lunedì 28 febbraio 2011

Pythos 2009, Cos

I vini siciliani hanno (non tutti ovviamente) alcuni particolari difetti tipici, o meglio, hanno caratteristiche che io considero difetti perché non fanno parte dei miei gusti in fatto di vino. Ad esempio sono eccessivamente alcolici e hanno un tannino terribilmente fastidioso, causato in molti casi da un uso eccessivo del legno.

Ecco, questi vino si distanzia nettamente da questa situazione. Il tannino praticamente non esiste e per un motivo molto semplice: Cos, questo ottimo produttore siciliano, il legno non lo utilizza nemmeno un po'. Pythos infatti invecchia in anfore di terracotta. Avete capito bene, il vino matura in anfore da 400 litri e non è finita qua: questo produttore può senza dubbio essere annoverato a pieno titolo tra i biodinamici. Utilizza solo lieviti naturali ed il vino è privo di sostanze esterne a qualsiasi titolo.

Il risultato di questa grande attenzione si vede. Pythos è l'unione di nero d'avola (60%) e frappato di Vittoria (40%); due uve molto potenti, difficili da imbrigliare senza che esplodano in una bomba di alcol. L'Azienda agricola Cosa ci riesce invece e molto, molto bene.

Il colore è bellissimo, un rosso molto chiaro e non quella tonalità scura, quasi nera, tipica dei vini siciliani. Al naso è delicato ed armonico: frutti rossi e un po' di tabacco; è in bocca però che riserva la sorpresa più bella: leggero ma deciso, molto ben bilanciato e l'alcol è praticamente inesistente. Si beve davvero con grande facilità e non stanca mai. Bello il finale di more ma soprattutto molto lungo.

La sapete una cosa veramente fica? Bere un bicchiere di Pythos sul divano mentre si legge un articolo di David Garland ("Abuso penale ed eccedenza di significato. I linciaggi come tortura pubblica nell’America del Ventesimo Secolo") e fuori fa freddo. Bellissimo.

U2, One.

martedì 22 febbraio 2011

Bordeaux Vs Borgogna

La sfida ha centinaia di anni e coinvolge gli appassionati di tutto il mondo.

Qualcuno è bordolese, altri sono borgognotti. Difficilmente si può essere per entrambi: gli amanti del primo solitamente non gradiscono il secondo.

Il mio parere è scontato, inutile che lo ribadisca ancora. Badate bene che la scelta per uno piuttosto che per l'altro non è così scontata; anzi, denota gusti ben specifici.

L'amante del Bordeaux lo potere riconoscere, ha delle caratteristiche tutte sue. Lo stesso si può dire per l'appassionato di Borgogna. Due scelte, due diverse concezioni del vino, due diverse visioni della vita.

Per quello che mi riguarda, ho avuto conferma della superiorità assoluta del vino di Borgogna la settimana scorsa. Mi sono recato ad una degustazione di Bordeaux, alcuni di grandissimo livello. Ecco, non mi hanno entusiasmato, mai. Sapore standard, ogni bottiglia molto simile all'altra e poi eccessiva potenza. Si perché il Bordeaux ha questa caratteristica, è un vino "violento", che riempie la bocca, eccessivamente a mio avviso. I sapori poi sono (parere personalissimo ovviamente) sempre i soliti: spesso ricorda il classico supertuscan, almeno qualcuno. Sugo di carne, mirtilli ed un tannino che è duro a sparire o comunque a diventare almeno tollerabile.

Con il Borgogna siamo su un altro pianeta: finezza, complessità, un sapore che rende ogni singola bottiglia diversa dall'altra. Quella che qualcuno definisce come debolezza o poco sostanza è in realtà delicatezza, bilanciata, alcune volte in maniera magistrale, con la potenza; avete capito bene: non è vero che il vino di Borgogna è loffio, tutt'altro: il pinot nero è capace di essere molto potente, esplodendo in una miriade di sentori al momento giusto.

Uva difficile il pinot nero, difficile da trattare, ardua da capire ma capace di regalare sensazioni sublimi per chi è in grado di apprezzarla.

E voi? Siete bordolesi o borgognotti?

