mercoledì 27 ottobre 2010

Ripassa Valpolicella Doc Superiore 2007, Zenato

Come dico sempre, non c'è attacco d'ansia che non possa essere risolto (in linea di massima) con una buona bottiglia di vino.

Il mio enotecaro di riferimento (uno di quei "romanacci" sublimi nel loro parlare utilizzando espressioni gergali) ha confermato il valore di questa bottiglia che avevo preso in considerazione.

Zenato dunque, azienda piuttosto famosa della quale si è occupato lo stesso Vaynerchuk di recente ed ovviamente ancora una volta il ragazzo del New Jersey non sbagliava quando parlava bene di questo produttore.

80% corvina, 15% rondinella e 5% sangiovese per questo rosso molto potente ma anche delicato. Colore affascinante, rosso intenso. Frutti di bosco e more nello specifico, odore intenso e discretamente lungo in bocca. Tannino delicatissimo e ottimo finale aromatico.

Non stiamo parlando di un capolavoro ma senza dubbio è una bottiglia ottima sia per la meditazione che per la cena.

Personalmente l'ho provata con un'anatra in porchetta cucinata da me medesimo in un esperimento culinario (non so quanto riuscito) e sinceramente l'abbinamento non era niente male.

Alla vostra!


P.S.
Questa, a mio modestissimo parere, è la più grande formazione che il jazz abbia espresso negli ultimi 15 anni. Al piano Kenny Kirkland, autentico genio purtroppo scomparso prematuramente, al basso Nat Reeves, alla batteria Jeff Tain Watts ed infine al sax, il più grande di tutti, Kenny Garrett.

domenica 24 ottobre 2010

Viva l'Italia!

In questi giorni uno dei membri della mitica squadra è a Roma per un ciclo di lezioni all'università. Non potevo certo esimermi da una cena con lui (ed altre persone) per degustare qualche buona bottiglia accompagnata da ottimo cibo.

Il cibo effettivamente si è rivelato davvero interessante, la bottiglia molto meno. Dovete sapere che questo componente della squadra ha un amore oserei dire maniacale per il nostro paese e questo lo porta a riflettere questa passione su molti vini italiani, spesso senza quella lucidità di giudizio che invece dimostra implacabilmente quando degusta le bottiglie francesi. Durante l'ultimo viaggio in Borgogna, per esempio, esprimeva giudizi spesso terribili nei confronti di alcuni vini appena provati, a tratti con una cattiveria da assistente universitario perfido.

Quando ho dato uno sguardo alla carta dei vini ieri sera ho capito subito dove sarebbe caduto il suo occhio e non mi sbagliavo affatto. La sua passione per i vini campani in particolare l'ha portato a scegliere il Serpico 2000 dei Feudi di S. Gregorio (aglianico 100%). Avevo ricordi piuttosto negativi di questa bottiglia perché l'avevo provata durante una degustazione a tutto tondo del produttore, ormai più di tre anni fa. Ricordavo una vera e propria bomba di legno ed un tannino molto fastidioso.

Questa volta mi aspettavo qualcosa di meglio convinto che gli anni (ben 10) avessero migliorato la situazione. Nulla di tutto ciò.
Mi spiego: colore bellissimo, rosso molto intenso, quasi nero, quel meraviglioso colore tipico dell'aglianico. Al naso alcol ancora molto presente, troppo, tanto che in pratica copriva interamente il frutto. In lontananza qualche odore di tabacco e pepe nero ma bisognava davvero impegnarsi per sentire qualcosa del genere. In bocca peggio che andare di notte (cit.): bomba di legno e tannino modello carta vetrata sulla lingua.

Potente al sapore ma privo di ogni controllo. Corto sulla lingua. Davvero deludente considerando soprattutto l'età e direi anche il prezzo (stiamo parlando di una bottiglia che viaggia intorno ai 50 euro).

Ricordo che in passato c'era pure qualcuno che aveva il coraggio di vantarsi di aver bevuto questa bottiglia. Quelli che per intenderci in una carta dei vini prima del produttore scorrono la lista dei prezzi.

