venerdì 28 maggio 2010

Provare, provare, provare e poi... (cit.)

Il mio "maestro" etilico mi ha regalato alcune bottiglie, tra le quali il Cotes du Rhone di Guigal 2005, di cui sa che sono particolarmente ghiotto (cit.). A Roma è arrivato il caldo (anche se le previsioni parlano di un rapido calo delle temperature nella prossima settimana) e dunque credo che almeno per adesso dovrò rimandare l'apertura di questo meraviglioso rosso della Valle del Rodano.

Peccato però: l'ultima volta che ho provato il 2005 ricordo un'ottima potenza ma un vino ancora totalmente chiuso. Forse qualcosa è cambiato. Ho ancora in mente un fantastico 1998 provato in un ristorante in Umbria: era in carta a un prezzo ridicolo. Finezza, eleganza, bilanciamento, profumi inebrianti e finale di ciliegia poetico.

Sul fronte Dream Team arrivano notizie sorprendenti: la settimana scorsa degustazione di Gewurztraminer alsaziani a Bruxelles. Il Rangen de Thann Domaine Zind Humbrecht Clos-Saint-Urbain Pinot Gris 1995 (vino straordinario) sembra aver raggiunto il suo apice e dunque deve essere bevuto ora. Si, avete capito bene, il famoso acme di cui parla Maya in Sideways, quella curva che rappresenta la vita di ogni singola bottiglia e che descrive la sua evoluzione ed il suo inesorabile declino.

Il periodo non consente molte degustazioni (in realtà nessuna) ma prometto di spolverare nei prossimi giorni qualche prova recente per discuterne con voi.

Alla vostra.


lunedì 24 maggio 2010

Signore e Signori...

Ecco come si suicida un paese.



Questa mi pare l'ennesima dimostrazione.

venerdì 21 maggio 2010

Gewürztraminer 2009, Colterenzio

Diamo ancora una volta fiducia a un Gewurztraminer italiano - mi dicevo tra me e me - tutto sommato parliamo di un'uva alla quale sono particolarmente legato.

E questo ho fatto. Risultato? Non totalmente deludente ma senza dubbio nemmeno eccezionale.

Questo vino base di un produttore molto famoso nella zona rappresenta a mio avviso un'ottima bottiglia da aperitivo, nulla di più.

Vino fresco, profumato, soffre del difetto che ho riscontrato in tutti i Gewurztraminer italiani: al naso bomba di frutti, note speziate, noce moscata e cannella. In bocca purtroppo non tiene le aspettative dei sentori olfattivi. Si sgonfia ed eccetto un freschezza indubbiamente piacevole e un'acidità bilanciata, poco altro. Mi sono sempre chiesto la causa di questo difetto. Dopo qualche anno penso di averla capita ma meglio non scriverla. Provate ad arrivarci da soli.

Questa sera l'ho provato con il pesce (con licenza parlando). L'abbinamento non era male. Secondo me però la sua morte è con una bella torta salata, di quelle che piacciono tanto a me.

Si dice che il Gewurztraminer sia il vino preferito dalle donne, perchè immediato e dunque facilmente assaporabile anche da chi ha un palato elementare, primitivo. Secondo me chi ha detto una cosa del genere ha dannatamente sottovalutato le potenzialità di questa uva ma soprattutto il palato delle donne, almeno di alcune.

Buon fine settimana e come sempre, alla vostra.


martedì 18 maggio 2010

Comunicazione di servizio

Carlo, dal momento che hai provato (abusivamente, diciamolo) il Riserva Vittorio Moretti 2002, sei pregato di raccontarci le tue impressioni in proposito.

Non farti pregare per favore.

lunedì 17 maggio 2010

Baccano

Sull'ultimo numero del Gambero Rosso compare una bella intervista a Gianna Nannini che da un po' di tempo ha iniziato a produrre vino. Si, avete capito bene, la famosa cantante ha scelto di intraprendere questa strada. Negli ultimi tempi sembra aver preso piede negli artisti questa moda: sporcarsi le mani di terra e tirare fuori qualche bella bottiglia, non sempre con risultati decenti bisogna dirlo.

La sua azienda si trova vicino Siena e produce tre diversi rossi, il Chiostro di Venere, Baccano ed il Rosso di Clausura. Mi sono ripromesso di provarli quanto prima.
L'intervista sotto certi aspetti è molto interessante e senza dubbio ci consegna l'immagine di una persona molto orginale e attaccata a quella terra.

