martedì 30 giugno 2009

Campanaro 2005, Feudi di San Gregorio

Siamo in piena estate e la sera per l'aperitivo non c'è niente di meglio di un vino bianco, fresco, pieno e magari anche aromatico. Il Campanaro, un prodotto diretto di Riccardo Cotarella, forse il migliore enologo del nostro paese, è un blend di Fiano d'Avellino e Greco, uve assolutamente autoctone che fondono insieme il loro tipico sapore.

Siamo davanti ad un vino veramente apprezzabile: colore intenso e dorato, presenta al naso profumi decisi di ananas e frutta secca. Sentori e sapori confermati anche in bocca attraverso un gusto che non sfuma immediatamente come spesso capita per vini analoghi. Acidità bilanciata e mai fastidiosa.

Personalmente sono rimasto molto colpito da questo prodotto che ha un prezzo tutto sommato non proibitivo (circa 20 euro).

Un difetto potrebbe essere individuato nel sapore a tratti troppo "standardizzato", troppo simile a quello di altri vini di Cotarella. Critica tra le altre cose condivisa già da altre persone.

Lo vedrei bene con dei formaggi a pasta dura o del pesce non eccessivamente condito.

giovedì 25 giugno 2009

Pinot Nero Schweizer 2004, Franz Haas

Il Pinot nero, si potrebbe scrivere un trattato su questa uva. Negli ultimi anni ha ricevuto un'attenzione ed una fama di grande impatto, dovuta, come molti sanno, al film Sideways che ne ha esaltato le caratteristiche ammantandolo anche un di un velo di romanticismo che a dirla tutta non guasta mai.

Parliamo di un'uva molto particolare, definita da qualcuno "il bianco tra i rossi": difficilissima da coltivare richiede un clima molto particolare in grado di esaltare al massimo le sue potenzialità. L'Italia purtroppo non ha questo clima e per quanto vi siano buoni prodotti, la vera terra del pinot nero è senza dubbio la Borgogna sia per il territorio che per il clima.

In ogni caso Franz Haas è riuscito a tirare fuori qualcosa di buono: vino rosso rubino, viene messo in botte per 12-15 mesi e poi tenuto in bottiglia per altri 5. Ha buoni sentori di frutti di bosco che si confermano anche in bocca. Percepibile anche un leggero retrogusto di tabacco accompagnato da un richiamo di cacao. Nonostante si dica il contrario personalmente ho notato dei tannini molto forti, a tratti fastidiosi ma questo dipende in larga parte dalla giovane età. Invecchiando di sicuro il vino tenderà ad essere più levigato da questo punto di vista.

Lo vedrei molto bene con carni molto delicate. Prezzo: 36 euro circa.

Franz Haas si dimostra comunque un ottimo produttore, molto attento alla qualità: bonus per la resa, meno di 35 ettolitri di vino per ettaro. Numeri bassissimi per l'Italia che dimostrano in maniera incontrovertibile la competenza e la preparazione di questo signore.

lunedì 22 giugno 2009

The Power List

La rivista inglese Decanter ha pubblicato la lista dei 50 personaggi più influenti del mondo del vino. Sul podio ci sono rispettivamente Richard Sands, presidente di Constellation Brands, il grande Robert Parker ed il comissario europeo per l'agricoltura Mariann Fischer Boel. Il primo italiano in lista è Piero Antinori al 22esimo posto seguito dal direttore del Gambero Rosso Daniele Cernilli che invece occupa la posizione numero 36. Angelo Gaja è terzultimo.
Devo dire che alcuni nomi mi convincono altri molto meno. Non mi convince per esempio il 40esimo posto di Gary Vaynerchuk che per come ha rivoluzionato il mondo del vino e per la filosofia elaborata e proposta meritava a mio avviso una posizione superiore.

Per carità, come tutte le classifiche, questa lascia il tempo che trova ma in ogni caso riesce a dare una idea di massima su chi "comanda" in questo momento nel mondo del vino, su chi riesce a far girare i soldi per dirla senza giri di parole.

