domenica 31 maggio 2009

Gewurztraminer 2001 V.T. Grand Cru Kitterlé, Domaine Dirler

Il gewurztraminer è un vino che apprezzo molto. Sui difetti di quelli italiani ho già espresso la mia opinione con le relative eccezioni del caso (vedi post precedenti) ora è il momento di parlare di un prodotto che nasce nella terra che più di ogni altra rappresenta "la patria" di questa uva aromatica.
Mi riferisco nello specifico ad un gewurztraminer alsaziano imbottigliato da un produttore storico della zona nel Grand Cru di Kitterlé. Abbiamo provato il 2001, vendemmia tardiva; un vino di grande impatto, ovviamente dolce, con tutti i sentori aromatici sia al naso che alla bocca tipici di questa uva. Stiamo parlando di vini molto longevi che esprimono al massimo le loro potenzialità solo dopo molti anni e dunque anche il 2001 risultava piuttosto giovane. Nonostante questo comunque erano chiaramente presenti, in potenza, le principali caratteristiche del gewurztraminer. Profumo marcato di albicocca unito ad un residuo zuccherino molto forte ma che non è mai spiacevole. In generale i vari profumi di grande complessità che questo vino è in grado di esprimere erano per la maggior parte ancora imprigionati dalla giovane età; lo stesso deve dirsi per il sentore di alcool che andrà sicuramente attenuandosi nel tempo.
C'è da dire che questo produttore effettua la raccolta delle uve esclusivamente a mano e la coltivazione solo con metodi biologici.
Un vino da dolce ma che riesce, a mio parere, a dare il massimo in abbinamento con una ricetta di cui andavano molto ghiotti gli antichi romani, il foie gras con i fichi.

giovedì 28 maggio 2009

Vouvray Pétillant 2001, Huet

Siamo praticamente in estate, il giorno fa molto caldo mentre la sera arriva il fresco spesso accompagnato da una piacevole brezza; siete nella vostra casa, nell'ora dell'aperitivo e magari disponete anche di un bel terrazzo: non c'è allora momento migliore per provare un vino di ottima fattura; mi riferisco a questo spumante (metodo classico in pratica) di produzione francese. Un'eccellente bottiglia dunque, con odori molto piacevoli e delle bollicine estremamente delicate dovute, pare, al fatto che venga imbottigliato ad una pressione minore rispetto a quella utlizzata per gli altri vini del genere.
Un grande difetto legato (indirettamente) al vino in genere è che questo risente molto delle mode le quali ovviamente sono in continuo cambiamento. In un periodo come quello attuale dove vanno tanto le bollicine il Vouvray Pétillant fornisce la possibilità di bere un metodo classico ad un prezzo molto contenuto (circa 12 euro). Peccato solo che sia praticamente impossibile trovarlo in Italia, forse anche perché in caso contrario supererebbe quanto a vendite tanti franciacorta italiani che costano più del doppio e valgono meno della metà.

Siamo davanti ad un vino potenzialmente utilzzabile a tutto pasto anche se a mio modestissimo parere esprime al massimo le sue pontenzialità con una bella frittura di pesce (con licenza parlando).

Ancora una volta, dispiace dirlo, Francia batte Italia 1-0.

mercoledì 27 maggio 2009

Non è tempo per vini rossi...(parte seconda)

Sempre per la serie "non è tempo per vini rossi" oggi mi preme segnalare ai 4 lettori (previsione ottimistica) di questo blog un altro ottimo prodotto dal punto di vista del rapporto qualità prezzo. Mi riferisco al Vitiano di Falesco (merlot, cabernet sauvignon e sangiovese) oggi molto famoso non solo in Italia. Siamo davanti ad un prodotto targato Riccardo Cotarella, enologo di punta del nostro paese, apprezzato molto anche in Francia.