Gianna Nannini è solo l'ultima in ordine di tempo. Prima di lei Gerard Depardieu, Francis Ford Coppola ed in Sicilia Mick Hucknall il leader dei Simply Red. Pare faccia un ottimo Etna Rosso dal nome non proprio originale, Il Cantante.

In conclusione una piccola obiezione: parlando di altri vini Gianna Nannini dice di amare l'eleganza del Pinot Nero di Borgogna (e su questo non posso che concordare) ma poi afferma di avere una debolezza per il Tignanello di Antinori e qua i conti non tornano. Le due cose non sono in contraddizione ma quasi. Rileggendo quella parte mi è venuto in mente un mio professore di latino molto bizzarro, il quale alla mia domanda su quale fosse la sua squadra del cuore, rispose con un candore quasi infantile "Roma simpatizzante Lazio". Sublime.

Alla vostra.


venerdì 14 maggio 2010

La Firma 2002, Cantine del Notaio

Signore e Signori vi presento l'aglianico. Non ci sono dubbi, per me l'uva in questione si identifica in questo produttore. Bottiglie portentose, attenzione maniacale alla qualità e alla produzione di grande livello.

Tutta la gamma è eccellente, dal vino base alla loro punta di diamante.

Questo aglianico ha proprio lasciato il segno. Al naso esplosione di frutti di bosco e tabacco, in un'evoluzione continua che non finisce mai. In bocca pepe nero e liquirizia in un sapore lunghissimo, che ti abbandona solo dopo molto tempo.

Bottiglia destinata ad invecchiare moltissimo e che necessita di essere decantata qualche ora per esprimere al meglio le sue potenzialità.

Qualcuno, non so bene chi, ha definito l'aglianico "il barolo del sud", per richiamare l'idea di finezza che il nebbiolo è in grado di esprimere. Definizione limitativa a mio avviso. L'aglianico ha una sua tipicità che lo rende unico nel suo genere.

Perfetto con arrosti o carne rossa.

Io lo ricordo abbinato ad una cena meravigliosa. Indimenticabile.

Alla vostra.

giovedì 13 maggio 2010

Ancora tu.

Ironia della sorte, o semplicemente in applicazione del principio per cui l'assassino torna sempre sul luogo del delitto, ancora Turriga, questa sera, in un certo senso per brindare a chi tra poco farà capolino su questa terra. Ancora 1999. Strana sensazione questa volta: totalmente chiuso. Legno impercettibile (e questo è un merito) ma pochissimi sapori, pochissimi odori.

Qualcosa soltanto nel finale, quasi un paio di ore dopo l'apertura.

Un vino senza dubbio fatto molto bene, dietro il quale si nota una tecnica assolutamente di alto livello ma ancora troppo giovane. Probabilmente ha bisogno di qualche anno in più.

La nostra conclusione è stata di riaprire la medesima bottiglia nel 2012 (sempre che il mondo non sia finito).


lunedì 10 maggio 2010

Degustazione della memoria (Turriga 1999, Argiolas)

Oggi mi piacerebbe parlarvi di un vino provato ormai parecchio tempo fa ma che ricordo quasi fosse ieri.

Il Turriga, creatura dell'enologo Giacomo Tachis, è un blend di 4 diversi vitigni (Cannonau, Carignano, Bovale sardo, Malvasia nera) bilanciati tra loro in maniera magistrale. A prima vista potrebbe sembrare un vino potente, oserei dire pesante, invece riesce a non essere mai fastidioso né al palato né al naso.

Ricordo ancora quando lo abbiamo aperto: dopo circa 3 ore di decanter, una vera e propria esplosione di frutti di ogni sorta. Ancora un po' chiuso ma grandissima sostanza e una finezza portentosa.
Ho ancora in mente il mio stupore: mi aspettavo un vino estremamente alcolico considerando anche il clima nel quale crescono le uve che lo compongono. Invece nulla di tutto questo. Siamo davanti ad un uso davvero notevole della materia prima.
Secondo il mio personalissimo e modestissimo parere questo è uno dei migliori 10 vini del nostro paese, senza ombra di dubbio.

In bocca delicato, morbido, rotondo. Un vino meraviglioso. Finale lunghissimo.

Certo, è un po' caro ma diamine, ne vale la pena!