A questa cifra si trovano altre bottiglie di aglianico decisamente superiori. L'unico dato positivo? L'abbinamento: con il piccione ripieno era veramente perfetto.

Alla fine della serata, dopo aver tentato maldestramente di camuffare un giudizio negativo lo stesso componente della squadra ha ammesso con grande amarezza che si aspettava molto di più.

domenica 17 ottobre 2010

Divagazioni sul Pinot Nero

L'altra sera, abusando della pazienza di un amico quasi completamente astemio, in una bellissima enoteca romana ho provato il pinot nero di Gottardi, considerato in Italia il miglior produttore di questa uva. Ricordo ancora le meravigliose pagine che Andrea Scanzi ha dedicato in un suo bellissimo libro a questo viticoltore del basso alto adige.
Ero davvero curioso di assaggiare una delle sue bottiglie. Ovviamente come punto di riferimento avevo il mio amato pinot nero di Borgogna ed a fine serata mentre tornavo in macchina e riflettevo sulla degustazione (si, perché tiro sempre le somme dopo aver provato un vino e no, non sono un matto, almeno credo) ho pensato che proprio questo è stato l'errore, avere come punto di riferimento un'uva uguale solo quanto al nome.
Le caratteristiche del pinot nero italiane sono infatti completamente diverse da quelle del suo "parente" borgognotto. Territorio, clima, coltivazione, rendono l'uva francese il più grande vino del mondo (parere personalissimo ovviamente) e quella italiana nella migliore delle ipotesi un ottimo prodotto con una sua dignità che però non ha nulla in comune con il cugino francese.
Il pinot nero di Gottardi nel bicchiere aveva un bellissimo colore ed in bocca era estremamente delicato, con un tannino davvero piacevole. Al naso poi esprimeva profumi molto complessi, tra i quali pepe nero, tabacco e more. Nonostante questo paragonarlo al vino di Bart, ad esempio, sarebbe ingeneroso.
Sono uscito da quell'enoteca con stampate in mente le parole di Miles in Sideways quando dice che il pinot nero è magico proprio perché riesce a crescere veramente bene solo in quel piccolissimo angolo di mondo che è la Borgogna. Tutto il resto è completamente un'altra storia.
A noi piace solo l'originale.

giovedì 14 ottobre 2010

Friularo 2001 vendemmia tardiva, Dominio di Bagnoli

Ogni volta che il buon Carletto cala dalla terre barbare alla volta della nostra amata Capitale, si porta dietro dei doni etilici. In questa occasione ha tirato fuori (con licenza parlando) un vino davvero singolare, del quale non avevo mai sentito parlare. Una bottiglia molto particolare, talmente particolare che solo lui poteva conoscere.
Si tratta di friularo, un'uva (se ho capito bene) della zona di Padova della quale (devo ammetterlo) ignoravo totalmente l'esistenza.

Appena versato nel bicchiere sensazione stranissima. Intanto riguardo al colore, un rosso molto intenso, quasi nero. Al naso poi vasta gamma di profumi, su tutti prevalgono però i frutti di bosco. Un po' di alcol forse che però svanisce successivamente.

In bocca invece potente ma contemporaneamente bilanciato. Molto forte il tabacco e davvero lungo il finale. Dolce al punto giusto (il fatto che sia un vendemmia tardiva si sente davvero). Tannino a tratti eccessivo e questo mi ha fatto pensare che, nonostante fosse un 2001, era necessario attendere ancora del tempo prima di provarlo.

Rotondo e pieno nel complesso, ottimo anche da meditazione.

Bravo Carletto!

lunedì 11 ottobre 2010

Champagne fermo?

Pochi giorni fa si parlava di Chablis e di recente ho provato quello di un ottimo produttore, William Fevre. Bisogna subito dire che stiamo parlando di un vino giovanissimo, praticamente neonato ma già potenzialmente in grado di dire la sua e fare la voce grossa.