La cosa più interessante comunque è notare che gli italiani presenti sono ben 4 su 50: tutto sommato un risultato positivo che fornisce valore e credibilità al nostro paese in questo campo.

domenica 21 giugno 2009

Furore Bianco 2007, Marisa Cuomo

La zona della costiera amalfitana rappresenta un vero e proprio concentrato di prodotti e sensazioni di grandissimo livello. Ci sono alcuni tra i migliori ristoranti in Italia; a Vico Equense opera Gennaro Esposito, da molti considerato uno dei più grandi chef del nostro paese, a Sant'Agata sui Due Golfi invece c'è un ristorante famoso in tutto il mondo, Don Alfonso mentre a Minori ha la sua base Salvatore De Riso pasticciere formidabile. Per non parlare poi delle bellezze naturali ed artistiche, paesini meravigliosi incastrati su scogliere a picco sul mare.
In questo paradiso naturale non potevano mancare anche i piaceri etilici. Marisa Cuomo per esempio, che è riuscita con pazienza, sacrifici e tanta passione a coltivare vigne praticamente su terreni a strapiombo sul mare.

Uno dei suoi prodotti è il Furore Bianco, ottimo vino composto da Falanghina (60%) e Biancolella (40%). Si presenta con un colore giallo paglierino ed una freschezza molto buona; acidità bilanciata e sapore di agrumi (limone soprattutto). Al naso si sente un flebile sentore di vaniglia.

Un prodotto davvero molto buono, soprattutto per una complessità di aromi difficilmente rintracciabile in bottiglie di produttori delle medesime zone geografiche.

Il prezzo è tutto sommato abbordabile. Trimani (che come avrete ormai capito è usato in questo blog come borsino di riferimento) lo vende a circa 17 euro a bottiglia.

Ne vale la pena.

venerdì 19 giugno 2009

Bollinger R.D. 1996, Bollinger

Qualcosa da festeggiare, una ricorrenza da celebrare o più semplicemente il piacere di degustare un capolavoro etilico? Benissimo, andate in enoteca e comprate questo meraviglioso prodotto. Certo, preparatevi a tirare fuori un bel po' di soldi ma certo ne vale la pena. Lo spumante è buono, in certi casi buonissimo ma in questo caso siamo a livelli impensabili in Italia.

Provato forse troppo giovane, probabilmente il 1996 è un'annata che non sarà mai pronta per esssere bevuta, già aveva dentro tutte le sue potenzialità, eccellenti in alcuni tratti. Sapore molto deciso in bocca, con una bollicina forte ma non fastidiosa. Odore e gusto tipico dello champagne ossia quel sentore farinaceo che dura in bocca per tanto tempo e che caratterizza questo vino francese. 70% pinot nero, 30% chardonnay, blend classico dello champagne, è un millesimato, cioè prodotto solo con uve di una certa annata (cosa non sempre possibile con questo genere di vino), il 1996 in questo caso.

Come direbbe qualcuno, siamo ai vertici dell'enologia mondiale, questo è fuori di dubbio. Versatile sotto il profilo dell'abbinamento con il cibo, può andare bene a tutto pasto.
Indubbiamente uno dei vini migliori che abbia mai bevuto, forse però ero ancora troppo piccolo ed inesperto.

martedì 16 giugno 2009

Letture estive

Se amate il connubio vino\letteratura non potete ignorare questo libro di Gary Vaynerchuk. Quando ho fatto l'ordinazione su Amazon (perché ovviamente in Italia non si trova) ero molto curioso, sicuro che il prodotto sarebbe stato di grande valore. Le aspettattive sono state non solo rispettate ma addiruttura superate. Il libro è uno splendido racconto dell'autore sul valore che il vino ha avuto nella sua vita, fin da piccolo. Vino che non è solo qualcosa da degustare e provare ma soprattutto una metafora dell'esistenza stessa.
Una breve introduzione (utile a capire la filosofia di questo incredibile personaggio) lascia poi spazio ad una lista di 101 vini, catalogati sotto diversi aspetti, in ordine sparso, commentati e spiegati, uno per uno. Il libro però non è una guida, non ha fini didattici, semplicemente (ed è questa la vera forza) tenta di trasmettere una passione, un modo di essere, un modo di guardare al vino con occhi romantici oltre che un magnifico affresco dell'applicazione concreta del sogno americano realizzato dalla famiglia di Vaynerchuk, arrivata dalla Russia senza un dollaro e senza conoscere una sola parola di inglese e capace di creare in pochi anni un'impresa di vendita e commercio di vini in grado di fatturare quasi 20 milioni di dollari l'anno.
Il suo motto è "You, with a little bit of me, we're changing the wine world, whether they like it or not." Non c'è dubbio che in larga parte ci sia già riuscito.

domenica 14 giugno 2009

Leone d'Almerita 2008, Tasca d'Almerita

Dire Tasca d'Almerita significa richiamare alla memoria il vino siciliano, quello con la "S" maiuscola: azienda storica dell'isola da più di cento anni legata alla produzione di vino.

