lunedì 30 novembre 2009

L'Atto 2005, Le Cantine del Notaio

L'ottimo Carletto con i vini raramente sbaglia. Nei giorni in cui è stato a Roma (facendo palesemente finta di fare delle ricerche all'archivio di Stato) nello stesso locale dove, come direbbero nella Capitale, ha perso la brocca per la figlia del proprietario, ha scelto di provare l'aglianico de Le Cantine del Notaio, precisamente l'Atto.

Vino di potenza incredibile, provandolo ho percepito sia al naso che in bocca tutte le caratteristiche tipiche di questa uva, senza che l'alcool influisse sulle sensazioni. Frutti di bosco ma soprattutto pepe nero e un vero e proprio tripudio di tabacco; mai sentito così prepotentemente come in questa circostanza.

Anche a Carlo è piaciuto molto e la cosa non mi meraviglia: Le Cantine del Notaio si è dimostrato ancora una volta il miglior produttore di aglianico in circolazione. Facilmente percepibile è la professionalità dietro ad un vino del genere ma soprattutto la padronanza nell'uso della materia prima.

Straconsigliato possibilmente con un fantastico arrosto di maiale.

venerdì 27 novembre 2009

Fonterutoli Chianti Classico 2006, Mazzei

In linea di massima non tollero i vini toscani, ormai praticamente tutti uguali nel sapore: gli americani sono legati ad un certo gusto (rotondo, legnoso e pieno di vaniglia) e i produttori li assecondano, nei fatti, creando vini molto simili tra loro. Manca il territorio e il sapore si è standardizzato.

Il Chianti di Fonterutoli invece è diverso: piacevole, con un rapporto qualità\prezzo molto conveniente (il costo è circa 15 euro). Lo abbiamo provato su consiglio del Cocco di mamma brussellese, punta di diamante della squadra etilica belga: come era prevedibile l'indicazione si è rivelata preziosa. Tannino rotondo, sentori di more ed altri frutti di bosco ed in bocca il classico gusto di sugo di carne, tipico del Chianti. Niente di più e niente di meno ma sicuramente un vino dietro il quale si nota uno studio ed una tecnica di ottima qualità.

Non è un caso che la rivista Decanter a questa bottiglia abbia assegnato 4 stelle (punteggio piuttosto alto).

L'abbinamento migliore? Elementare: una meravigliosa fiorentina, preferibilmente quella di Cecchini.

Speriamo di realizzare la cosa per Pasqua.

giovedì 26 novembre 2009

Valpolicella Superiore Casalvegri 2006, Ca' La Bionda

Roscioli ha la migliore carta dei vini di Roma, su questo penso nessuno possa obiettare. Inoltre, non solo è la più fornita ma è anche assolutamente onesta quanto a ricarichi (eccezione fatta forse per i vini francesi); la scelta è vastissima e veramente per tutti i gusti e tutte le tasche. Il Dott. Polentone (quando siamo andati a mangiare lì nella serata di lunedì) ha suggerito questo Valpolicella Superiore decantandone le lodi, soprattutto nel rapporto qualità prezzo.

Forse perché, vista la provenienza della bottiglia, giocava in casa o forse perché (non lo escluderei) si è buttato e gli è andata bene, sta di fatto che la scelta si è rivelata felicissima. Un vino giovanissimo ma privo di qualsiasi sentore di legno, molto morbido, assolutamente piacevole al gusto. Al naso poi una vera e propria esplosione di frutti di bosco e amarena. Potente ma allo stesso tempo delicato, con la mitica amatriciana di Roscioli faceva, come direbbero a Roma, la sua porca figura.

Mentre conversavamo sulle caratteristiche della suddetta bottiglia, siamo stati abbordati da una coppia (lui tipico romano espansivo e caciarone, lei siciliana di agrigento molto più riservata ma estremamente simpatica) che scambiandoci inspiegabilmente non per due cialtroni (come la realtà dei fatti dimostra) ma per intenditori ci ha chiesto informazioni sul nostro vino e su quello che loro stessi stavano bevendo in quel momento (Muffato della Sala). Da lì è partito un discorso sulla Toscana, su Montepulciano, su Cortona e i suoi mitici ristoranti passando per Alleanza Nazionale e la svolta di Fiuggi. Non so in base a quali insane associazioni di idee, il discorso si è concluso sul loro imminente matriomonio con relaivi progetti per il viaggio di nozze.