The Doors, Light my fire.

domenica 20 febbraio 2011

Indovino (2)

Due signori molto strani, fanno insieme un nome solo.
Produttore assai famoso, crea un vino portentoso.
Il prodotto è un'avventura, non cresce certo in pianura.
Un Santo vigila sul varietale e lo rende spettacolare.


Di chi sto parlando? Colui il quale risolve l'enigma ha diritto, a scelta, ad una bottiglia di Vouvray di Foreau o di Pinot Nero di Borgogna (sul produttore si può discutere).

The Beach Boys, I get Around.

giovedì 17 febbraio 2011

e poi c'è lui

...e poi c'è lui, il Puligny-Montrachet, la meraviglia dei bianchi di Borgogna. Si, per carità, la Loira può essere una meravigliosa sorpresa ed in Italia alcuni bianchi siciliani sanno esprimere qualità straodinarie ma qua siamo proprio su un altro pianeta, siamo ai vertici della produzione mondiale di vino bianco (cit.).

Nel film Match Point, il protagonista, Jonathan Rhys-Meyers, dichiarava di esserne dipendente, quasi drogato. Come dargli torto?

Il Signor Langoureau è un grandissimo produttore borgognotto, in grado di tirare fuori delle autentiche perle. La difficoltà dei grandi vini di Borgogna, bianchi o rossi che siano, è gestire la grandissima materia di cui sono composti. Tutto si regge su un equilibrio delicatissimo e la bravura dei produttori è proprio quella di riuscire a bilanciare una tale potenza unita ad una finezza che lascia senza fiato. Ecco, questo signore ci riesce in maniera magistrale.

La bottiglia è piena di sapori, odori, sensazioni; pur essendo ancora giovanissima è già in grado di esprimere caratteristiche che molti vini italiani non riescono a tirare fuori nemmeno dopo anni ed anni di invecchiamento. Colore straordinario e naso incredibile: si sentono tutti gli agrumi possibili (a me ha colpito il finale lime). Si sente l'ananas, l'arancia e la mela.

In bocca poi è fresco, pulito, pieno. Si sente il legno ma in senso ovviamente positivo. Si vede che dietro questa bottiglia c'è una capacità magistrale nell'utilizzare le barriques. Mineralità sorprendente e lunghezza in bocca semplicemente imbarazzante. Pensate a quale maturazione meravigliosa è destinato un vino così, pensate a quanto possa ancora esprimere.

Rapporto qualità\prezzo semplicemente ridicolo. Se il mio maestro etilico sapesse che faccio tutta questa pubblicità al produttore in questione, si arrabbierebbe e non poco. Già immagino le sue parole: "bisogna mantenere il segreto, Langoureau non sta nemmeno sulle guide; se si dovesse scoprire il suo valore, il prezzo schizzerebbe alle stelle, dunque silenzio!".

Per fortuna questo blog lo leggono in 4, compreso il titolare, perciò non ho di questi problemi.

Voi che seguite i miei deliri, mantenete il segreto!

L'ho provato con un risotto con l'indivia, abbinamento niente male.

Chumbawamba, Tubthumping.

lunedì 14 febbraio 2011

Vouvray moëlleux Clos Naudin 1999, Philippe Foreau

Come dicevo, la nuova frontiera è la Loira. Nuova per chi, come me, non ha molta dimestichezza con vini di questo genere.

Intendiamoci, non che fossi totalmente privo di nozioni etiliche circa questa regione (che mi dicono meravigliosa) della Francia ma senza dubbio non ho provato così tanti produttori come ho fatto, ad esempio, con la Borgogna.

Questa bottiglia è semplicemente spettacolare. Il colore prima di tutto: un giallo scuro, intenso ma allo stesso tempo brillante. Il naso è magico: dentro c'è tutta la Loira. Gesso unito a miele che lascia poi spazio ad un meraviglioso sentore di pere.

In bocca è ancora meglio: un'acidità spettacolare, bilanciata, armonica, unita ad una dolcezza che non stanca mai. Finale lunghissimo di albicocca.