Lo chablis in quanto tale parla da solo, siamo davanti ad un vino di livello planetario. Secondo Michel Bettane, uno dei più grandi degustatori del mondo, "con gli chablis di William Fevre siamo ai vertici dell'enologia mondiale".
Difficile dargli torto: bellissimo odore appena versato nel bicchiere, autentico tripudio di sensazioni. I profumi sono quelli tipici dello champagne, con una bellissima mineralità. Il colore è un giallo brillante, pulito.

In bocca invece il frutto è coperto da un'acidità a tratti eccessiva tipica però del Petit Chablis. Finale di lime ed una freschezza che senza dubbio pulisce la bocca.

Non per fare sempre gli stessi discorsi ma immediatamente dopo, nella stessa serata, ho provato un bicchiere di greco di tufo di un produttore molto famoso in Italia e, credetemi, la differenza di qualità tra i due vini era davvero imbarazzante. Mi chiedo sempre come si possa tornare a bere alcuni vini italiani dopo aver provato i grandi bianchi francesi.

Ottimo prodotto.

mercoledì 6 ottobre 2010

Pinot Grigio 2004 Sanct Valentin, San Michele Appiano

Il mio amichetto Carlo è un grande intenditore di cibo ed un ottimo degustatore ma purtroppo ha i suoi feticci e nulla può distoglierlo da questi.

Per esempio è molto legato ad alcuni vini aromatici del nord, vini che io invece considero per certi aspetti molto limitati. L'altra sera ha voluto provare questo Pinot Grigio di un produttore, di tutto rispetto per carità, molto famoso soprattutto per i suoi vini bianchi.

Mi sono fidato di lui anche e soprattutto perché ero convinto che un 2004 fosse ormai pronto per essere bevuto.

Appena aperto bomba di vaniglia, una vera e propria vampata, sintomo di un uso a mio avviso esagerato del legno. Odore molto rotondo insomma, quello tanto amato dagli americani per intenderci. Subito dopo la vaniglia arriva la liquirizia seguita poi dal rosmarino, sensazione che in qualche modo viene fuori e prosegue anche in bocca.

Per il resto poco o nulla: il vino svanisce in poco tempo, in troppo poco tempo. Vengo accusato di avere pregiudizi circa questo genere di bottiglia italiana ma ancora una volta il paragone corre con le stesse uve alsaziane e, credetemi, è veramente impietoso.

domenica 3 ottobre 2010

Signori della Giuria...

Come direbbe il procuratore in un film americano, Signori della Giuria sono oggi qui per dimostrare l'assoluta superiorità del Pinot Nero di Borgogna, in tutte le sue sfumature e declinazioni.

La prova regina è questo Marsannay Les Champs Salomon 2007 del Domaine Bart. Sul valore di questo grandissimo produttore posso certificare personalmente perché sono andato a visitarlo a marzo scorso, ho visto come lavora e ho provato la sua gamma del 2008. Qualità stellare e una capacità di trattare la materia prima che pochi hanno in Borgogna.

Dunque potete benissimo capire che quando l'ho visto in una carta di vini in un locale di Roma non ho potuto resistere. Il locale in questione è una deliziosa enoteca situata in una zona vicino al Colosseo, vicino a Villa Celimontana. Il ragazzo che ci lavora dentro è un grande amante di Borgogna e si vede chiaramente che studia con passione i produttori di quella zona, cosa rarissima in questa città.

Veniamo però a questo piccolo capolavoro etilico: appena aperto alcol che copre il frutto che però svanisce completamente nel corso del tempo. Il colore è quello meraviglioso del Pinot Nero, quel rosso chiaro inconfondibile. Al naso frutti di bosco, tabacco, gelsi e melograno, in una sequenza continua che lascia senza fiato.
In bocca tannino morbidissimo, piacevole senza sbavature. Un vino che richiede molta pazienza: in circa due ore si è evoluto in maniera sorprendente. Ottima anche l'acidità tipica del 2007 peraltro.
Che dire, sarò parziale ma io non bevevo un vino così buono da qualche mese (ed era sempre un Pinot Nero). Unico difetto: nel finale il vino è svanito un po'; ho chiesto conferma della cosa e mi hanno detto che questa caratteristica è tipica del Marsannay, tipologia molto delicata.