sabato 27 novembre 2010

Fiano d'Avellino 2006, Ciro Picariello

Il Fiano d'Avellino è un vino molto famoso, non solo in Italia. Piace molto agli americani per esempio ma non solo a loro.

Non che mi faccia particolarmente impazzire ma ieri sera ho provato una bottiglia comuque molto interessante. Dove? Nel mitico locale Bibenda, alle spalle di Villa Celimontana dove la competenza e la cortesia di chi lo gestisce ne fanno, a mio avviso, una delle migliori enoteche di Roma, senza alcun dubbio.

Questo Fiano è il prodotto di un viticoltore emergente, Ciro Picariello (nome e cognome tipicamente bellunese come potete agilmente capire) che, sono certo, farà presto parlare molto bene di lui.

Appena aperta, la bottiglia non sembrava rivelare grandi sorprese. Siamo davanti al solito Fiano - mi dicevo - non ci sarà nessuna novità e già stavo azzannando il collo del povero commensale che aveva fatto la scelta.

Invece in pochi minuti le cose sono cambiate radicalmente. Ad un colore giallo chiaro si accompagnava un bel profumo di rosmarino ed olio d'oliva con un bel finale di ananas.

Ottima complessità che prosegue anche in bocca. Fresco e piacevole, si sente l'affinamento in acciaio. La cosa più sorprendente però è una bellissima acidità, estremamente rara per i vini italiani. Questo è un vino che probabilmente può invecchiare bene signori miei.

Un difetto (altrimenti mi dicono sempre che sono troppo buono)? Forse poca materia, a tratti sembra un vino un po' diluito.

Prodotto molto interessante comunque. Provatelo e fatemi sapere!

Per quello che riguarda noi, possiamo dire che il mio amico ha molto apprezzato e la serata è finita con lui che procedeva a piedi, zigzagando in pesante stato etilico tra le vie del Celio.

Questi neofiti del vino, non hanno il fisico, non c'è niente da fare.

Alla vostra!

mercoledì 24 novembre 2010

Grecale, Florio

Andiamo avanti nella nostra carrellata di vini dolci dal prezzo contenuto. Questa volta tocca al Grecale di Florio, altra storica cantina siciliana.

Prezzo superiore al vino di cui abbiamo parlato l'ultima volta ma comunque dal molto conveniente (siamo intorno ai 7 euro).

Che dire di questa bottiglia? Interessante, piacevole, fresca. Moscato di Alessandria e Moscato bianco per un vino dal colore giallo chiaro, quasi luminoso. Naso non particolarmente sviluppato ma che riserva comunque qualche bella sopresa; il profumo di albicocca in alcuni momenti è davvero accattivante. Forse eccessivo alcol ma solo a tratti.

In bocca invece altra musica: molto più interessante. Mandorla e miele davvero in grande quantità. Sulla lingua poi è avvolgente, morbido, pastoso. Finale di fichi ed uva passa.

Il discorso è questo: forse perché ho simpatia per i vini dolci siciliani o forse semplicemente perché i vini dolci sono di più facile bevibilità, resta comunque il fatto che anche in questo caso stiamo parlando di un vino eccellente nel suo rapporto qualità\prezzo.

Davvero conveniente ma sapete una cosa? Secondo me è addirittura meglio l'altro, la malvasia di Pellegrino a 4 euro.



Dedicata a Carlo.

domenica 21 novembre 2010

Malvasia, Pellegrino

Sono sempre stato convinto che il grande degustatore, l'appassionato che studia (nella vita occorre studiare, sempre, in qualunque campo) sia quello in grado di scovare vini di alta qualità ad un prezzo estremamente conveniente. Troppo facile bere un vino da 100 euro e dire che è buono. Quando io bevo un vino da 100 euro o più (cosa che devo dire non capita molto spesso, quasi mai anzi a meno che non abbia la fortuna di trovarmi in una degustazione particolare) io non voglio che sia buono, io pretendo che sia eccezionale. Troppo comodo trovare la qualità in una bottiglia dal prezzo stratosferico. Ben più difficile gustare un grande prodotto ad un prezzo ragionevole. Come sempre detto, questo è uno dei motivi per cui ritengo i francesi superiori, rapporto qualità\prezzo imbattibile rispetto all'Italia.

Detto questo, ho visto questa bottiglia in uno scaffale del supermercato proprio ieri mentre facevo la spesa; era lì da sola, triste e ha catturato la mia attenzione. Il prezzo era così basso ed allora mi sono detto "proviamoci, diamo a questo produttore di tutto rispetto, una possibilità".

Avevo un pregiudizio positivo, poi ampiamente confermato. Amici miei che leggete questo blog (ammesso che ci sia gente che questo blog lo legge davvero) devo dirvi che sono rimasto veramente colpito da questa malvasia, più di quanto pensassi.

Un vino di una delicatezza soprendente, bilanciato, armonico, piacevole. Colore giallo intenso, pulito, chiaro.

Appena aperto al naso una vera e propria bomba di vaniglia, mandorla e soprattutto burro caldo (avete presente l'odore che questo sprigiona quando viene squagliato in padella? Ecco, quello). Un naso veramente armonico.

