giovedì 27 gennaio 2011

Collio Bianco Col Disôre 2008, Marco Felluga

I vini del Friuli sono spesso poco considerati: nulla di più sbagliato. Siamo in presenza di bottiglie in grado di regalare bellissime eomozioni.

Questa sera ho voluto provare un prodotto di Marco Felluga, celebre produttore situato vicino a Gorizia.

40% Pinot bianco, 35% Tocai friulano, 15% Sauvignon, 10% Ribolla gialla per questa bottiglia che, appena aperta è in grado di tirare fuori immediatamente ottimi sentori fiori di acacia e di pompelmo accompagnati da un fondo vegetale e note dolci. Molto bilanciato al naso, bello il finale di albicocca.

In bocca è pieno, l'acidità non è strepitosa ma comunque piacevole. Sapori di pompelmo uniti ad un finale di vaniglia dovuto probabilmente all'invecchiamento in botti.

Ottimo anche semplicemente da bere dopo cena. Un bottiglia armonica, equilibrata anche se comunque abbastanza costosa.

Sapete cosa ha di bello il vino? Che ti sorprende sempre, sempre. Come l'essere umano, in un certo senso.

P.S.
L'omino con le buste della spesa.

Coolio, Gangsta's Paradise.


Update: era rimasto un fondo. L'ho provato oggi. Il vino è migliorato: meno grezzo e molto più morbido. L'acidità si è attenuata (difetto) ma il naso si è potenziato. Non male.

domenica 23 gennaio 2011

Sylvaner Cuvée Vieilles Vignes 2007, Domaine Dirler-Cade

Dirler-Cade è un grandissimo produttore alsaziano. I suoi vini sono tutti creati secondo metodi biodinamici e il suo riesling è veramente una prelibatezza.

Il sylvaner però non mi ha fatto impazzire. Per dirla meglio: da un produttore come questo mi aspettavo molto di più.

La conclusione alla quale sono giunto è che si trattava di un vino ancora molto chiuso perché troppo giovane; non poteva essere altrimenti pensandoci bene. Stiamo parlando di bottiglie che devono invecchiare molti anni per poter esprimere al massimo le loro potenzialità.

Questo sylvaner non offriva grandi sensazioni appena aperto: mi aspettavo un'esplosione di sentori aromatici, invece calma piatta. In bocca poi pochissima acidità e sapori molto deboli.

La bottiglia è rimasta aperta per circa due ore e qualcosa è cambiato. Il vino è migliorato ma nulla di sconvolgente. Molto secco in bocca, con un leggero finale di limone. Equilibrato ma debole nel complesso.

Merita una seconda possibilità.

Perfetto con formaggi aromatici a pasta dura.

Deep Purple, Smoke on the water.

martedì 18 gennaio 2011

Amarone La Coeta 2005, Corte Lenguin

A distanza di un anno ho provato nuovamente questo Amarone molto interessante. Già in quella occasione mi aveva colpito favorevolmente ma la maturazione che lo ha riguardato è stata veramente sorprendente.

Pur essendo molto giovane (stiamo comunque parlando di un 2005) ha subito un cambiamento davvero notevole. Tutti i sentori che già erano presenti, si sono sviluppati in maniera davvero marcata. Un esempio di ottima evoluzione ed eccellente "invecchiamento".

Amarone all'ennesima potenza, corvina veronese, corvinone, rondinella e molinara, cresce su un terreno calcareo e presenta un rosso magnifico, molto scuro, quasi nero. Al naso è subito molto intenso, l'alcool è tenue e non copre il frutto, come spesso capita, sopratutto nei vini molto giovani. Fortissima è l'amarena, sentore che prosegue anche in bocca insieme ad una vasta gamma di frutti di bosco. Spiccano comunque le more ed in bocca è davvero pieno, rotondo ma con un tannino davvero delicatissimo.

Un elemento positivo: è molto lungo sulla lingua. Il sapore svanisce solo dopo molto. Bello pure il finale di tabacco. Con quale cibo lo vedreste bene?

Non so voi ma io mi sto davvero appassionando all'amarone.

Chet Baker, Almost Blue.

mercoledì 12 gennaio 2011

Cuvée Imperiale Vintage 2003, Berlucchi

A chi non piace il senso delle bollicine sulla lingua? Chi non desidera una bottiglia di questo tipo magari per celebrare una bella notizia?

Questo Berlucchi entra a pieno titolo in tali categorie. Non mi ha fatto impazzire però, devo dirlo con grande sincerità.

Per carità, piacevole, divertente in un certo senso ma non lascia il segno, considerando anche il prezzo di un tale prodotto.

Pinot nero e chardonnay per un millesimato, ovvero un metodo classico fatto con uve dello stesso anno e per questo molto più raffinato e prestigioso. Perlage molto persistente ed a tratti fastidioso, naso debole, troppo, con un lontano riflesso di pane tostato. Bello invece il colore, un giallo chiaro molto pulito, brillante.

