martedì 29 marzo 2011

Il Signor Denis Mortet

Nella storia di questo produttore, considerato da qualcuno uno dei più grandi dellla terra c'è un prima ed un dopo. Prima e dopo la sua morte, avvenuta tragicamente qualche anno fa. Ora il testimone è stato raccolto dal figlio ma qualcosa è cambiato; quella complessità quasi maniacale dei prodotti di Denis Mortet non è stata più raggiunta. Dopo la sua scomparsa il suo pinot nero non è più lo stesso, è cambiato e ha perso quelle particolarità che lo rendevano unico in tutto il mondo.

Chi ha conosciuto questo uomo di persona afferma che la sua era una vera e propria ossessione: cercava il vino perfetto e c'è chi dice che ha deciso di lasciare questo mondo solo quando finalmente è riuscito a trovarlo.

Il suo Gevrey Chambertin è semplicemente mirabile: 1999 grande annata e si vede subito. Appena aperto ha bisogno si sgranchirsi le gambe ma presto si capisce subito che 12 anni non si sentono proprio, anzi, gli hanno dato una maturazione invidiabile. Immediato sentore di ciliegia, unita a tabacco e tanta, tanta grafite (caratteristica tipica dello chambertin). Nel bicchiere è una continua ed ininterrotta evoluzione: il vino cambia in continuazione tirando fuori una complessità indescrivibile.

Sulla lingua è potente con una delicatezza che (come già detto tante volte) solo il pinot nero riesce ad avere. Tannino rotondo e piacevole. Acidità meravigliosa bilanciata con un finale strepitoso di frutti neri.

Ogni volta che bevo il pinot nero di borgogna capisco perché nessuna uva al mondo potrà essere come questo capolavoro prodotto in Borgogna, una minuscola zona del pianeta terra: nessun varietale, per quanto buono, potrà avere queste caratteristiche, questa delicatezza, questa potenza.

Inimitabile.

Louis Armstrong, When the Saints go marching in.

Cabernet Sauvignon 1998, Planeta

Il vino è una cosa meravigliosa fondamentalmente perché è come la vita e la vita è un po' come il vino (si, lo so, sembro Marzullo, abbiate pazienza). Planeta è stato il primo produttore che ho imparato a conoscere quando ho iniziato a bere, ormai diversi anni fa.

Ricordo ancora La Segreta bianco, quanti ricordi e quanti momenti piacevoli! Un vino incredibile nel suo rapporto qualità\prezzo. Poi deve essere successo qualcosa, questo produttore ha cambiato modo di fare vino; ha iniziato, almeno secondo me, ad assecondare troppo i gusti americani, inseguendo un diverso tipo di clientela. Alcuni vini sono rimasti comunque grandi, su tutti il Cometa, forse il loro migliore bianco. Altri hanno perso un po' di smalto.

Immaginate voi quindi la mia curiosità quando mi hanno proposto di degustare questo cabernet sauvignon in purezza che, credo, Planeta abbia anche smesso di produrre, sostituendolo con il Burdese che comunque non è più solo Cabernet al 100%.

Ad ogni modo, bere questo vino è stato come entrare nella macchina del tempo. Ho rivisto "il Planeta" che conoscevo. Colore bellissimo, rosso intenso. Naso complesso: alcol molto attenuato che cede il passo ai frutti neri e a un piacevole sentore di tabacco. Grande il finale di more.

In bocca ancora meglio: il legno non si sente quasi più e questo elemento consente di apprezzarne al massimo le caratteristiche tipiche di un cabernet meridionale: fragola, lampone e un finale molto lungo di mirtillo. Potente sulla lingua ma bilanciato, armonico.

Unico difetto: ancora un po' chiuso, forse andava decantato per qualche ora.

Quando provo queste bottiglie ho sempre un senso di rabbia: vini così sono la dimostrazione lampante che anche da noi, in Italia, il terreno, il clima e tutto il resto, consentono di tirare fuori dalla terra prodotti che non hanno nulla da invidiare, ad esempio, ai cabernet francesi. Il vecchio modo di fare vini, nel nostro Paese, sembra essersi, in molti casi, smarrito.

Peter, Paul & Mary, If I had a Hammer.

domenica 20 marzo 2011

Verdicchio di Jesi 2009, Bucci

Tra i vini bianchi probabilmente il verdicchio è uno dei più interessanti. Il primo a sostenerlo è proprio Gary Vaynerchuk e se lo dice lui non possiamo che rispettosamente accettare il verdetto.

Bucci è senza dubbio uno dei più famosi produttori di questo vino e la sua riserva è veramente una bottiglia molto interessante.

Particolarmente buoni sono anche i prodotti di base, come questo verdicchio per esempio. Almeno fino a poco tempo fa. Ho infatti provato di recente il 2009 e sinceramete mi ha un po' deluso.

Intendiamoci, si tratta sempre di un vino di qualità, superiore comunque a bottiglie della stessa fascia di prezzo ma mi aspettavo qualcosa di più.

Un bel colore, giallo intenso. Al naso vengono fuori profumi di mela e mandorla, accompagnati da un finale aromatico.

I problemi invece arrivano in bocca, con licenza parlando ovviamente. Il vino è debole, un po' loffio, stanco. Acidità molto bassa ed un sapore corto, troppo corto. Questa debolezza mi ha colpito proprio perché ricordavo che la potenza, in qualche modo, rappresentava una delle caratterisitche principali dei vini di Bucci.

Come avrete capito, non mi ha fatto impazzire: credo sia necessaria una nuova degustazione per interpretare meglio la situazione.

