime (ogni annata eccetto forse due hanno ricevuto i "tre bicchieri" del gambero rosso").

Chardonnay (85%) e Grechetto (15%) per questa bottiglia destinata ad invecchiare, come i grandi bianchi francesi; già al colore si presenta molto particolare: giallo scuro, quasi ambrato, richiama molto la resina che ritroviamo anche all'odore, insieme ad un bel sentore di miele.

In bocca è molto secco con forti note di mineralità. A tratti addirittura amarognolo ma sempre in modo giusto ed equilibrato. Bella anche l'acidità.

Avevo il timore che potesse abbinarsi male con gli antipasti di bufala ed invece devo dire che ne è uscito molto bene, indice questo di grande qualità e raffinatezza.

Prezzo medio\alto (40 euro circa) giustificato però dal livello complessivo.

Ritorno (2)

Fine settimana lungo a Sabaudia, con vini in alcuni casi molto piacevoli.
Abbiamo provato nell'ordine: Gavi 2007 La Scolca, Cervaro della Sala 2002 Antinori e Sauvignon 2005 Lafòa di Colterenzio.
Vi darò conto di queste degustazioni e del modo in cui si sono sviluppate. La zona di Sabaudia è veramente un territorio che riserva bellissime scoperte dal punto di vista gastronomico e paesaggistico.
Da domani però.

venerdì 21 agosto 2009

Pouilly-Fuissé "La Roche" 2004, Domaine Guffens

Vi avevo annunciato una degustazione di peso con tanto di "apparato critico" e le aspettative non sono state deluse.

Guffens, ovvero uno dei migliori produttori francesi in circolazione. Punteggi altissimi nelle guide e lodi sperticate ai vini che propone.

Appena aperto avevamo paura che il sapore e l'odore potessero sgonfiarsi improvvisamente, come già accaduto. Invece la bottiglia ha retto alla grande e soprattutto il vino non era chiuso, segno questo che il 2004 inizia ad essere pronto "alla beva".

Appena aperto siamo stati investiti da una vampata di odori. In bocca invece un meraviglioso tono ossidativo tipico di questo genere di prodotto.

In tutta onestà sono rimasto colpito dalla finezza e dall'equilibrio che è molto difficile trovare in un vino italiano di pari livello.
Piacevolissima l'acidità che bilanciandosi perfettamente con il resto dei sapori crea un'armonia che ho trovato sensazionale.
Insomma, parafrasando qualcuno, i francesi sul vino lasciateli perdere.

martedì 18 agosto 2009

Ritorno

Il ritorno, impressioni di diversa natura.
1) la Grecia, o meglio, alcune parti della Grecia sono meravigliose. Andateci. Anzi no, così si sta più tranquilli. "Meno siamo meglio stiamo e ne siamo fieri" (cit.)
2) è un vero peccato che la tradizione enologica di questo paese sia tutto sommato povera. La cucina autoctona, tralasciando superficiali giudizi di alcuni, riserva ottime sorprese e grandi qualità che magnificamente si accompagnerebbero con una buona bottiglia. Pur avendo letto che per i vini greci il 2008 è stato una grandissima annata, la scelta è esigua. Il problema può comunque essere risolto agilmente quando ti imbatti a Rodi in un wine merchant strepitoso con dei prezzi super competitivi.
3) fonti di intelligence (il nostro inviato nella zona dello Champagne) ci comunicano che il 2008 è stata un'annata mirabile; da tenere a mente.
Intanto giovedì prova di alcune bottiglie con l'ausilio "dell'apparato critico" (vedi guide) di cui vi darò ovviamente conto.

venerdì 31 luglio 2009

Chiuso per ferie



Ecco arrivate le tanto attese vacanze. Mi assento per un po', al ritorno nuovi vini da descrivere, provare e degustare.

Nella valigia, tra gli altri, questo delizioso libro di cui vi darò conto al mio ritorno.