Non c'è niente da fare, ha proprio ragione Jean-Robert Pitte, il vino è prima di tutto un fattore di aggregazione sociale.

mercoledì 25 novembre 2009

Il vino può avere strane ricadute, soprattutto quando è particolarmente buono.

Nei prossimi giorni, come annunciato, avrò modo di descrivere i vini provati. Per ora vi basti questo frammento di dialogo realmente avvenuto ieri sera durante un aperitivo a base di aglianico e sauvignon.

Luogo: una famosa enoteca romana.

Io: (guardando Carlo che insistentemente guarda (direi fissa) la figlia del proprietario che passa davanti a noi (in continuazione): aò, hai finito de guardà? Je stai a fà la radiografia.

Carlo: ma sei scemo!? Sto guardando il Repertorio! (un vino di un famoso produttore del Vulture, ndr.)

Io: Se certo, stai proprio a guardà il repertorio, quello della figlia del proprietario!.

Roma

Giornate di grandi degustazioni. Nei prossimi giorni, con più calma, ci sarà modo di descrivere tutti i vini provati. In via preliminare posso dire che sono rimasto colpito da un Aglianico di ottimo livello e da un Valpolicella Superiore assolutamente soprendente.

A tempo debito.

sabato 21 novembre 2009

Su Gusto e i vini privi di gusto.

Due piacevoli novità da prendere in considerazione da Gusto:

1) la carta dei vini è stata notevolmente riconfigurata (in meglio ovviamente) e ci sono belle novità e prodotti piuttosto interessanti e a prezzi contenuti (mi viene in mente a titolo d'esempio l'intera gamma dei bianchi dei Feudi di S. Gregorio).

2) la bottiglia che abbiamo scelto era disponibile al primo colpo, senza la necessità, come solitamente capita da Gusto, di dover optare per altre.

Sulla qualità del vino provato stenderei un velo (pietoso?). Sembrava di bere l'Acqua Paola
tanta era l'incosistenza. Totalmente diluito e privo di qualsiasi sentore sia al naso che alla bocca. Non farò mai il nome, posso solo dirvi che era un vino aromatico del Trentino.

martedì 17 novembre 2009

Londra, il ritorno

Dopo un volo d'andata modello montagne russe, eccomi arrivato a Londra. Tempo da lupi il primo giorno, meglio nei nei seguenti. Nella valigia, come già detto una bottiglia di Pinot Grigio di Deiss 2002 (come peraltro vi avevo annunciato).

Vino di altissima qualità, aperto, devo dire, nel momento giusto. Per questo genere di prodotto 7 anni di bottiglia sono sufficienti. Appena aperto, profumi tipici dell'Alsazia: sentori aromatici già presenti sul tappo. In bocca invece albicocca e pesca, in un susseguirsi che dura in bocca diversi secondi, accompagnate da un'aroma molto particolare; zuccheri residui molto ben bilanciati con l'acidità. Unico difetto: tende un po' a sgonfiarsi dopo l'apertura della bottiglia (in ogni caso niente di paragonabile allo sgonfiamento al quale sono soggetti i nostri vini italiani). Credo proprio che la potenza di questo vino sia stata ulteriormente esaltata da un abbinamento strepitoso: formaggi a pasta molle scovati in un negozio di Londra che definire strepitoso è riduttivo. Così mi immagino, qualora dovesse esistere, il Paradiso.

Il giorno seguente invece abbiamo provato il bianco di base di Jadot: 2007, vino totalmente chiuso ma comunque già potenzialmente capace di dare qualcosa. Vaniglia soprattutto ma anche un leggero finale di margherita appena percettibile.

Tutti questi esperimenti inframezzati da una puntata dal mitico Fifteen (uno dei ristoranti di Jamie Oliver) per una stupenda colazione tipicamente inglese (bacon, uova strapazzate e una sorta di pane tostato). Il locale è arredato con stile e grande gusto: non mi meraviglia che per cenare lì vi sia un'attesa di quasi 6 mesi.

Ora mi aspetta una settimana di digiuno prima dell'arrivo dell'orsetto dal cuore di polenta con il quale abbiamo già puntato la carbonara di Roscioli (il vino dobbiamo ancora sceglierlo).