Green Day, Wake me up when september ends.

sabato 12 marzo 2011

Mueggen 1999, Salvatore Murana

Il Passito di Pantelleria è un vino che, in linea di massima, piace a tutti; si tratta di un vino godibile, da meditazione, da bere dopo cena magari accompagnato da un bel dolce (quello giusto).

Quando un vino così viene prodotto da un grande vinificatore come Salvatore Murana, smette di essere un vino "godibile" e diventa un autentico capolavoro. Non siamo più davanti ad una buona bottiglia ma proprio in presenza di un modo specifico di concepire l'amore per le uve e per questa terra meravigliosa che è la Sicilia.

100 % Moscato d'Alessandria meglio conosciuto come Zibibbo, ed un colore strepitoso, le uve crescono sui terrazzamenti rocciosi di pietra lavica di Pantelleria. Il colore è meraviglioso: ambra con riflessi dorati. Appena aperto è avvolgente: naso floreale, delicatissimo e bilanciato. Risalta immediatamente il profumo di fichi secchi e di pesca sciroppata. Si sente il miele nel finale.

In bocca è ancora meglio: l'alcool semplicemente non esiste e dopo il primo sorso ti avvolge un bellissimo sapore di uva passita. Bilanciato, con un'ottima acidità. Fresco e pieno, con una notevole complessità aromatica. Finale lunghissimo di albicocca.

Ad essere sinceri, stiamo parlando di una bottiglia del 1999 e questo comporta una complessità data dagli anni di maturazione. Il tempo ci ha messo del suo nel rendere questa bottiglia ancora più interessante. A Roma ci sono forse 2 o 3 enoteche capaci di offrire bottiglie di queste annate, davvero pronte.

Se dovessi definire questo vino con una sola parola, un solo aggettivo, direi "voluttuoso".

Una bottiglia della memoria.

Francesco De Gregori, Titanic.

domenica 6 marzo 2011

Ancora tu

In altre circostanze, su questo blog, mi sono dilungato con diversi dettagli, sulla storia del Corton-Charlemagne. Vi ho raccontato della collina dove crescono le uve di questa meraviglia etilica e tante altre cose. A quelle penose lezioni rimando, nel caso le abbiate perse prima.

Per quello che riguarda il caso concreto bisogna dire che il produttore in questione, che per comodità potremmo anche chiamare il sosia di Anthony Perkins, viene definito dalla Bibbia degli etilomani (segnalo il sito, con foto stupenda dei mitici degustatori in una posa a metà tra 007 ed Alvaro Vitali) se il francese non mi inganna (cosa invece molto concreta) "incontestabilmente uno dei più fini vinificatori di bianchi della sua generazione". Se lo dicono loro, noi non possiamo che, rispettosamente, accettare il verdetto. Non che la cosa, a dirla tutta, richieda un particolare atto di fede. Dopo aver provato un vino così, difficilmente si riesce a tornare indietro.

Il Corton Charlemagne 2004 di Rapet è una cosa davvero bella. Ha un colore sublime, giallo chiaro, limpido, fresco. Naso di una complessità imbarazzante, con tutta la gamma di agrumi immaginabile. Complessità, ricchezza e bel vinale di vaniglia.

In bocca ancora un po' chiuso ma già molto interessante. Mineralità spettacolare ed acidità bilanciata alla perfezione. Sapore di miele, cannella, nocciole e burro.

Sapiente anche l'uso del legno, al punto giusto.

Ho avuto il piacere di conoscere personalmente questo produttore; si tratta di un signore schivo ma molto gentile; quando mi ha stretto la mano per salutarmi mi ha lasciato sul palmo una traccia di terra. In quel terriccio c'era tutto il suolo della Borgogna e la prova lampante di una persona che passa l'intera giornata a curare personalmente, con passione, le proprie uve, sporcandosi le mani, nel vero senso del termine.

I risultati si vedono tutti.

David Bowie, The man who sold the world.

giovedì 3 marzo 2011

Consigli "edibili"

A Roma, e direi in generale in tutto il Paese, si respira un clima da basso Impero. Ormai sembra di assistere ad una sorta di proiezione continua di qualcosa molto simile al Satyricon di Fellini.

Questo però non esclude che anche nella Capitale si possano trovare locali interessanti, dove chef giovani fanno ripetute sperimentazioni, spesso con risultati notevoli.

Mamà è un locale che si trova nel quartiere Prati: si tratta di un locale giovanile che presenta una cucina semplice ma molto curata. Il locale è arredato in maniera minimale ma accattivante.

L'ho provato qualche sera fa e non mi è dispiaciuto. Intendiamoci, non si tratta di una cucina particolarmente elaborata ma spesso sono proprio i piatti semplici a riservare le migliore sorprese. Non fatevi ingannare, la cucina tradizionale è molto complessa e per essere buona necessita di tanta attenzione e bravura.

Io mi sono buttato sul pesce (con licenza parlando) e non sono rimasto deluso. Interessante il primo, un piatto di spaghetti con alici e pecorino, abbinamento azzeccato e piatto molto gustoso. La cottura della pasta era ottima, cose che non si verifica in tutti i ristoranti. Il secondo invece era un bel filetto di spigola accompagnato da ottime patate. Ricette davvero semplici, come dicevo, ma che non deludono.

Il dolce merita un discorso specifico: uno zabaione semplicemente celestiale. Servito in un bicchiere molto particolare aveva una piccola base di panna che con lo zabaione si sposa perfettamente.

Anche la carta dei vini è buona, onesti i ricarichi.

Un posto che raccomanderei anche e soprattutto perché non si limita alla cena; è possibile infatti fare una bella colazione ed il sabato e la domenica, il brunch.

Provatelo, sempre che siate in grado di trovare posto con la macchina il sabato sera nel quartiere Prati, cosa sulla quale non scommetterei.

Gary Jules, Mad World.