La morte sua? Secondo me con il mitico maialino sardo al forno.


sabato 8 maggio 2010

Aglianico 2007, Mastroberardino

"Nightswimming deserves a quiet night" dice Michael Stipe. Una pessima giornata invece merita due possibilità: 1) andare a prendere fisicamente la causa di questa pessima e maledetta giornata per cagionarle un discreto danno, fisico e non; 2) affogare in una degustazione la profonda frustazione del momento, magari mentre vedi la seconda serie del Commissario Wallander (ma quanto è bravo Kenneth Branagh, vogliamo dirlo?Lo diciamo)

Ho optato per la seconda possibilità ritenendola più praticabile, politicamente corretta ma soprattutto, a differenza della prima, non penalmente rilevante.

Aglianico 2007 di Mastroberardino dunque, la mia uva preferita dopo il Nebbiolo. Inutile che stia qui a menarla con la solita storia dell'aglianico, uno pochissimi vitigni non colpiti dall'epidemia di filossera che ha tartassato l'Europa tra il 1800 e il 1900. Vi basti sapere che stiamo parlando di un'uva potente, massiccia ma allo stesso tempo bilanciata, difficilmente eccessiva.

Questa bottiglia di un produttore storico della regione Campania ha tirato fuori alcune caratteristiche tipiche dell'aglianico ma ancora molto sottotraccia purtroppo.
Estremamente chiuso, con tannini troppo presenti, al naso esprimeva frutti di bosco e tabacco mentre in bocca l'alcool lasciava spazio ad un finale non molto lungo di pepe nero.

Il difetto principale? Troppo legno, davvero troppo. Se ci fosse Gary Vaynerchuk lo definirebbe "oak monster".

Non lascia il segno soprattutto rispetto ad altri produttori del Vulture davvero grandiosi (penso a Le Cantine del Notaio).

Buon fine settimana a tutti, belli e brutti. Bevete poco ma vi prego, bevete bene.

venerdì 7 maggio 2010

Bourgogne Aligoté 2006, Domaine Goisot

Ho un debole per questo produttore, ritengo che in quella zona sia tra i migliori come prefessionalità, tecnica e qualità.
In un modo o nell'altro alcuni ricordi piacevoli della mia vita sono legati alla signora Goisot.

Produzione biodinamica per un bianco di grandissimo valore e destinato all'invecchiamento. Colore giallo, al naso esprime una vasta gamma di profumi, dalla mollica di pane alla nocciola. In bocca invece una freschezza molto piacevole, con una struttura molto rotonda e mai fastidiosa.
Un finale lunghissimo che resta sulla lingua per tanto tempo.

Il 2006 che abbiamo provato era ovviamente molto giovane ma già dimostrava una complessità che raramente ho visto in altri bianchi italiani e soprattutto allo stesso (ridicolo) prezzo. Un vino così può solo migliorare ed esplodere definitivamente in tutta la sua materia.

Grande finezza. Il prezzo? Da ridere, 6 euro al produttore.

mercoledì 5 maggio 2010

Roos Brut, Foss Marai

Premessa quasi obbligata: non amo particolarmente il prosecco ed anzi ritengo che allo stesso prezzo si possano trovare spumanti della Loira (pur essendo un genere totalmente diverso) superiori persino ad alcuni blasonati Franciacorta. Detto questo, cerco sempre di non pormi preconcetti rispetto ad una degustazione.

Ho provato questo prosecco Rosè con molta curiosità, convinto di poter trovare qualche elemento interessante, visto anche il produttore, uno dei più famosi per quello che riguarda questo genere di bollicine e deciso a fare uno strappo alla regola rispetto alla mia naturale idiosincrasia (ho questo limite, mi dispiace) per i rosati.

Onestamente mi aspettavo molto di più: probabilmente è stato servito alla temperatura sbagliata e in un bicchiere non propriamente adatto ma in ogni caso pensavo di trovare qualcosa di meglio.

Al naso molto poco e in bocca una bollicina un po' stanca, fiacca accompagnata da un debole sapore di frutti di bosco.
Un prodotto da aperitivo che forse tira fuori il meglio abbinato a qualche pesce (con licenza parlando), per esempio un salmone, con il quale condivide non soltanto la somiglianza cromatica.

Rimandato a settembre; mi sono ripromesso di dargli una seconda possibilità.

lunedì 3 maggio 2010

Autoreferenzialità (cosa ci vuoi fare?) cit.

Ci sono episodi che sembrano quasi un segno del destino o forse sono semplicemente una casualità capitata al momento giusto.

Ad ogni modo, nei giorni passati avevo preso la decisione di chiudere questo blog, convinto che solo in pochissimi (gli amici e qualche altro) leggessero quello che scrivevo. Che senso ha continuare? - mi chiedevo - Le mie elucubrazioni posso pure tenerle per me.