Prezzo ridicolo (poco più di 6 euro) ma gusto molto piacevole; certo, non aspettatevi la Romanée-Conti ma comunque un vino che, se abbinato correttamente, è in grado di farvi passare una bella serata. La cosa che mi ha colpito la prima volta è stata un tannino a tratti quasi impercettibile, cosa strana per un vino di questo genere e che in ogni caso va bevuto immediatamente, senza lasciarlo invecchiare più di tanto.

Mi soprende che Gary Vaynerchuk ne parli piuttosto male, dando un giudizio molto negativo soprattutto nell'aspetto olfattivo.
Esprime al massimo le sue potenzialità con una bella amatriciana, se poi è quella di Roscioli ancora meglio.

martedì 26 maggio 2009

Non è tempo per vini rossi...

Non è tempo per vini rossi ma questo non ci impedisce di parlare di un grande produttore francese: Guigal.

Questo winemaker della valle del Rodano ogni anno tira fuori una vasta gamma di prodotti, alcuni piuttosto costosi altri invece incredibilmente vantaggiosi soprattutto nel rapporto qualità\prezzo. Il Cotes du Rhone per esempio, un blend di diverse uve (in maggioranza syrah), vino amabilissimo in grado di regalare grandi soddisfazioni.
In Italia questa bottiglia si vende a circa 13 euro, un prezzo tutto sommato ragionevole considerando la qualità ma comunque a più del doppio di quanto si trova in Francia o in Belgio. Stiamo parlando insomma di un vino eccellente a 6 euro circa: alla stessa cifra in Italia quasi non si compra nemmeno la romanella.
Ha un profumo fortissimo di ciliegia e frutti di bosco, sentori che si accompagnano anche in bocca. Ovviamente è un vino destinato ad invecchiare tantissimo. Io ho provato il 1998 ed era eccezionale, di grande complessità e finezza. Ottimo anche il 2005 almeno in potenza perché aveva un tannino a tratti insopportabile proprio per la giovane età.
L'abbinamento ideale? Un grande arrosto, possibilmente di maiale. Certo in questo periodo, fa sudare al solo pensiero.

lunedì 25 maggio 2009

Gary Vaynerchuk

Vedete questo ragazzo nella foto? Si chiama Gary Vaynerchuk ed è l'inventore di Wine Library TV un sito americano che da più di due anni si occupa di degustazioni etiliche. Da ben 681 puntate Gary Vaynerchuk propone 5 volte alla settimana una puntata nella quale commenta vini da tutte le parti del mondo (ma soprattutto italiani e francesi).
Figlio di immigrati russi residenti a Springfield (NJ), da sempre ha frequentato il negozio di liquori che proprio suo padre ha aperto parecchi anni fa accumulando un'incredibile esperienza sul campo che lo ha reso oggi un esperto molto rispettato.
Oggi trascorre le sue giornate tra il negozio, diventato ormai un vero e proprio colosso e diversi stati dell'America dove viene invitato in continuazione.
Dalle sue recensioni video dimostra un'indiscutibile preparazione e soprattutto, strano per un americano, un palato decisamente europeo interessato soprattutto a certi vini francesi, certi italiani sicuramente non riconducibili a quei sapori rotondi e vanigliati per cui invece, come già detto, vanno pazzi gli americani.
Per quanto mi riguarda guardare la puntata giornaliera di Wine Library TV è diventato un appuntamento fisso dal quale non si può certo prescindere.

sabato 23 maggio 2009

Creato 1976, Salvatore Murana

Difficile trovare le parole per descrivere un vino di questo tipo ed allo stesso modo difficile trovare vini dolci dello stesso livello. Siamo ai vertici dell'enologia mondiale, non c'è ombra di dubbio.

Purtroppo ho un ricordo a tratti confuso di questa meraviglia provata più di un anno fa: passito di Pantelleria, 100% uve Zibibbo, prodotto una sola volta, nel 1976 appunto e mai più, da Salvatore Murana vero e proprio artista siciliano che ormai da molto tempo si dedica con passione e grande preparazione soprattutto ai vini dolci.

