lunedì 30 agosto 2010

Côtes du Rhône 2005, Guigal

A distanza di molti mesi ho riprovato ancora questa bottiglia. Non c'è niente da fare, è amore a prima bevuta, da sempre.
Il colore è quello tipico del Syrah, quel rosso intenso che quasi non fa passare la luce.
Una volta aperto ha subito tirato fuori tutti i sentori di questo varietale: in primo luogo nocciolo di amarena unito a frutti di bosco, more soprattutto.
In bocca un tannino veramente delicato che praticamente non disturba mai. Fine ma allo stesso modo potente (per questo adoro i francesi, sono capaci di "giocare" con le uve in maniera magistrale, bilanciando la materia come pochissimi produttori italiani sono in grado di fare). Il senso di "chiusura" che questo vino aveva fino a qualche mese fa è completamente scomparso. La bottiglia sta facendo il suo corso e lo sta facendo davvero bene.
L'ho provato giovedì scorso a Roma e posso dirvi che nonostante il caldo africano e l'umidità da foresta pluviale non era affatto fastidioso. Solo i francesi potevano farmi bere un vino rosso il 26 di agosto nella Capitale.
Il prezzo? Ridicolo, a Roma si trova a 12 euro (e già è un ricarico allucinante).
Qualità pazzesca tenendo anche conto che si tratta di un vino base fatto con uve comprate.

sabato 28 agosto 2010

Bellavista Cuvée Brut

Mi rendo conto che in questo paese, tra gli amanti del vino, non utilizzare parole di elogio per un produttore del genere sia esattamente come bestemmiare, come far esplodere un petardo in chiesa ma questo è.

Mi spiego meglio: considero Bellavista un grandissimo produttore italiano, vero e proprio ambasciatore del nostro paese all'estero; eppure, nonostante questo i suoi vini non mi fanno impazzire. Certo, le loro eccellenze sono di grande valore ma ad un prezzo a mio avviso assolutamente esagerato.

Ogni volta che faccio un discorso del genere al mio amico Carlo (che del suddetto produttore ha una vera e propria venerazione, tipo feticcio) lui storce palesemente la bocca, pensando che io debba essere necessariamente pazzo per dire una cosa del genere.

L'ultima volta che ho provato questa bottiglia è stato proprio con lui, poco prima di partire alla volta di casa alla fine di queste vacanze estive.

Buono ma non mi ha entusiasmato: bollicina delicata, piacevole ma sentori molto deboli. Al naso classico odore di pane con una lunghezza in bocca che comunque si fa sentire. Nel finale vaniglia e fiori bianchi.

Bel colore giallo.

Un vino assolutamente piacevole ma alla metà del prezzo si trovano spumanti della Loira nettamente superiori: questo è il vero problema, secondo me.

mercoledì 25 agosto 2010

Le scommesse si pagano!

Questa foto rappresenta la prova concreta dell'esistenza di un rarissimo esemplare di bottiglia di Sassicaia 1985 nelle cantine di un certo signore. Il, diciamo, legittimo proprietario si rifiuta di aprire il vino in questione, adducendo scuse veramente inconsistenti.

Da queste parti però non si dispera: verrà un giorno! cit.


Certo, lasciatemi descrivere l'emozione di aver tenuto tra le mani un tale capolavoro, quello che molti considerano il più grande vino rosso di tutti i tempi; è noto che il 1985 sia stata una grandissima annata in tutta Europa, nella zona di Bolgheri poi in particolar modo.


Riconsegnando al suddetto proprietario la bottiglia ho promesso a me stesso che quello dell'apertura sarebbe stato solo un appuntamento rimandato.

giovedì 19 agosto 2010

Gewurztraminer Joseph 2009, Hofstatter

Vi avevo parlato di un discreto gewurztraminer provato in vacanza? Mi riferivo a questa bottiglia di Hofstatter. Avevo pregiudizi negativi, devo ammetterlo ma questa volta sono stato smentito, almeno in parte.

Il vino al naso presenta una vasta gamma di sentori che spaziano dall’albicocca, passando per la mandorla, con un bel finale olfattivo di miele. Bella potenza al naso insomma.
In bocca iniziano i difetti (come prevedibile). Questa volta però quella sensazione di vino diluito si è sentita molto di meno del solito. Sulla lingua in altri termini non delude completamente e riesce a reggere il confronto con le sensazioni del naso.

Buona acidità (fattore positivo per l’invecchiamento) e sapori che richiamano i profumi.
Leggermente corto in chiusura ma senza dubbio superiore ai gewurztraminer italiani medi.

Con il galletto ai ferri faceva la sua porca figura.

lunedì 16 agosto 2010

Turning mistakes into gold (cit.)

Sono stato fuori 8 giorni e ho percorso circa 2900 km, una media di 362,5 km al giorno, la maggior parte dei quali in solitaria.