A presto dunque!

martedì 28 luglio 2009

La Segreta Bianco 2008, Planeta

Vicende alterne per questo vino base di Planeta al quale sono legato da un rapporto "speciale": è stata uno delle prime bottiglie aperte quando ho deciso di avvinarmi al mondo dell'enologia. Non escludo che sia stato, tra gli altri, proprio questo vino a trascinarmi in questa passione a causa dei suoi fortissimi profumi e del prezzo molto basso (circa 6 euro).
Per alcuni anni poi ho smesso di provarlo perché due annate in particolare, il 2006 e il 2007, mi avevano particolarmente deluso.
L'impressione era che vi fosse stato un abbassamento nello standard qualitativo.
Qualche giorno fa ho deciso di dare a La Segreta un'altra possibilità con il giovanissimo 2008; non male devo dire. Certo, siamo lontani dalle vecchie annate ma in ogni caso ho ritrovato parte di quelle caratteristiche.

Al naso odore fortissimo di ananas e banana, livello da succo di frutta seguiti, anche se in maniera minore, in bocca. Buona struttura, lungo in bocca (con licenza parlando) e ottimo anche il livello di acidità.
Nel finale si sente un tono aromatico che sinceramente non dispiace.
Nel complesso insomma un prodotto che si caratterizza per un ottimo rapporto qualità\prezzo (a 6 euro in Italia poche cose sono migliori) e che si abbina a perfezione con piatti a base di pesce o come aperitivo.

lunedì 27 luglio 2009

Chardonnay Joseph 2008, Hofstatter

Agli antipodi dello chardonnay di Planeta e non soltanto per quello che riguarda le due zone di produzione, distanti centinaia di km l'una dall'altra (Trentino e Sicilia) ma anche e forse soprattutto quanto alle caratteristiche, in questo caso tipiche di un bianco del nord.
Colore giallo chiaro con riflessi verdognoli appena percepibili. Freschezza molto intensa dovuta anche alla vinificazione che viene fatta interamente in fusti di acciaio. Al naso si percepiscono sentori di mela ed albicocca anche se molto meno intensi rispetto al bianco di Planeta.

Personalmente mi ha colpito in modo positivo l'acidità che bilanciata ad un sapore piuttosto robusto riusciva a "tenere buono" un certo retrogusto di alcool in alcuni momenti eccessivo.

Siamo davanti ad un vino comunque giovanissimo, destinato ad invecchiare per almeno 2 anni nei quali senza dubbio potrebbe sviluppare in maniera più completa le sue caratteristiche.
Prezzo basso (8 euro circa) ed abbinamento scontato: pesce ed formaggi molto leggeri.
Lo consiglio insomma!
P.S.
Promemoria per la prossima volta: farne bere di più a chi ti sta vicino in modo da non alzarsi totalmente stordito da tavola.

sabato 25 luglio 2009

Chardonnay 2006, Planeta

Chardonnay 2006 Planeta, ovvero quando si iniziano a tirare giù i carichi pesanti.

Vino di grandissima personalità e meravigliosa qualità al quale sono molto legato. Scovato per caso in un supermercato ad un prezzo impensabile a Roma, si è dimostrato all'altezza della situazione.

Appena aperto, esplosione di odori: albicocca, mandorla e vaniglia; colore molto particolare: un giallo intenso, quasi scuro. In bocca pienamente confermate le aspettative del naso: sapore rotondo, pieno e molto lungo (con licenza parlando). A tratti, sia per il colore che per il sapore mi ha ricordato un vino della Loira. Piacevole anche un leggerissimo tono ossidativo che lo avvicina molto ad un vino francese. Acidità assolutamente armonica.

Bottiglia veramente da provare.

Abbinamento molto ampio: alcuni tipi di formaggi (erborinati per esempio) ed ovviamente pesce. Lo abbiamo provato con un deliziosa pasta alle vongole e nonostante acuni dubbi iniziali, ha onorato ampiamente il piatto.

sabato 18 luglio 2009

Spumante Mottura Brut 2004, Sergio Mottura


Ultimamente la moda dei vini spumanti sta prendendo piede in tutta Italia e metodi classici vengono, di fatto, prodotti in zone che storicamente non hanno mai avuto nulla in comune con prodotti di questo tipo.