Questa volta abbiamo provato il Leone d'Almerita 2008 e lo diciamo subito, non ci ha fatto impazzire. Un vero peccato perché le aspettative erano tutt'altre. Parliamo di un blend di cataratto (uva siciliana autoctona) e chardonnay in prevalenza. Prodotto fresco, questo è innegabile ma debole sia al naso che in bocca. Dei sentori di mela, banana ed ananas di cui parlano le guide, non si è avuta traccia se non in pochissimi momenti. L'unica nota piacevole era riconducibile ad un sapore, piuttosto flebile peraltro, di lime che lo rendeva graziosamente acidulo. Per il resto non ci ha lasciato grandi ricordi.

Va detto però, per onore di cronaca, che le annate passate hanno ricevuto diversi premi, alcuni anche piuttosto importanti: al 2006 per esempio Robert Parker ha dato 88 punti che per i suoi parametri di giudizio non sono affatto pochi. Rispettosamente accettiamo.

L'abbinamento ideale? Secondo me una bella caponatina siciliana.

giovedì 11 giugno 2009

Gavi di Gavi 2006, Villa Sparina

Secondo appuntamento con il vino Gavi, questa volta abbiamo provato quello di Villa Sparina, il 2006 per la precisione. Lo dico subito a scanso di equivoci: l'Etichetta Nera di cui abbiamo parlato qualche giorno fa è senza dubbio superiore praticamente sotto tutti i punti di vista. Questo però non implica automaticamente un giudizio negativo sulla bottiglia che di cui parliamo oggi, anzi.
Prodotto di ottima fattura, si presenta con, al naso, odori simili a quelli già riscontrati nel vino di La Scolca. Caratteristica molto piacevole è la freschezza molto probabilmente data dall'acciaio inox utilizzato per le vasche di fermentazione delle uve. Gradazione alcolica non bassa ma che comunque non risulta mai fastidiosa. I difetti forse arrivano in bocca (con licenza parlando) perché il sapore nei fatti si dimostra un po' corto; in altri termini il sapore ha una durata breve. Quello che colpisce maggiormente comunque è la semplicità (in senso positivo ovviamente) di questo vino semplicità però che costituisce il suo vero punto di forza.
Il colore è giallo paglierino con odore di mela verde ed un sapore piuttosto intenso di mandorle, esattamente come l'Etichetta Nera.

Di fattura sicuramente minore dell'altro questo Gavi comunque si dimostra un ottimo vino da aperitivo da bere però non troppo freddo per fargli perdere le sue caratteristiche.

Un'ultima notazione: bonus per la bottiglia, veramente molto apprezzabile dal punto di vista estetico.

martedì 9 giugno 2009

Matrimoni d'amore

A chi non è capitato di organizzare una cena, preparare i piatti e non sapere quale vino abbinare? Magari avete passato un intero pomeriggio tra i fornelli e poi vi manca quel tocco, il vino appunto, capace di esaltare maggiormente i vostri manicaretti.

Tutto nella norma, nei fatti quasi nessuno si è mai sottratto ad una situazione del genere. Ricordo il dramma delle prime cene alle quali ho partecipato, l'incubo di sbagliare l'abbinamento con il risultato di non apprezzare la bottiglia e contemporaneamente rovinare il piatto.