In bocca poi non delude affatto: pesca a valanga e bellissimo finale di frutta passita. Gradazione piuttosto alta (16%) che rischia di creare problemi visto la forte "bevibilità" del prodotto.

Non stanca mai. L'unico difetto è l'acidità ridotta veramente al minimo e queato può rivelarsi un problema per l'invecchiamento.

Certo, non stiamo parlando dello Chateau d'Yquem ma siamo comunque davanti ad un vino che nel rapporto qualità\prezzo è davvero ottimo, almeno secondo me (cit.).

Diimenticavo: il prezzo? Ridicolo: 4 euro.

E adesso non venite più a dire che sono contro il vino italiano per principio!

P.S.
La morte sua? Secondo me con una fantastica cassatina di Dagnino.




Happy People

Questo è esattamente quello che, secondo me, dovrebbe essere la musica: gioia di vivere e di stare insieme, possibilmente bevendo un'ottima bottiglia.

martedì 16 novembre 2010

36 Hours in Rome

Avete intenzione di trascorrere una piccola vacanza a Roma e non sapete cosa vedere di preciso perché la scelta è troppo ampia? Il New York Times ci ha dato qualche piccolo consiglio segnalando le cose da vedere e i luoghi dove mangiare. A questo proposito alcune sono piacevoli conferme, altre invece interessanti novità.

Date uno sguardo a questo video davvero brillante, a mio avviso dentro c'è tanto di come l'America guarda alla nostra cultura, anche a quella enogastronomica.

Ditemi cosa ne pensate!


lunedì 8 novembre 2010

Côtes-du-Rhône 2000, Tardieu Laurent

Poche giorni fa la seconda puntata di “metti una sera una degustazione tra un etilomane e un astemio”. Ovviamente nella parte dell’etilomane c’era il sottoscritto mentre l’astemio è un mio amico che sto tentando faticosamente di portare sulla (buona) strada del vino. Il diavolo e l’acqua santa in pratica.

Ma veniamo ai fatti: puntata al mitico locale di Roma “I colori del Vino” dove il proprietario, competente e gentile come pochi, propone un’infinità di scelte sia al bicchiere che in bottiglia.

Sarebbe stato troppo chiedere al mio povero amico di provare un’intera bottiglia così, a malincuore devo dire, ci siamo buttati sul calice. Lui ha preso un Pinot Grigio del 2007 di Cesconi, grande produttore trentino: ho dato giusto una rapida annusata e non mi è sembrato male, anzi.

La nota interessante però ha riguardato il vino provato da me. Avevo assaggiato la medesima bottiglia ad aprile scorso, stessa annata (2000), stessa uva, stesso produttore e quella volta mi era sembrato ancora molto chiuso. Ecco, a distanza di circa 6 mesi la situazione è cambiata. radicalmente. Sembra incredibile ma è proprio così. Quello che era un vino chiuso in pochi mesi è completamente esploso: appena versato sentori fortissimi di prugna, quasi violenti al naso. In bocca rotondo, piacevole, lunghissimo nel finale. Frutti di bosco, soprattutto gelsi e un flebile sentore di tabacco e pepe che chiudono questo viaggio in maniera magistrale. Questo genere di vino a molti può risultare eccessivo, addirittura pesante. Personalmente ritengo sia una delle massime espressioni di perfetto equilibrio tra potenza (che sicuramente c'è) ed una delicatezza che però lo rende anche ottimo semplicemente per la meditazione "post prandiale" (cit.).

Vino davvero strabiliante anche in considerazione del fatto che si tratta del prodotto base di questo grande produttore.

Una vera poesia.

A fine serata il povero astemio era già incredibilmente alticcio ma contento. Stiamo facendo passi avanti.

mercoledì 3 novembre 2010

Rosso di Verzella 2006, Benanti

Ormai è da qualche anno che provo vini di ogni genere e sono giunto ad una conclusione a tratti granitica. In Italia abbiamo grandissime uve autoctone ed i produttori che lavorano questi vini non a caso riescono a tirare fuori ottimi prodotti; su queste dobbiamo concentrarci. Certo, questo non è sempre vero: alcuni grandi vini toscani sono composti dal classico taglio bordolese "internazionale" (cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot) ma ho come l'impressione che queste siano, non dico eccezioni, ma almeno casi isolati.
Benanti è uno di questi produttori che ha valorizzato e valorizza le eccellenze autoctone. Sono sempre più convinto che il suo bianco di punta, il Pietramarina sia oggi uno dei migliori bianchi del nostro paese. Un vino di una tale complessità da lasciare senza parole. Certo, ci vuole pazienza, come i grandi bianchi francesi, bisogna aspettare ma ne vale senza dubbio la pena.

Questo rosso di base invece nel suo rapporto qualità/prezzo non è da meno: nerello mascalese e nerello cappuccio per un vino dal bellissimo colore; alcol che va sfumando immediatamente e lascia spazio a una vasta gamma di sensazioni sia al naso che in bocca. Resa piuttosto alta ad essere sinceri (70 q.li) ma vino comunque non diluito bensì potente e corposo. Tannino quasi inesistente ed ottima complessità. Davvero notevole il finale di tabacco.

Benanti si conferma un grandissimo produttore. E da queste parti si tifa per lui.