Esperimenti insomma che alcune volte riescono altre purtroppo no. Questo spumante, dispiace dirlo, si è rivelato una grande delusione, doppia, considerando anche l'ottimo valore dei prodotti di Sergio Mottura.
Delle grandi caratteristiche e qualità che vengono descritte in molte recensioni rintracciabili su internet onestamente non si è trovata traccia.
Odori quasi impercettibili, sapore secco ma troppo amarognolo accompagnato da un leggerissimo sentore farinaceo per questo spumante che i francesi definirebbero blanc de blanc proprio perché prodotto unicamente con uve chardonnay, al 100%.
La cosa singolare è che, pur essendo un millesimato, e dunque dotato teoricamente di una maggiore finezza, non si presenta con particolare complessità. Eccessive anche le bollicine.
Senza dubbio superiore lo spumante della Cantina Sant'Andrea.
Gli abbinamenti sono quelli classici: forse però adatto principalmente per l'aperitivo.

venerdì 17 luglio 2009

Greco di Tufo 2008, Mastroberardino

Personalmente ritengo che il Greco di Tufo sia un ottimo vino, piacevole ed ottimo soprattutto in questo periodo estivo; dal 2008 di Mastroberardino però, azienda storica della regione Campania, forse ci si aspettava qualcosa di più o meglio, sensazioni più decise.
Vino molto giovane e probabilmente in commercio da pochissimo, si presenta nei sapori e nei colori con le caratteristiche tipiche di questa uva: note di freschezza e sapore di pesche e pera con un accenno di mandorla; alla vista si notano riflessi verdognoli su un giallo paglierino tipico per questo genere di uva.
Dopo il primo assaggio arriva però qualche difetto: ho notato una certa debolezza, in altri termini mi sarei aspettato una struttura più consistente, più decisa. Inoltre a questa sensazione si accompagnava un'acidità in alcuni punti fastidiosa.
Di sicuro resta un vino piacevole e piuttosto longevo, da riaprire magari tra qualche anno quando il tempo avrà reso possibile una maturazione più completa ed organica.
Da dire anche che in senso positivo mi ha colpito una salinità molto delicata che rende il vino molto godibile.
Da provare con piatti di pesce (grigliate per esempio) ma ottimo anche come aperitivo.

martedì 14 luglio 2009

Moscato di Noto 2004, Planeta

Da molti la Sicilia è considerata la California italiana tanto ricorda (per diversi motivi) quella zona dal punto di vista etilico. Purtroppo non l'ho mai verificato di persona ma spero di colmare la lacuna quanto prima.

Nella meravigliosa zona di Noto però Planeta produce questo vino dolce: moscato bianco 100% con una buona resa (50 q.li per ettaro).

Secondo gli esperti questo sarebbe uno dei migliori vini dolci siciliani: modestamente dissento. Quando l'ho provato, appena aperto, non mi ha entusiasmato nè al naso nè alla bocca. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un prodotto di qualità ma dal quale mi aspettavo qualcosa di più, molto di più in realtà.

Odori e sapori classici del moscato: albicocca, datteri e vaniglia ed un'acidità che sinceramente ho trovato poco piacevole. Struttura un po' debole e forse troppo levigata.

L'abbinamento? Un classico, la cassata ma anche una bella crostata di frutta.
Nonostante i difetti di cui sopra comunque resta sempre un buon esperimento.
P.S.
Notizia dell'ultimo momento: il mio etilomane di riferimento ha provato la Romanée-Conti Echezeaux 1990. Commento testuale: indescrivibile.

giovedì 9 luglio 2009

Moscato Rosa 2004, Franz Haas

Se dovessi pensare ad un vino creato appositamente per una coppia mi verrebbe immediatamente in mente il moscato rosa di Franz Haas. La bottiglia che lo contiene è da 0,375l, praticamente 2 bicchieri, non di più.