In bocca non mi ha entusiasmato: le bollicine sono talmente forti da coprire tutto il resto. Buona invece l'acidità.

Direi ideale per l'intero pasto, per il solo aperitivo sarebbe sprecato.

Resta il fatto che a molto meno della metà del prezzo si trovano spumanti francesi nettamente superiori.

Litfiba, Goccia a goccia.


"Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati."

"Dove andiamo?
"

"Non lo so ma dobbiamo andare."


(cit.)

sabato 8 gennaio 2011

Amarone della Valpolicella Classico 2006, Tedeschi

Prosegue il nostro viaggio attraverso l'amarone, un vino così affascinante.

Oggi è la volta di questo produttore che francamente non mi è dispiaciuto. La bottiglia era ancora molto giovane e dunque totalmente chiusa ma comunque lasciava presagire elementi di estremo interesse (cit.)*.

Al naso ancora troppo alcool e non potrebbe essere altrimenti, data l'età. Si sentono comunque il ribes e la ciliegia, entrambi molto pronunciati. Ottimo il finale di mirtillo.

In bocca invece tannino molto rotondo (bonus) ma anche qui troppo alcool che copre il frutto. More ma ancora molto acerbe.

Nel complesso direi un vino che riesce ad esprimere le sua massime potenzialità con una bella carne rossa però non troppo violenta nel sapore.
Niente male il sottofondo di tabacco che mi ha ricordato il bassso di Nat Reeves in "Sing a song of song": all'inizio quasi non si sente ma quando arriva ti travolge e non puoi fare niente per opporti.

L'amarone, che bella cosa.

Patti Smith, People have the power.

*P.S.
Chi riesce a capire la citazione vince un bicchiere di pinot nero di Borgogna pagato dal sottoscritto, promesso.

mercoledì 5 gennaio 2011

Alastro 2009, Planeta

L'assassino torna sempre sul luogo del delitto e poi tutti meritano più di una possibilità. Ecco perché ho deciso di riprovare questa bottiglia di Planeta verso la quale, devo essere onesto, da tempo provavo grande diffidenza.

In realtà ho deciso di riprovare questo vino perhé sono rimasto colpito da una cosa: l'azienda dal 2009 ha cambiato la composizione dell'Alastro eliminando lo chardonnay (che infatti a mio parere non c'entra nulla con il resto) e decidendo di produrre un vino 100% Grecanico.

Un ritorno al passato, in un certo senso.

Che dire? Ho apprezzato, almeno in parte. Ho gradito, o meglio, l'ho trovato piacevole, più del solito.

Come detto, ottima la scelta di eliminare lo chardonnay a favore del solo grecanico. Affinamento in acciaio inox e si nota dalla freschezza. Naso decente, con un piacevole sottofondo di vaniglia e pesca. Ananas nel finale.

In bocca bella mineralità che viene fuori dopo qualche minuto. Acidità molto bassa (difetto) ma sulla lingua è morbido, quasi vellutato. C'è qualcosa di floreale anche se molto lontano.

Nel complesso piacevole, la bottiglia adatta per un aperitivo estivo.

Vedete? Ogni tanto concedere seconde possibilità non è sbagliato.

REM, E-Bow the Letter.

lunedì 3 gennaio 2011

Bourgogne Côtes d'Auxerre Blanc 2008, Domaine Goisot

Va bene scherzare e ridere ma quando si decide di parlare seriamente, il riferimento è ancora una volta alla Francia, alla Borgogna, questa volta in bianco (con licenza parlando).

La signora Goisot andrebbe tutelata sotto tutti i punti vista. Il suo vino è autentico nettare, patrimonio dell'umanità etilica.

Questo suo borgogna bianco (100% chardonnay) è semplicemente eccezionale, poesia pura.

Il colore intanto, un giallo meraviglioso, limpido, pulito, brillante. Al naso una complessità che spaventa, che quasi intimidisce. Acacia, pesca e poi quell'odore di crosta di pane tipico dello chardonnay di borgogna. In bocca ancora meglio, fresco, armonico, con un'acidità spettacolare. Pieno, intenso, con una mineralità che non stanca mai.

I vini di Goisot hanno poi un'altra grande caratteristica: evolvono di continuo; appena aperta la bottiglia presenta caratteristiche ancora ovattate, con il passare dei minuti invece si viene letteralmente travolti da un'esplosione di sensazioni che lasciano senza fiato.

Quando penso ai vini di questo produttore, mi viene sempre in mente l'immagine di un'orchestra nella quale tutti gli strumenti suonano in maniera perfetta, armonica ed ogni strumento fornisce il proprio contributo, tutto questo sotto l'egida di un grandissimo direttore d'orchestra, la signora Goisot.

Timoria, Sole spento.