Dura la vita eh?

venerdì 13 novembre 2009

L'Ondra

Le cose stanno in questo modo: domani volerò alla volta di Londra. Nella mia valigia, oltre qualche libro che non può mai mancare, una bottiglia di Pinot Grigio 2002 di Deiss (del quale vi darò conto appena tornato) da abbinare ad una serie di formaggi che verranno comprati in un posto che si annuncia a dir poco strepitoso.

A presto dunque. E ricordate, diffidate sempre degli astemi.

mercoledì 11 novembre 2009

Puligny-Montrachet 2002, Domaine Louis Carillon

"Qui siamo ai vertici dell'enologia mondiale", così ha esordito il mio mitico maestro enologico aprendo questa bottiglia. E come dargli torto? Sapore incredibile e odori quasi violenti di margherita e vaniglia per questo produttore francese di altissimo livello.

Ancora molto giovane ma senza dubbio già in grado di esprimere sensazioni che molti vini italiani possono solo sognare. Lunghissimo in bocca, con persistenze che arrivano improvvisamente dopo aver mandato giù il vino. Un'acidità forse eccessiva per un prodotto del genere ma alla quale si fa subito l'abitudine.

Personalmente ne sono rimasto molto colpito; è sempre lo stesso discorso: vini di questo tipo riescono a esprimere delle vere e proprie emozioni che, dispiace dirlo, in Italia non si trovano tanto facilmente. O meglio, si trovano ma a prezzi molto più alti. Proprio questo tipo di sensazioni non sono solo una caratteristica organolettica ma un modo di essere, una metodologia produttiva quasi manicale che poi però ci regala queste meraviglie.

L'abbiamo bevuto ascoltando Antonio Di Pietro a Ballarò: abbinamento non fortunatissimo devo dire. Meglio buona musica.

giovedì 5 novembre 2009

Dove c'è gusto...

... non c'è perdenza, si dice; ed è proprio vero, senza ombra di dubbio. Da pochi giorni è uscita la guida dei vini del Gambero Rosso 2010 con tutti i relativi premi che ovviamente ogni anno vengono assegnati. Ho dato uno sguardo rapido ai prodotti regione per regione ed alcune cose mi hanno molto meravigliato.

Un esempio su tutti: è stato attribuito al Gewürztraminer Kastelaz 2008 di Elena Walch (se ho capito bene) un premio speciale per la qualità. La cosa mi stupisce perchè chi legge questo blog (i soliti quattro gatti) sa benissimo che ad ottobre avevamo provato questo vino e non ci aveva fatto impazzire. Rimando a quel post per le opinioni del caso. Restano però una serie di considerazioni specifiche: non voglio certo contestare i metodi di giudizio dei "tecnici" del Gambero Rosso che sono sicuramente più preparati di me ma mi chiedo comunque quali siano le ragioni di tali opinioni. Personalmente preferisco altre guide a quelle del Gambero Rosso (che invece ritengo ottima per i ristoranti e i bar) per quello che riguarda i vini ma in questo momento sono più interessato a capire quali siano i parametri che consentono di definire un vino un "Tre Bicchieri".

L'anno è ancora lungo comunque: c'è tempo per indagare.

domenica 1 novembre 2009

The accidental conoisseur

Questo signore si chiama Lawrence Osborne, di mestiere fa il giornalista e scrive per alcuni tra i migliori periodici d'America, su tutti il New Yorker.
Penna affilata e sempre irreverente che una volta si è cimentato anche in un delizioso libro sul vino: non perdetelo e soprattutto gustatelo con calma, proprio come se beveste una grande rosso da meditazione.
Un saggio che va fatto decantare insomma, che parte in sordina e che piano, piano diventa brioso e frizzante. Si può dire che parte come Bordeaux e alla fine diventa, in una meravigliosa trasformazione, un grande Champagne.
Descritto è il suo viaggio in giro per il mondo, sui principali itinerari enologici del pianeta. Dal produttore biologico italiano passando per la Francia fino ad arrivare al tanto chiacchierato (e da alcuni odiato) Robert Mondavi. Ogni parte ha la sua precisa descrizione, con uomini e paesaggi annessi; si parla del vino sempre come una splendida metafora della vita ma senza mai prendersi troppo sul serio, con ironia ed acutezza.
In questo libro c'è tutto: il tema del vino, quello del viaggio come punto di partenza e di arrivo, i luoghi da scoprire, quelli già scoperti, l'amore per il territorio, la tecnologia e quelli con le mani sporche di terra.

Da leggere sorseggiando un bel rosso ed ascoltando Kenny Garrett.