Uva autoctona ad una resa che definire bassa è un eufemismo (15 ettolitri per ettaro) si presenta con sapori e profumi molto particolari e piacevoli. Secondo alcuni (e lo pensano in tanti) il moscato rosa di Haas è uno dei migliori vini dolci prodotti nel nostro paese e devo dire che, almeno per la mia esperienza, sono in linea di massima d'accordo.

Sapore avvolgente, in bocca richiama in maniera netta i frutti di bosco e l'albicocca, mentre al naso, incredibile a dirsi, si sentono le bucce di arance. L'acidità è assolutamente bilanciata tanto da non risultare mai fastidiosa.

L'abbinamento ideale? Io lo vedo benissimo con una crostata di ricotta o al massimo con una ai frutti di bosco.

Dimenticavo: ha vinto praticamente tutti i premi che in Italia sono dedicati al vino.

martedì 7 luglio 2009

Faro 2000, Palari

Faro Palari ovvero la Borgogna in terra siciliana: questo splendido prodotto di Salvatore Geraci, architetto geniale "prestato" all'enologia, che si muove in questo mondo in maniera agile e sicura, è considerabile, secondo me, il miglior vino rosso che la Sicilia sia oggi in grado di regalarci.

Sensazioni veramente uniche per un vino composto da uve autoctone praticamente abbandonate ma che Salvatore Geraci ha fatto rinascere dal nulla (nerello, cappuccio, nocera , acitana, tignolino, galatena, calabrese). Affinamento in piccole barrique francesi che vengono sostituite (almeno così era fino a poco tempo fa) ogni 5 anni.

Sembra di bere un pinot nero e anche di grande livello: sapore delicatissimo, tannini praticamente inesistenti, colore rosso ciliegia molto simile ad un vino francese. Parafrasando Vaynerchuk, provate a mettere insieme del pepe e delle more mischiandole con tutti gli altri frutti di bosco: ecco, questa è la sensazione bevendo il Faro.

Ho avuto la fortuna di provare la verticale dal 2000 al 2005 anche se il 2000 è stato quello che mi ha colpito maggiormente: bevuto in una magnifica sera d'estate, davanti a un piatto di salumi, a Piazza Signorelli, a Cortona. Che altro aggiungere?
Il prezzo: 39 euro da Trimani.

Padre perdona loro...

Una società tedesca ha inventato il vino in polvere che con l'aggiunta di acqua crea una bevanda alcolica. Il solo pensiero che una nazione in grado di produrre in certe zone vino strepitoso sia riuscita a partorire una tale oscenità, mi sta causando forti crampi allo stomaco.


Cerco simpatiche cavie pronte a sperimentare l'articolo e poi a relazionare.

domenica 5 luglio 2009

Pinot nero 2007, Franz Haas

Alcune volte è bello restare sorpresi per una bottiglia, meravigliarsi circa un risultato che non ti aspettavi: è il caso di questo pinot nero di Haas che ci ha davvero impressionato favorevolmente. Stesso produttore dello Schweizer, stessa uva e praticamente stessa resa per ettaro.
Colore rosso rubino con riflessi ciliegia si presenta con i classici sapori ed odori del pinot nero. Personalmente mi ha colpito moltissimo il tannino davvero tenue, molto strano per un vino del genere, così giovane. Un vino morbido in altri termini, levigato. Prima di bere il primo bicchiere non avrei mai pensato possibile una cosa del genere.
(Se non si fosse capito il tannino molto forte è una delle cose che detesto maggiormente in un vino rosso).
Indubbiamente la caraffa nel quale il vino è rimasto per circa un'ora ha amplificato le sue caratteristiche organolettiche rendendolo meno aggressivo del solito. A tratti mi ha ricordato lo Schweizer ed è tutto dire.