Qualcuno ha definito questo vino un assoluto patrimonio, da preservare. Ricordo ancora la faccia di chi me lo ha venduto, un misto tra incredulità e puro stupore. Effettivamente si trattò di una di quelle pazzie che ogni tanto possono o forse devono essere fatte. Concepisco ogni vino come un singolo ricordo, un tassello che si aggiunge ad altri, frammenti di memoria che compongono un grande quadro di insieme. In quel periodo si chiudeva una fase e ne veniva aperta un'altra ed il Creato rappresentava un degno sigillo di questo passaggio.

Come dimenticare prima di tutto il colore, un rosso quasi ambrato, scuro tanto da non far passare la luce attraverso il bicchiere e la consistenza, quasi viscosa. Gli odori poi, quelli inconfondibili del passito di Pantelleria ma all'ennesima potenza prodotti da più di trenta anni di invecchiamento: datteri, uva passa, caramello, frutta secca. In bocca poi letteralmente un'esplosione di sapori con una lunghezza da fare paura. Gli aromi restavano sulla lingua a distanza di ore. Una complessità ed una finezza quasi irreali.

Difficile trovare difetti in questo piccolo capolavoro in bottiglia.

giovedì 21 maggio 2009

Traminer 2007, Jermann

I traminer italiani hanno spesso un brutto difetto: sono vini "di forma" ovvero si caratterizzano per grandissima intensità al naso, con i classici odori aromatici che secondo alcuni piacciono tanto alle donne (si dice che il gewurztraminer sia un vino femminile, meglio non dire il perché); in bocca però non mantegono le promesse e spesso si rivelano una delusione.
Ci sono delle eccezioni, non moltissime ma ci sono. Una di questa è il Traminer 2007 di Jermann piacevolissima sorpresa che ho avuto modo di scoprire in un delizioso Wine Bar di Roma, a via Flavia, dove il proprietario, insieme alla simpaticissima moglie, cura con attenzione e grandissima competenza un'ottima lista di vini al bicchiere ed in bottiglia sia nazionali che internazionali.
Questo traminer si è rivelato veramente interessante: grande finezza e complessità al naso ma soprattutto in bocca dove il sapore risulta assolutamente bilanciato. Un vino molto equilibrato insomma, che a tratti mi ha quasi, ho detto quasi, ricordato un gewurztraminer alsaziano.
Un vino per certi versi davvero sorprendente e forse ancora un po' giovane. Il 2007 aperto magari tra un paio di anni darà ancora più soddisfazioni. Ne sono certo.

mercoledì 20 maggio 2009

Promis 2006, Ca' Marcanda

Urge una premessa obbligata: parlare di Angelo Gaja vuol dire parlare di un pezzo di storia dell'enologia italiana. Quello che ha fatto per il vino la famiglia Gaja rappresenta un patrimonio di inestimabile valore, descritto in maniera plastica nel bellissimo libro di Edward Steinberg.

Questo però non ci impedisce di muovere, con tutto il massimo rispetto e l'educazione, una piccola critica nei confronti di questo nuovo prodotto "toscano". Il vino in questione infatti nasce nella cantina e nei terreni che Angelo Gaja di recente ha costruito ed acquistato in provincia di Livorno, in quel di Ca' Marcanda appunto: è composto per il 55% da merlot e per il restante da syrah (35%) e sangiovese (10%).

Abbiamo provato, in due diverse occasioni il 2006 e non ne siamo rimasti estasiati. Al naso ottime sensazioni soprattutto di prugna ma in bocca sembra non rispettare completamente le promesse olfattive. A parziale giustificazione bisogna sottolineare che il vino era molto chiuso e i tannini erano molto marcati proprio per la giovane età. Un bottiglia destinata ad invecchiare e sulla quale deve necessariamente essere sospeso il giudizio.
"Rinviato a settembre".