Siamo chiaramente davanti ad una bottiglia portentosa che merita un grande cibo d'accompagnamento. Io l'ho provato con una sorta di patè tipico della Loira, davvero eccezionale di cui però in questo momento non ricordo il nome (qualcuno sa aiutarmi in tal senso?).

Un vino così ha solo bisogno di un'altra cosa per essere perfetto.

John Coltrane, A love supreme.

domenica 13 febbraio 2011

L'elenco di Enrico

Parafrasando qualcuno ben più famoso di me...

elenco dei vini bevuti in questa settimana:

1) Corton Charlemagne 2003, Domaine Bouchard.

2) Corton Charlemagne 2004, Domaine Rapet.

3) Vouvray Moelleux 1999, Foreau.

4) Puligny-Montrachet 2006, Domaine Langoureau.

5) Saint-Aubin 2008, Domaine Langoureau.

6) Côtes-du-Jura 2006, Macle.

7) Ho avuto inoltre il piacere di fare un'intera degustazione comparata di diversi tipi di Bordeaux (Pomerol e Saint Emilion). Ne parlerò, se ci sarà modo. Grandi bottiglie, grandi vini, per carità, e dunque esperienza molto istruttiva dalla quale però ho ricevuto l'ennesima conferma che il Pinot Nero di Borgogna è semplicemente la migliore uva del pianeta terra. Insuperabile, nulla è come questa meraviglia della natura.

Nei prossimi giorni recensioni più dettagliate.

Counting Crows, Colorblind.

sabato 5 febbraio 2011

Pomino 2009, Frescobaldi

I Marchesi de Frescobaldi sono un produttore famosissimo in tutto il mondo. Basti pensare che il wine bar che porta il loro nome si trova anche dentro Harrods, a Londra. Stiamo parlando insomma di uno di quei marchi che in tutto il mondo, in qualche modo, rappresentano l'Italia.

Classica impronta toscana dell'ultimo periodo, quello dei supertuscan. Non è un caso il fatto che piacciano tanto agli americani.

Il Pomino è uno dei loro bianchi di base: si tratta di un blend di chardonnay e pinot bianco. Bel colore, giallo chiaro, brillante. Naso però poco interessante: si sente molta vaniglia, credo, dovuta ad un uso, forse eccessivo, del legno. Rosmarino e pesca. I sentori non sono però sconvolgenti.

In bocca invece è molto fresco ma manca totalmente di acidità. Piacevole ma corto. Mineralità discreta. Vino ancora molto giovane comunque.

Ottimo come aperitivo, secondo me fa la sua bella figura con delle verdure senza troppo olio o dei formaggi a pasta dura.

Provatelo ma non aspettatevi troppo.

P.S.
Io parto, ci vediamo/leggiamo tra una settimana. Bevete bene e alla salute!

The Offspring, The Kids aren't alright.

martedì 1 febbraio 2011

Recioto di Soave Classico 2008, Cantina di Soave

Antefatto: ogni volta che devo provare un vino veneto o un franciacorta, chiamo il mio amico Carlo, convinto che lui sia un esperto di questo genere di bottiglie. In altri termini, attribuisco a lui (erroneamente) una competenza che egli, in quanto cialtrone assoluto, non può certo avere. Quando ho visto questo vino l'ho subito chiamato per chiedergli un parere.

Ostentando una sicurezza di altri tempi mi ha educatamente ma decisamente sconsigliato di comprarlo. Io però non l'ho ascoltato, convinto che lui fosse il solito millantatore etilico che in realtà beve solo tavernello.

Ecco, mi costa ammetterlo, perché leggendo questo post riderà di me, ma aveva ragione lui.
Avete capito bene, il cialtrone aveva in realtà ragione.

Il vino non è niente di speciale. Piacevole ma nulla di più. Manca di acidità ed è anche debole in bocca. Bel naso di pesca ma debole sulla lingua, troppo debole. Un lontano sentore di miele e di frutta candita. Finale (brevissimo) di mandorla.

Non saprei dire se sono più arrabbiato per la delusione causata da un vino dal quale mi aspettavo molto di più o per (cosa molto più probabile) essere costretto a dare ragione a Carlo il cialtrone.

Tiromancino, Per me è importante.