In un campo del genere l'esperienza degli anni fornisce un grande aiuto ma la questione dell'abbinamento cibo\vino è talmente complessa che il rischio di errore è sempre dietro l'angolo. Per quello che mi riguarda ho "risolto" la questione con questo incredibile libro "teorizzato" originariamente da Luigi Veronelli e successivamente rielaborato dai suoi collaboratori. Per ogni pietanza è segnalato il corrispettivo vino e da questo punto di vista l'elenco è molto lungo. In realtà questo piccolo saggio sull'argomento è di grandissima qualità non tanto, o almeno non solo, per la lista dei piatti accoppiati ai vini quanto per elencare una serie di regole generali sul tema suscettibili, diciamo, di applicazione analogica.

Una sorta di manuale con il quale il mondo dell'abbinamento cibo\vino non sarà più in grado di crearvi problemi.
Straconsigliato.

sabato 6 giugno 2009

Oppidum 2007, Cantina Sant'Andrea

Devo ammetterlo, anche a costo di scatenare polemiche di ogni sorta: per me le bollicine sono francesi o almeno soprattutto francesi con un residuo di spumanti italiani di ottima fattura ma comunque molto distanti dai cugini di oltralpe. Una posizione del genere, spesso molto criticata più per sciovinismo che per motivi reali, è basata su una serie di ragioni quali il rapporto qualità\prezzo piuttosto che il livello di complessità dello champagne rispetto allo spumante.

Come detto però vi sono delle eccezioni e quando queste eccezioni sono totalmente inaspettate, la sorpresa è doppia. Mi riferisco allo spumante Oppidum dell'azienda agricola Sant'Andrea; stiamo parlando di un produttore che nel cuore del Circeo ha creato un vino davvero interessante. 100% moscato di Terrracina spumantizzato secondo il metodo Charmat, presenta un perlage molto delicato ma allo stesso tempo persistente. Al naso ha un profumo fortissimo, definibile in un certo senso "dolce" con sentori di albicocca, dolcezza che si accompagna anche in bocca con un'acidità talmente bilanciata da avermi stupito. Da qualche tempo molti produttori hanno iniziato a fare questi esperimenti di spumantizzazione, anche in Sicilia per esempio, spesso i risultati sono molto interessanti come nel caso dell'Oppidum che, non ho problemi a dirlo, mi è piaciuto molto più di certi franciacorta di gran lunga più blasonati.

Un vino fresco perfetto per un aperitivo a base di fritti e antipasti di mare. Bonus per il rapporto qualità\prezzo assolutamente conveniente.

giovedì 4 giugno 2009

Montevetrano 2001, Silvia Imparato

Silvia Imparato possedeva (ed in realtà possiede ancora) un terreno vicino Salerno dove produceva un vino molto domestico, assolutamente lontano da quello che poi sarebbe successivamente diventato il Montevetrano attuale. Le potenzialità però c'erano tutte tanto che quando a provarlo fu Riccardo Cotarella (uno degli enologi più famosi del nostro paese) ne riconobbe immediatamente le qualità e d'accordo con Silvia Imparato lo smussò, lo rese meno spigoloso e lo inviò al guru dei degustatori del pianeta ovvero Robert Parker il quale ne rimase molto colpito tanto da attribuirgli un punteggio altissimo, 94\100. Da lì poi continui riconoscimenti ne hanno fatto un prodotto di fama internazionale; l'esperienza, il sacrificio, la qualità di vinificazione hanno insomma creato un vino di qualità elavatissima.
Oggi il terreno è rimasto quello iniziale accanto ad un meraviglioso agriturismo gestito dalla sorella di Silvia, Anna donna di rara eleganza e raffinatezza. Ricordo di aver provato sia il 2000 che il 2001; quest'ultimo in un ristorante in Chianti in abbinamento, se non erro, ad una bella bistecca al sangue.

60% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 10% Aglianico per questo vino che presenta le caratteristiche tipiche di uve del genere: colore rosso rubino, con sentori in bocca molto accentuati di tabacco, cioccolato e spezie. Retrogusto di frutti di bosco e prugna per un prodotto che comunque è destinato ad invecchiare per molti anni; anni che poi fanno affievolire i tannini in maniera sempre maggiore.