Guidare da soli presenta vantaggi ma anche diversi inconvenienti. Nessuno che possa darti il cambio quando sei stanco o almeno che possa parlare con te ed in qualche modo distrarti o tenerti sveglio. Sei tu e la strada e con la macchina (come è noto) non si può scherzare tanto.
Non ci sono però solo fattori negativi: essere soli nell'abitacolo ti porta a riflettere e non poco.

Pensi alle persone che hai appena salutato, a quelle che non vorresti mai lasciar andare via anche quando tutto sembra andare contro questa tua volontà, a quelle che stai per incontrare, a quelle che non hai potuto vedere per le ragioni più diverse; spesso ti chiedi "perché?" altre "perché no?". In altri momenti invece ti godi il silenzio o il sottofondo di una canzone alla quale sei particolarmente legato.

Otto giorni non sono tantissimi ma io penso comunque di aver provato, fatto e capito molte cose.

Sono "eroicamente" passato per Pontida con una macchina targata Roma, i finestrini abbassati e l'inno di Mameli che usciva dallo stereo a tutto volume; ho preso una vagonata di acqua come mai in vita mia; ho guidato a qualsiasi ora del giorno e della notte; ho mangiato bene ed in alcuni casi bevuto ancora meglio. Ho provato un Gewurztraminer italiano piuttosto buono (incredibile a dirsi vero? Seguiranno nei prossimi giorni relazioni e dettagli). Ho tenuto in mano una bottiglia di Sassicaia '85 (da molti considerato il più grande vino rosso di tutti i tempi) e quasi convinto il legittimo proprietario a provarlo. Sono passato nella zona di Franciacorta e mangiato dei meravigliosi dolci nella stessa pasticceria frequentata da Vittorio Feltri a Bergamo Alta (chissà che non abbia preparato un dossier pure contro di me).
Ho riso, ho pianto, mi sono dispiaciuto e mi sono rilassato. Ho tenuto compagnia a una piccoletta di 6 mesi con due occhioni grandi grandi e un sorriso che ogni volta ti commuove per la sua tenerezza.
Ho subito atti di razzismo al limite del paradossale come quando in un distributore di Seregno si erano convinti che volessi rubare la benzina mentre stavo semplicemente prendendo la carta di credito rimasta in macchina, "perché lei capisce, ho visto la targa Roma, e ho pensato volesse scappare senza pagare".

Ho letto molto: Harold Bloom che (come qualcuno ha giustamente detto) rinfresca l'anima e riesce a commentare Kafka come nessun altro autore, penetrandone i meandri più profondi; Walt Whitman, quello reso famoso dall'Attimo Fuggente per il celebre "O Capitano! Mio Capitano!", (peraltro nemmeno tra i suoi componimenti più belli), i versi del quale sono stati per me fedeli compagni di viaggio in questi mesi spesso difficili, rendendomi in alcuni casi addirittura felice o comunque appagato. Thoreau ed i suoi pensieri.

Ancora, ho imparato che nella vita non si può mai dire di sentirsi al sicuro ma che questo non comporta necessariamente vivere con ansia il futuro e tutto ciò che questo ha in serbo per noi.
Ho capito che l'essere umano è una cosa davvero strana e che alcune volte il legame di sangue è proprio l'ultima cosa che qualifica una persona come tua sorella o come tuo fratello perché spesso alcune di queste le senti tali a prescindere dal grado di parentela effettivo, naturalmente, perché è giusto così.

Se è vero, come qualcuno ha detto, che ogni viaggio insegna qualcosa, io questa volta penso di aver imparato molto.

venerdì 6 agosto 2010

Inimitabile

Eravamo in 4 a quella tavola, stavamo provando una bottiglia di La Dominode 1999 di Bruno Clair, produttore di grandissimo valore, visitato peraltro a marzo nel nostro viaggio in Borgogna, quando uno dei commensali, improvvisamente, senza preavviso e dopo aver degustato un sorso di questo meraviglioso nettare, fornisce del pinot nero una definizione che personalmente ho trovato illuminante: "Secondo me il Pinot Nero è una grandissima uva - ha detto - perché è inimitabile."

Inimitabile, ha utilizzato proprio questo termine. Come dargli torto? Ci ho riflettuto: è proprio così; questa uva è unica nel suo genere.
Provate a bere un Bordeaux, spesso, soprattutto negli ultimi tempi, avrà un sapore molto simile a un vino toscano. Grande qualità, nulla da dire ma sapore in qualche modo standardizzato. Il pinot nero invece è così: non lo puoi riprodurre in altri luoghi, non lo puoi clonare, non lo puoi trasferire. Cresce in un certo modo solo in quella piccolissima parte del pianeta che è la Borgogna.

Bellissimo.

Abbiamo bevuto questo pinot nero del 1999 con sensazioni incredibili: una delicatezza sublime, bilanciata da grandissima materia. Al naso vera e propria bomba di frutti di bosco e grafite. In bocca invece tabacco e liquirizia. Un colore rosso chiaro meraviglioso: è il pinot nero amici miei, un vino che non si dimentica.