venerdì 31 dicembre 2010

2011

Tanti auguri a chi legge questo blog sgangherato nel quale ormai si riversano più o meno i pensieri di chi ritiene sempre di più che il vino sia una delle più belle metafore della vita; a questo proposito, bevete poco ma bevete bene ed avanti con un altro anno, sperando che il 2011 sia una gran bella annata, per tutti.

Per le recensioni ci vediamo tra qualche giorno.



Elio e Le Storie Tese, Christmas with the yours.

martedì 28 dicembre 2010

Bocca di Lupo 2004, Tormaresca

Quando a casa arriva una cassa piena di prodotti di Peck ci sono due possibili reazioni: 1) verificarne il contenuto e darsi da fare mangiando tutto. 2) farsi legare come Ulisse con le sirene per evitare di finire nella drammatica rete tesa da zamponi, vini, torroni et similia.

La prima alternativa è consigliabile qualora una persona possa definirsi un mangiatore da competizione altrimenti meglio evitare, pena il rischio di peccare di ὔβρις e fare la fine del sottoscritto.

Ad ogni modo, tra i vari prodotti nella cassa c'era pure questa bottiglia di aglianico di un'azienda a me sconosciuta. Consultando l'apparato critico aka la guida ho scoperto che si trattava di un'azienda pugliese piuttosto quotata, non a torto devo dire.

Colore bellissimo, rosso molto intenso, quasi nero. Naso niente male davvero: molto tabacco e tantissimi frutti di bosco, liquirizia nel finale. Alcol zero, tannino zero e questo mi ha favorevolmente impressionato. Scorre sulla lingua che è una meraviglia.
In bocca ottima acidità, segno di un vino destinato ad invecchiare bene. Vino pieno, potente ma bilanciato. C'è tutta la bellezza del'aglianico dentro questa bottiglia, c'è l'armonia di quello che molti chiamano, secondo me non a torto, il barolo del sud.

La fermentazione avviene in acciaio e si sente nettamente: il sapore è fresco, pulito.

Il matrimonio perfetto per questa bottiglia? Il piccione ripieno oppure un bel maialino al forno al mirto con le patate.

Creedence Clearwater Revival, Have you ever seen the rain?

lunedì 27 dicembre 2010

Le cose che ho imparato dopo questo Natale

Dunque, a mente fredda e riflettendo su questi giorni di Feste posso dire di aver imparato diverse cose e di aver ricevuto importanti conferme che, come è noto, temprano l'ego (o almeno così dicono).

Allora, ho imparato che l'Amarone oggi (opinione personale) è insieme al Barolo, la grande eccellenza italiana, quello che rappresenta il nostro Paese all'estero. Abbandonate tutte le vostre velleità circa Brunello, Chianti et similia, il grande vino, quello capace di competere con i mostri sacri francesi, si trova nel Nord Italia. Il resto è contorno.

Ho avuto la conferma che alla Signora Goisot dovrebbero fare un monumento. Stiamo parlando di una benefattrice. Il suo borgogna di base (prezzo al produttore 6 euro) è un autentico dono al genere umano. Nei prossimi giorni avremo modo di parlarne più nel dettaglio.

Ho imparato che mangiare troppo, soprattutto se non sei un mangiatore da competizione, può causarti 39 di febbre, esperienza molto fastidiosa, anche se solo per un giorno.

Vediamo, cosa ho imparato ancora... ah si, è proprio vero che il vino è la più bella metafora della vita. Diffidate sempre da chi beve male, sempre.

Chet Baker&Paul Desmond, Autumn Leaves.

giovedì 23 dicembre 2010

Alcune volte dimentico per quale motivo io abbia scelto proprio quel sottotitolo per il mio blog. Poi mi capita di provare un merlot ed allora tutto torna improvvisamente chiaro, di nuovo.

Miles aveva dannatamente ragione.



Blind Melon, No rain.

lunedì 20 dicembre 2010

Taurasi Radici Ris, 1999, Mastroberardino

Purtroppo è davvero molto raro a Roma trovare locali nei quali bere vini già pronti, cioè invecchiati in maniera necessaria per essere veramente apprezzati.

Questa volta però è andata bene. La bottiglia in questione era pronta per essere degustata. Ottime sensazioni nel complesso.

Al naso, appena aperto, dimostra un equilibrio davvero portentoso. Elegante, bilanciato, con tutti i sentori tipici dell'aglianico, ovviamente maturati con 11 anni di invecchiamento: pepe nero, tabacco, frutti di bosco a valanga.

In bocca arriva però qualche piccolo problema: il vino tira fuori sensazioni meno forti di quelle che si sentono al naso. Intendiamoci, si tratta comunque di elementi interessanti: sulla lingua per esempio, si percepisce chiaramente la mora. Il finale è lungo ed armonioso.

Difetti? Nel finale, ad esempio, esce fuori l'alcol che all'inizio non si sentiva se non alla lontana.

Nel complesso un ottimo vino. Ho scoperto che ha ottenuto, negli anni, punteggi molto alti e la cosa non mi meraviglia affatto.

Tracy Chapman, Talking about a revolution.

giovedì 16 dicembre 2010

Pinot Nero 2009 Meczan, Hofstatter

La premessa è sempre la medesima: il Pinot Nero o è di Borgogna o semplicemente non è.

Detto questo si può approcciare a un vino di questo tipo in maniera divertita, curiosando fra le sensazioni che è in grado di esprimere. Qualcosa di buono si trova sempre.