Franz Haas si dimostra indiscutibilmente un grande produttore e chi ci ha regalato questa bella bottiglia, una persona di grande gusto e raffinatezza (oltre che un'attenta ascoltatrice).

sabato 4 luglio 2009

Bourgogne Cotes d'Auxerre 2004, Goisot

Siamo nella terra del pinot nero: per quanto molti dicano che questa uva può crescere benissimo anche in altre zone, comprese alcune dell'Italia, la Borgogna è il luogo naturale di questa meraviglia della natura e da questa meraviglia la signora Goisot riesce a tirare fuori il meglio.
La sua produzione è piuttoso bassa e viene immediatamente prenotata ogni anno ancora prima che finisca l'imbottigliamento. Standard qualitativi e produttivi onestamente impensabili in Italia; amore per la terra, per le uve, tanto sudore sulla fronte, schiena china sulle vigne e mani sporche di terreno. Se chiamate, la maggior parte delle volte vi risponderà lei stessa dal telefono portatile mentre continua a raccogliere personalmente e a mano, i grappoli. Una cura maniacale anche nella fase successiva. Inutile sottolineare che tutto è condotto con agricoltura biologica e seguendo, per la cura delle piante, le singoli fasi lunari.

Il pinot nero è solo una delle uve di cui si occupa questo produttore; c'è anche un meraviglioso chardonnay e, mi dicono, un sauvignon blanc di grandissima finezza.

Siamo in presenza di un prodotto incredibile: tutte le caratteristiche del pinot nero sono presenti. Vino non adatto alle persone frettolose, necessita di almeno due ore per iniziare a tirare fuori qualcosa (come tutte le belle donne si fa attendere) ma il gioco vale la candela: una spremuta di frutti di bosco e ciliegia, sia al naso che in bocca. Il 2004 a me è piaciuto molto anche se qualcuno apprezza molto di più il 2005. Tannini che vanno levigandosi subito dopo l'apertura della bottiglia e legno molto meno presente che in bottiglie analoghe. La parola chiave è delicatezza, sia in bocca che al naso. Un'alchimia che veramente del magico.

Nei primi anni riesce ad esprimersi al 10% e forse anche meno, delle sue possibilità. Siamo in presenza di un vino che deve invecchiare almeno 15 anni per esplodere veramente in tutta la sua potenza.

Tutto questo capolavoro a prezzi ridicoli: direttamente dal produttore il sauvignon, tanto per fare un esempio, costa 5 euro, a questo prezzo in Italia nemmeno il Tavernello.

Provatelo, provatelo e provatelo.

venerdì 3 luglio 2009

Paradisi artificiali (e nemmeno tanto)

Date uno sguardo all'ultima puntata di Gary Vaynerchuk e ditemi se questo posto è o non è il paradiso degli etilomani. Personalmente lo trovo fantastico.

giovedì 2 luglio 2009

La Fuga 2008, Donnafugata

Premessa: lo chardonnay siciliano presenta caratteristiche totalmente diverse da vini prodotti da medesime uve ma nel nord e questo per una serie di motivi prima di tutto basati sulla diversità di territorio e clima. Ad ogni modo proprio questa profonda diversità consente di notare ancora di più le eventuali differenze.
Donnafugata rappresenta un produttore storico della regione Sicilia e lo chardonnay provato in parte non ha tradito le aspettative. La Fuga 2008, vino giovanissimo e dunque ancora in attesa di sprigionare le sue migliori qualità, è appunto formato da chardonnay al 100% e la cosa si nota immediatamente, sia al naso che in bocca. Odori molto forti di ananas e banana, banana che si sente poi anche al gusto (con licenza parlando). Vino molto fresco e asciutto nel finale si caratterizza per un certo tono minerale che onestamente non dispiace.

Prezzo tutto sommato basso, circa 10 euro, per un prodotto che comunque consiglierei. Certo, siamo ben lontani da altri suoi "conterranei" come lo chardonnay di Planeta che a mio parere è nettamente superiore. Forse però non è con questo vino che andrebbe fatto il confronto.

Provato prima con delle panelle (abbinamento toppato) e poi con spaghetti ai ricci di mare (meglio) forse sarebbe ancora più godibile con il pesce spada.

martedì 30 giugno 2009

Campanaro 2005, Feudi di San Gregorio

Siamo in piena estate e la sera per l'aperitivo non c'è niente di meglio di un vino bianco, fresco, pieno e magari anche aromatico. Il Campanaro, un prodotto diretto di Riccardo Cotarella, forse il migliore enologo del nostro paese, è un blend di Fiano d'Avellino e Greco, uve assolutamente autoctone che fondono insieme il loro tipico sapore.

