mercoledì 30 giugno 2010

Gewurztraminer Bergheim 2002, Deiss

"Guarda quello che mi dici mi fa pensare a due possibili alternative: o la bottiglia era sifola oppure Deiss ha qualche problema."

Questo a grandi linee il riassunto di una conversazione che dopo un po' somigliava sempre di più alla conversazione settimanale Pannella-Bordin. Sono più o meno le 2 di notte, la stanchezza è tantissima ma il sonno stranamente poco. Linea diretta con Bruxelles, telefonata via Skype.

Si discute di una degustazione appena fatta. Gewurztraminer Deiss 2002. Vino dalle grandi potenzialità, produttore di primissimo piano in Alsazia.

Dunque, è successa la seguente cosa: appena aperto un'esplosione indescrivibile di frutta. Pesca, albicocca, caffè tostato, miele. In bocca grandissima materia, viscoso al punto giusto, acidità superba e una dolcezza veramente delicata. Una finezza commovente oserei dire.

Dopo un paio di ore sono usciti fuori i problemi. Il vino si è come sgonfiato, ha perso tutte le sue caratteristiche, l'alcool ha fatto capolino, prepotentemente. Gli odori sono praticamente scomparsi. Alla fine sembrava quasi un marsala.

Diverse teorie sono state formulate in proposito: bottiglia sifola come già detto (sifola aka conservata male e dunque ossidata); vino che aveva raggiunto il suo apice e che quindi stava già perdendo potenza; problemi del produttore.

Onestamente non saprei cosa dire, certo la prima ipotesi mi convince poco esattamente come l'ultima. Sarei per la seconda ipotesi anche se mi sembra un vino troppo giovane per essere già, come direbbe Vaynerchuk, "over the top".

Mi sono ripromesso di provare ancora.



E scusate se è poco.

lunedì 28 giugno 2010

Prosecco Brut, Val d'Oca

Premessa di rito: per me le bollicine sono solo gli Champagne, qualche spumante della Loira veramente grandioso e solo alcuni Franciacorta nostrani, nulla di più ed in ogni caso anche per i francesi, che personalmente prediligo, ci sono spesso troppi anni da aspettare per apprezzarne veramente le caratteristiche organolettiche. A prezzi molto più contenuti preferisco qualche ottimo chablis che in un certo senso con le bollicine francesi ha precchi punti in comune.

Poi certo, c'è dietro lo Champagne ci sono tutta una poesia e un fascino che difficilmente puoi trovare in altre bottiglie e soprattutto, cosa fondamentale, devi berlo con la persona giusta ma, come dice qualcuno, questa è un'altra storia.

Fatta la doverosa premessa posso dire che alcune volte, ma solo alcune, non disdegno anche un ordinario prosecco come questo di Val d'Oca.
Nulla di trascendentale ma comunque molto piacevole soprattutto in queste serate romane sempre più afose.
Bollicine violente sulla lingua (tipico) e retrogusto acidulo tutto sommato ben bilanciato.
Vino assolutamente dignitoso ma solo se ti metti nell'ottica giusta al momento della degustazione.

Detto altrimenti: non aspettatevi nulla di più di una fresca bevuta.


venerdì 25 giugno 2010

De Vite 2009, Hofstatter

Siamo alle solite direi, anche in questo caso, anche con questa bottiglia che sinceramente credevo meglio.

Navigando su internet leggo recensioni molto positive, alcune parlano addirittura di "finale di rara complessità".

Ecco, con tutto il massimo rispetto e con grande umiltà mi permetto di chiedere: che vino avete provato?

Quello che ho bevuto io avevo una bel naso, quasi da vendemmia tardiva, dunque piacevole. Prometteva in bocca un tono zuccherino, se non addirittura dolce. Invece niente. Molto debole, deludente rispetto a quanto faceva sperare nelle note olfattive (come dicono quelli bravi).

Bel colore, sapidità decente e buona freschezza ma senza ombra di dubbio mi aspettavo qualcosa di più considerando anche il produttore di grande livello.
Altra aggravante: da Bruxelles arrivano voci circa un grandissimo 2008 della signora Goisot di cui spesso abbiamo parlato in questo blog, anche a livello di vini base al prezzo ridicolo di 5 euro. Per fortuna a Roma qualcosa si trova: è partita la caccia.



Qualche giorno fa una persona, venuta a conoscenza del fatto che suonavo il sax da qualche anno mi ha chiesto quale fosse il mio stile di riferimento. Difficile a dirsi ma se dovessi scegliere direi che mi sento molto vicino al modo di suonare di David Sanborn; non nella qualità ovviamente ma semplicemente in questo modo di caricare molto sulle singole note sfruttando molto lo strumento. Ovviamente a lui riesce in maniera sublime, io ogni volta faccio delle porcherie, ma si sa, a ciascuno il suo.

martedì 22 giugno 2010

Biblioteca

Non so voi ma io ho sempre detestato Edmondo De Amicis. Mi ricordo quando il suo terrificante Libro Cuore veniva propinato alle elementari. Tutte quelle storie zuccherose, pesanti, di un buonismo veltroniano davvero insopportabile. Per intenderci, su Franti sono sempre stato d'accordo con Umberto Eco.