Pinot Nero 100% e colore tipico di questa uva, quel rosso, a tratti molto chiaro che lascia passare la luce. Al naso si sente poco devo dire ma almeno l'alcol non fa la sua comparsa nemmeno appena aperta la bottiglia. Un po' di liquirizia e qualcosa che ricorda vagamente i frutti di bosco.

In bocca la musica non cambia. Eco lontanissima di tabacco e pepe nero. Poco altro. Ciliegia ma solo se si presta molta attenzione.

L'unica cosa positiva è il tannino praticamente inesistente ma questa è la caratteristica principale del Pinot Nero.

Secondo me con un formaggio non troppo stagionato fa la sua porca figura, come direbbero a Parigi.

Voto: 6--

Luca Flores, How far can you fly?



"[...]. La domanda che mi sono fatto tutta la vita, quanto si può andare lontano? Cosa ci impedisce di volare?
Il linguaggio della musica è uno, quello dell'anima. Le parole ci ingannano con i loro significati mentre la musica è libera, può volare in paradiso, scendere all'inferno o rimanere a galleggiare nel limbo; e io amo quei musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come se fosse l'ultima."

(cit.)

lunedì 13 dicembre 2010

On the road again

Ci sono tre cose che nella vita si sposano meravigliosamente: il grande vino, l'ottimo cibo e il concetto di "viaggio enogastronomico". La curiosità è quello che muove l'esistenza, che rende la vita stessa un bellissimo viaggio dove ci sono sempre cose nuove da provare, da scoprire.

Il concetto è espresso molto bene da un programma nel quale mi sono imbattuto pochi giorni fa per puro caso mentre girovagavo in preda all'insonnia per i vari canali satellitari. Si chiama "On the road again", come la celebre canzone.

Una sorta di documentario scanzonato con protagonisti quattro personaggi tra loro molto diversi ma che si amalgano veramente bene.
Mario Batali, famosissimo chef americano di origini evidentemente italiane vestito con una tenuta "antifica" davvero insuperabile, Gwyneth Paltrow che non necessita certo di presentazioni, Mark Bittman uno dei più famosi critici gastronomici d'America (scrive per il NY Times) e Claudia Bassols, una simpatica e carina ragazza che non ho mai visto ma che fa la sua bella figura devo dire.

Questo gruppo gira per la Spagna alla ricerca di particolarità gastronomiche, provando cibi e bevendo molto, troppo a giudicare dal tenore di certe loro conversazioni. Incontrano persone, provano piatti locali, parlano con contadini e pescatori.

A chi non piacerebbe un viaggio così? Io partirei immediatamente.



Al minuto 3.40 un ospite molto particolare!

domenica 12 dicembre 2010

Il Repertorio 2007, Cantine del Notaio

Il Repertorio, un vino che evoca immagini al limite dell'onirico, ricordi di serate che sembrano uscite da un film di Fellini.

Aglianico 100% prodotto da una cantina storica della zona del Vulture. Un'uva eccezionale nelle sue diverse declinazioni, un'uva che invecchia alla grande.

Questa bottiglia non mi ha entusiasmato ma aveva comunque alcune note positive. Appena aperto alcol fastidioso al naso ed in bocca. Bel colore, rosso intenso, quasi nero.

Tannino violento, eccessivo. Con il passare dei minuti però l'alcol lascia progressivamente spazio ad un frutto tutto sommato interessante.

Note di pepe nero e tabacco molto forte sia nel profumo che sulla lingua. Successivamente arrivano i frutti di bosco con un finale di ciliegia che rimane in bocca per parecchio tempo.

L'unica cosa che non va mai sfumando è il tannino che francamente alla lunga risulta davvero pesante. "Spiana la lingua" eccessivamente.

Prezzo ragionevole, si tratta sempre di un vino di base.

domenica 5 dicembre 2010

Trebbiano d'Abruzzo 2008, Emidio Pepe

Abbandonate tutte le vostre idee sul vino per come lo avete conosciuto e preparatevi ad un'esperienza non facilmente ripetibile. I vini di Emidio Pepe sono così: particolari, per certi versi incredibili, sicuramente molto diversi da quelli che abitualmente si possono bere.

Come si può leggere dal sito, Emidio Pepe è un'azienda che sposa la metodologia delle "Triple A", una vera e propria filosofia di produzione: i vini AAA possono nascere solo se sono in possesso di determinate caratteristiche, ad esempio la presenza di soli lieviti autoctoni escludendo i lieviti selezionati. Definire questo produttore biologico piuttosto che biodinamico è, secondo me, riduttivo. Qua siamo ben oltre.

Bisogna dire che un vino così non è per tutti, nel senso che ha caratteristiche talmente particolari che per qualcuno può risultare fastidioso. Odori strani, sapori inconsueti. Personalmente mi ha colpito molto, ovviamente in senso positivo.

Appena aperto sensazioni stranissime, si sente la terra bagnata ed una gamma di odori difficilmente distinguibili uno dall'altro. Con il passare dei minuti il vino evolve piacevolmente attraverso sentori che vanno dalla pera (qualcuno ha parlato di fruttolo alla pera ma lasciamo perdere veramente, a buon intenditore poche parole!) alla nocciola tostata. Il colore è bellissimo ed il sapore è fresco con una mineralità che non stanca mai.

La cosa che mi ha colpito di più? Una meravigliosa acidità.

Esperienza davvero particolare. La consiglio a tutti. Provate questa bottiglia e scoprite quanto può essere sorprendente il vino.