martedì 19 maggio 2009

La crisi

Di crisi si è parlato e si parla tantissimo. Forse in pochi sanno che questa dannata crisi ha avuto ripercussioni fortissime anche sui prezzi del vino, ripercussioni però in questo caso positive.
Per la serie non tutto il male viene per nuocere insomma i prezzi sono crollati nel giro di pochi mesi. Le mailing list dei principali wine merchant di Londra (che ancora oggi resta il luogo dove veramente si fanno i prezzi) tralasciando rarissime eccezioni dimostrano che ad oggi il vino mediamente costa meno.
La speranza è che si possa continuare in questa direzione perché, a dirla tutta, negli ultimi tempi i prezzi erano stati gonfiati a dismisura spesso in modo veramente osceno.
Anche a Roma la situazione è in divenire.
Attendiamo fiduciosi.

lunedì 18 maggio 2009

Sorì Ginestra 1998, Conterno Fantino

Questo prodotto dimostra l'incontrovertibile principio secondo il quale i grandi vini piemontesi non hanno nulla da invidiare alle eccellenze francesi. Conterno Fantino rappresenta un produttore storico della zona, legato alle tradizioni ma con una visione della coltivazione della vigna moderna e dinamica.

Il Sorì Ginestra nasce nell'omonimo e famoso cru di Monforte. Per forza di cose è un vino dotato di grande longevità destinato cioè ad essere aperto solo dopo molti anni. Il 1998 è stata una buona annata e da questo punto di vista la bottiglia non ha deluso: appena aperta era marcatissimo il profumo di frutti di bosco e prugne. Il legno era praticamente inesistente e probabilmente l'unico difetto era un tannino un po' forte causato dalla giovane età. Difetto ampiamente risolvibile insomma. Probabilmente tra 10 anni questo sarà un vino portentoso, la sostanza è assoluta.

Per una serie di motivi sui quali è meglio non soffermarsi io l'ho bevuto in abbinamento ad una pizza al taglio, una delle migliori di Roma, ma pur sempre pizza. Il tripudio, superfluo sottolinearlo, sarebbe con un brasato, ovviamente al barolo.
Ultima annotazione di carattere personale: i grandi vini piemontesi a tratti sono ruvidi, spigolosi sicuramente sconsigliati ad un palato che apprezza i sapori vanigliati che ultimamente sembrano aver preso piede per assecondare soprattutto il mercato americano che ama i vini "rotondi".
Ad ogni modo, tutti i gusti son gusti.

domenica 17 maggio 2009

BiancodiCaselle 2007, Benanti

Il vino di base di una delle migliori aziende vinicole della Sicilia. Composto al 100% da carricante, un vitigno autoctono allevato ad alberello ed esclusivamente piantato sulle pendici dell'Etna; ed è proprio il terreno dell'Etna a dargli, particolarità dell'intera gamma dei prodotti Benanti, un tono di mineralità che lo rende assolutamente unico nel suo genere. In bocca è molto fresco e questo è probabilmente dovuto alla fermentazione che viene fatta in serbatoi di acciaio.

Non siamo davanti alla complessità che caratterizza altri vini del medesimo produttore ma senza dubbio i profumi che sprigiona ne fanno, a mio avviso, un ottimo vino soprattutto in questo periodo quasi estivo.

La morte sua secondo me è con un bel pesce (con licenza parlando) cucinato per esempio alla brace: il sapore con un'equilibrata acidità infatti resiste anche al confronto con il limone.

Noi abbiamo provato il 2007, forse ancora un po' giovane considerando che, altra particolarità, i vini di Benanti anche se bianchi tengono splendidamente il tempo.

sabato 16 maggio 2009

Perché, come e quando

L'idea nasce un po' per caso, senza alcuna pretesa di fare informazione sul tema ma semplicemente con l'intenzione di discutere, con chi ne avrà voglia, sul vino, senza preconcetti proprio perchè il vino per definizione è condivisione di idee.
L'aggiornamento di questo blog seguirà una dinamica casuale, legata soprattutto ai prodotti assaggiati.
Vediamo che succede e non prendiamoci troppo sul serio.
Possiamo iniziare.