Pensate dunque con quale meraviglia ho scoperto che lo stesso scrittore di quell'opera terribile era anche autore di un saggio meraviglioso sul vino. Avete capito bene, Edmondo De Amicis, quasi per scherzo scrisse un saggio al termine di una serie di conferenze che lui stesso organizzò sul tema del vino.

Un libro da leggere in un pomeriggio, delizioso e leggero al punto giusto. Un De Amicis che davvero non ti aspetti.


Edmondo De Amicis, Il vino

mercoledì 16 giugno 2010

6-0, 6-0

Dunque, potrei iniziare un discorso lunghissimo su quanto incredibile sia il vino, di quanto sia in continua evoluzione. Come una bella donna all'inizio sta sulle sue e poi si apre (con licenza parlando) e rivela tutte le caratteristiche più belle, più nascoste.

Potrei dire tante altre cose ma vi basti sapere che il confronto Italia\Francia ancora una volta è stato per noi impietoso.

Da una parte del ring il vino base di Benanti, grandissimo produttore italiano, in grado di tirare fuori uno dei migliori bianchi del nostro paese (mi riferisco al Pietramarina), dall'altra Vouvray 2006 Domaine Huet. Il primo (Bianco di Caselle, Carricante 100%) all'inizio totalmente chiuso, con una forte sapidità (tipica di questo produttore siciliano), si è poi aperto un po' rivelando sentori di limone e ananas. In bocca un po' stanco, corto. Vino decente insomma, considerato anche il prezzo.

Poi arriva il secondo, bianco della loira, giovanissimo ma già molto complesso. Bomba di frutti al naso e in bocca tipici sentori dei vini della Loira: gesso e acidità magistralmente bilanciata. In bocca rotondo, mai pesante, fresco e lunghissimo. Una vera e propria meraviglia. Un vino che non ti stanchi mai di provare, che in ogni sorso tira fuori qualcosa di nuovo.

Francia batte Italia 6-0, 6-0. Dispiace dirlo ma è così.

domenica 13 giugno 2010

Mamertino

Per puro caso ho saputo che Planeta, azienda siciliana molto importante nel panorama etilico nazionale, sta per lanciare sul mercato un nuovo vino: si chiamerà Mamertino.

Nulla di particolare - direte voi - tutti i produttori ogni anno lanciano nuovi vini.
Verissimo ma in questo caso c'è qualcosa in più: il vino in questione era il preferito di un certo Giulio Cesare, personaggio di discreta statura morale ed importanza nella storia.

In altri termini Planeta ha voluto fare un'operazione di archeo-enologia (passatemi il neologismo) andando a riscoprire un'uva praticamente abbandonata (salvo rare eccezioni).

La produzione sarà localizzata a Capo Milazzo.

Cosa ne verrà fuori? L'azienda sarà in grado di valorizzare quello che gli antichi romani consideravano il miglior vino dell'Impero insieme al Falerno?

Non so voi ma io sono molto curioso.

lunedì 7 giugno 2010

Grand Cru 2007, Rapitalà

C'è solo una cosa da fare quando nel mezzo del pomeriggio ti prende una crisi d'ansia: andare in palestra e prima passare dall'enoteca vicina.

Prego, le consiglio questo vino è veramente particolare, a mio avviso eccezionale - diceva il proprietario, sedicente esperto - lo provi, poi torni qua e mi dica com'è.

Meglio per lui non tornare, direi.

Io volevo una bollicina, mi serviva qualcosa di frizzante per contrastare il cattivo umore e invece puntualmente mi sono fatto infinocchiare, come ogni volta succede.

Sia chiaro, non stiamo parlando di un vino orribile ma nemmeno quel capolavoro di cui mi parlava il simpatico signore dell'enoteca.

Chardonnay 100% per questa bottiglia che viene considerata una delle migliori dell'intera produzione. Al naso classici profumi di questo varietale: mollica di pane e sottofondo aromatico. Nulla di più.

In bocca un po' stanco ma soprattutto molto corto. L'alcol (siamo sui 14%) ha il brutto difetto di coprire il frutto, con tutto quello che ne consegue, impendendo, nei fatti, di riconoscere qualsiasi sentore tipico di questa uva.

Un vino che non mi ha esaltato, considerando soprattutto il prezzo: a 18 euro in Francia si trovano bottiglie stellari.

Parafrasando Gary: "Not horrible, not special".

giovedì 3 giugno 2010

Côtes du Rhône 2005, Guigal

L'Italia ormai è sempre di più un paese sudamericano, sotto il profilo istituzionale ma anche climatico. Capita così di poter bere il 3 giugno un vino rosso, piuttosto corposo ma mai pesante.

Cotes du Rhone 2005 di Guigal, un vino al quale, come avrete capito, sono molto legato prima di tutto per i ricordi che mi scatena ogni volta.

Aperto un'ora prima di berlo: ancora chiuso, molto chiuso ma con la consueta materia pazzesca che lo ha sempre contraddistinto. Al naso bomba di prugna e more, con uno strascico di tabacco e pepe.
In bocca ancora un po' di tannino (nulla di paragonabile al legno di certi syrah italiani) che sfuma dopo alcuni sorsi. Lunghissimo, nonostante tutto, in bocca.

Sicuramente c'è ancora da aspettare qualche anno ma già adesso riesce a regalare ottime sensazioni.

Molto buono. Prezzo ridicolo, veramente ridicolo.



Buona notte Fiorellino.