Per certi aspetti sembra ricordare un supertuscan ed è forse per questo che in America piace tanto.

mercoledì 3 giugno 2009

Gavi dei Gavi 2007 Etichetta Nera, La Scolca

Questo è un vino che ho provato (purtroppo) solo una volta e che vorrei quanto prima degustare ancora, una sola occasione però è bastata per apprezzare moltissimo questa bottiglia; stiamo parlando del vino di punta dell'azienda conosciuto anche oltre i confini dell'Italia. In America per esempio ha moltissimo seguito tanto che Gary Vaynerchuk in molte occasioni ha recensito diverse annate con ottimi giudizi.
Il vino, con un prezzo medio-alto, si presenta con un colore giallo brillante e luminoso accompagnato da odori e sapori di grande varietà. Grande equilibrio tra naso e bocca, con una freschezza che lo rende adatto anche per l'aperitivo. Ottima mineralità e retrogusto di agrumi.

Ho provato, nel corso di questi anni, diversi Gavi spaziando tra molti produttori: per quello che mi riguarda l'Etichetta Nera è sicuramente il migliore.
Onestamente non saprei con cosa abbinarlo; alcuni suggeriscono zuppe di pesce, altri formaggi a posta molle. Considerate le caratteristiche sarei curioso di provarlo con una bella insalata di polpo o in alternativa una bella trota al cartoccio.
Chi mi fa compagnia in questo esperimento?

martedì 2 giugno 2009

Centovini

Chi ama il vino ed abita a Roma non può non conoscere Trimani, mitica enoteca molto ben rifornita che ha fatto la storia della Capitale dal punto di vista etilico. Qualsiasi vino italiano (e francese) voi cerchiate, qui è possibile trovarlo.

Ora questa esperienza maturata da anni direttamente sul campo, a contatto diretto con la gente e con gli stessi produttori è stata messa nero su bianco in un libro, "un elenco" ragionato, commentato di 100 vini con relative annate migliori, storie del produttore, del territorio e delle persone che quel determinato vino hanno creato.
Una lettura agile, assolutamente leggera che riesce ad accontentare sia chi per la prima volta viene a contatto con questa materia sia i degustatori più esigenti: al termine avrete in mano diverse proposte, adatte a tutte le tasche, sulle quali ragionare. Il vino viene descritto non solo nei suoi aspetti tecnici insomma ma anche dal punto di vista storico, sociale, antropologico. Con l'estate che si avvicina mi pare un'ottima proposta da consumare in vacanza in pochi giorni.

P.S.
Vorrei ringraziare di cuore tutti coloro che davvero in tanti hanno risposto al mio appello sul commentare e fare proposte. Ero sicuro che non mi avreste deluso, grazie ancora.

lunedì 1 giugno 2009

Vassallo 2007, Colle Picchioni

Il tempo ballerino di Roma, il caldo che sembra aver dato una tregua di qualche giorno ma soprattutto un ottimo piatto di bucatini all'amatriciana e di rigatoni con la coda alla vaccinara in un ristorante della capitale dimostratosi una bellissima sorpresa, ha consentito di provare un vino ancora acerbo ma che in potenza può regalare delle soddisfazioni.

Il Vassallo 2007 viene prodotto alle porte di Roma dall'azienda di Paola di Mauro che da sempre rappresenta un'istituzione nel mondo della enogastronomia laziale ed italiana. Parliamo di un blend di Merlot (60%), Cabernet Sauvignon (30%), Cabernet Franc (10% ): classico taglio bordolese insomma e proprio di questa composizione presenta tutte le caratteristiche: colore rosso concentrato con un sottofondo di frutti di bosco al naso mentre in bocca non manca un accenno di pepe unito ad un marcato sapore di carne rossa. Forse un po' corto anche dopo diversi sorsi.

Ulteriori giudizi o descrizioni restano necessariamente sospesi: abbiamo provato il 2007 ancora totalmente chiuso e giovane, fattore intuibile anche per un fortissimo tannino che però è andato attenuandosi dopo l'apertura della bottiglia.

Nel complesso un prodotto che consiglierei soprattutto in abbinamento a pietanze corpose (in tal senso ottimo con i bucatini alla'amatriciana piuttosto che con carni rosse) ma che deve necessariamente invecchiare almeno 10 anni. Anche nel Lazio ci sono ottimi produttori, bisogna solo cercarli.

P.S.
Per i pochi lettori: se ci siete, palesatevi, per favore, con commenti, spunti di riflessione, suggerimenti e qualsiasi altra cosa possa rendere questo blog, se possibile, più interessante.