Siamo davanti ad un vino veramente apprezzabile: colore intenso e dorato, presenta al naso profumi decisi di ananas e frutta secca. Sentori e sapori confermati anche in bocca attraverso un gusto che non sfuma immediatamente come spesso capita per vini analoghi. Acidità bilanciata e mai fastidiosa.

Personalmente sono rimasto molto colpito da questo prodotto che ha un prezzo tutto sommato non proibitivo (circa 20 euro).

Un difetto potrebbe essere individuato nel sapore a tratti troppo "standardizzato", troppo simile a quello di altri vini di Cotarella. Critica tra le altre cose condivisa già da altre persone.

Lo vedrei bene con dei formaggi a pasta dura o del pesce non eccessivamente condito.

giovedì 25 giugno 2009

Pinot Nero Schweizer 2004, Franz Haas

Il Pinot nero, si potrebbe scrivere un trattato su questa uva. Negli ultimi anni ha ricevuto un'attenzione ed una fama di grande impatto, dovuta, come molti sanno, al film Sideways che ne ha esaltato le caratteristiche ammantandolo anche un di un velo di romanticismo che a dirla tutta non guasta mai.

Parliamo di un'uva molto particolare, definita da qualcuno "il bianco tra i rossi": difficilissima da coltivare richiede un clima molto particolare in grado di esaltare al massimo le sue potenzialità. L'Italia purtroppo non ha questo clima e per quanto vi siano buoni prodotti, la vera terra del pinot nero è senza dubbio la Borgogna sia per il territorio che per il clima.

In ogni caso Franz Haas è riuscito a tirare fuori qualcosa di buono: vino rosso rubino, viene messo in botte per 12-15 mesi e poi tenuto in bottiglia per altri 5. Ha buoni sentori di frutti di bosco che si confermano anche in bocca. Percepibile anche un leggero retrogusto di tabacco accompagnato da un richiamo di cacao. Nonostante si dica il contrario personalmente ho notato dei tannini molto forti, a tratti fastidiosi ma questo dipende in larga parte dalla giovane età. Invecchiando di sicuro il vino tenderà ad essere più levigato da questo punto di vista.

Lo vedrei molto bene con carni molto delicate. Prezzo: 36 euro circa.

Franz Haas si dimostra comunque un ottimo produttore, molto attento alla qualità: bonus per la resa, meno di 35 ettolitri di vino per ettaro. Numeri bassissimi per l'Italia che dimostrano in maniera incontrovertibile la competenza e la preparazione di questo signore.

lunedì 22 giugno 2009

The Power List

La rivista inglese Decanter ha pubblicato la lista dei 50 personaggi più influenti del mondo del vino. Sul podio ci sono rispettivamente Richard Sands, presidente di Constellation Brands, il grande Robert Parker ed il comissario europeo per l'agricoltura Mariann Fischer Boel. Il primo italiano in lista è Piero Antinori al 22esimo posto seguito dal direttore del Gambero Rosso Daniele Cernilli che invece occupa la posizione numero 36. Angelo Gaja è terzultimo.
Devo dire che alcuni nomi mi convincono altri molto meno. Non mi convince per esempio il 40esimo posto di Gary Vaynerchuk che per come ha rivoluzionato il mondo del vino e per la filosofia elaborata e proposta meritava a mio avviso una posizione superiore.

Per carità, come tutte le classifiche, questa lascia il tempo che trova ma in ogni caso riesce a dare una idea di massima su chi "comanda" in questo momento nel mondo del vino, su chi riesce a far girare i soldi per dirla senza giri di parole.

La cosa più interessante comunque è notare che gli italiani presenti sono ben 4 su 50: tutto sommato un risultato positivo che fornisce valore e credibilità al nostro paese in questo campo.