In pochi giorni però due situazioni (peraltro concatenate) mi hanno convinto che tutto sommato vale la pena continuare.

Un nuovo lettore\commentatore si è affacciato sul mio blog. Inizialmente credevo fosse qualche mio conoscente che scriveva sotto mentite spoglie mosso a compassione dalla penuria dei commenti. Successivamente ho invece appurato che si trattava (e si tratta) di un autentico lettore e proprio lui mi ha segnalato (e per questo lo ringrazio) una cosa che ha fatto molto piacere al mio piccolo e miserrimo ego (si, lo so, avete ragione, sono penoso ma ogni tanto lasciatemi essere autoreferenziale): la mia recensione al libro di Andrea Scanzi è stata citata dall'autore sul suo blog personale (che peraltro seguo quotidianamente senza essermi però accorto della cosa).

Voglio prendere questo elemento come un incentivo a continuare a parlare di un argomento che a quanto pare appassiona tanta gente e in qualche modo unisce noi appassionati e sollecita alla discussione.

Da domani continuerò a parlare di annate, bottiglie, produttori, sapori e odori di ogni sorta ma oggi, solo per oggi, lasciatemi assoporare questa piccola soddisfazione e se volete chiamatemi pure cialtrone e, se potete, scusate questa piccola digressione.

domenica 2 maggio 2010

Quelli che...

Una recente ricerca di mercato ha drammaticamente messo in luce che una percentuale piuttosto alta di persone cerca vino sotto i 3 euro e che solo una quantità molto bassa di soggetti si orienta invece verso bottiglie ad un prezzo superiore. Risultati piuttosto sconfortanti dunque.

Ancora oggi non sono riuscito a trovare nessuno in grado di spiegarmi come sia possibile produrre vino a tre euro (dunque con tutte le spese di distribuzione e produzione, compresa la bottiglia e l'etichetta) e questo elemento in un certo senso introduce un argomento direttamente collegato: le varie categorie del consumatore italiano di vino.

Possiamo individuare diversi soggetti che in qualche modo vi rientrano.

1) Quelli che del vino, guarda, proprio non mi importa. Anzi mi stanno pure sulle balle quelli che si proclamano esperti. La sera se esco con gli amici voglio solo una cosa alcolica e del sentore di frutti di bosco me ne sbatto.
Viva la sincerità.

2) Quelli che io sono un super esperto, appassionato di vini biodinamici della Loira (perché fa fico) e in questo rosso percepisco distintamente profumo di pane tostato ed acacia (cosa sia l'acacia magari nemmeno lo sa). Insomma il cialtrone che utilizza il vino per rimorchiare. Nella migliore delle ipotesi non saprebbe distinguere un Brunello di Montalcino da un succo di frutta.

3) Poi c'è la categoria più divertente, almeno secondo me: quelli che ad ogni aperitivo prendono sempre lo stesso genere di vino, se rosso il Nero d'Avola (che ultimamente va tanto di moda), se bianco il Fiano d'Avellino o al massimo un Prosecco nella maggior parte delle volte totalmente incosistente. Li potete riconoscere agilmente soprattutto adesso che sta arrivando l'estate e dunque il caldo: stanno fuori dai locali stringendo nella mano destra il bicchiere come fosse una cazzuola e nell'altra una maledetta sigaretta che distrugge con quel brutto sapore di carta bruciata qualsiasi sapore. Ho notato, senza nessuna pretesa maschilista, che questo genere di categoria è generalmente femminile.

4) Poi c'è il nazionalista. Quello che il vino italiano è il migliore e i francesi sono solo brutti e cattivi. Non parliamo poi dello spumante, hai pure il coraggio di paragonarlo allo Champagne che non ha nessun sapore?
Pure questi sono notevoli.

5) L'ultima categoria è forse la più misera nel suo genere: quello che compra il vino in base al prezzo. Tu gli dici che hai fatto una degustazione di un certo produttore e lui ti ribatte immediatamente che di quella casa ha provato il vino più costoso, nella maggior parte dei casi un rosso pieno di legno che non vale minimamente il prezzo speso. Per intenderci, sono quelli che al ristorante, a caso, prendono la bottiglia più cara, tipo oligarchi russi insomma.
Questi personaggi generalmente li riconosci prima ancora che parlino, dal modo di vestire.

Sono alla ricerca di altre categorie e non dispero: il vino, come è noto, è una grande arena sociale.