venerdì 29 aprile 2011

La palude del caimano in Rhodesia

Parafrasando il personaggio di un noto film di Carlo Verdone, "so settimane che ce stanno a sbomballà co sto matrimonio tra William e Kate". Commenti su qualsiasi cosa, qualsiasi aspetto, dalla cerimonia agli invitati.

Lascio ad altri ben più competenti di me il commento sul vestito della sposa o su quelli di chi ha partecipato alla cerimonia. Andatevi a leggere gli articoli di quelli specializzati sul tema.

Quello che mi invece mi sono subito chiesto è: quale chef si è occupato del pranzo di nozze ma soprattutto, quali vini accompagneranno i piatti? Al primo interrogativo non sono riuscito a dare risposta, al secondo si, almeno in parte.

Dunque, i due sposini partiranno con lo champagne Pol Roger, per intenderci quello preferito da Sir Winston Churchill che, come è noto, ne era un grande amante (tanto che Pol Roger nel 1984 ha creato il “Cuvée Sir Winston Churchill”). Secondo la bibliografia di Sir Winston, questo produttore aveva addirittura creato per lui una bottiglia su misura (0,57 litri; nome White Foil la Cuvée di Champagne, che diventerà appunto la Cuvée Churchill) perfetta, parole sue, "per ravvivare lo spirito di mia moglie". Sir Winston ne era letteralmente ammaliato tanto da chiamare proprio Pol Roger, il suo cavallo da corsa preferito. Difficile dargli torto, questo champagne ancora oggi rappresenta una delle migliori bollicine francesi in circolazione (era un figaccione Sir Winston, non c'è niente da dire). Pol Roger ha vinto la concorrenza di Bollinger (altro grandissimo produttore), lo champagne preferito invece dalla Regina Vittoria e dal Principe Carlo.

Bollicine francesi dunque per iniziare. Poi? Mistero sulle altre bottiglie. Qualcuno parla addirittura di una sorpresa: vino inglese (mi astengo dal commentare per rispetto).

Continuerò ad indagare sulla cosa e vi farò sapere appena verrà fuori qualche novità. Voi intanto aiutatemi se avete qualche informazione!

Giorgio Gaber, Barbera e Champagne.

lunedì 25 aprile 2011

Furore 2009, Marisa Cuomo

Questo produttore ha una caratteristica molto particolare: i suoi vitigni si trovano sulla costiera amalfitana, un vero e proprio paradiso. Siete mai stati, ad esempio, a Ravello? Un luogo incantevole a strapiombo sul mare. Ecco, in questa zona Marisa Cuomo riesce a darci un vino davvero interessante.

Il suo vino di base, questo, ha delle caratteristiche molto interessanti. L'acidità su tutte, decisamente imponente per un vino del 2009, anno che generalmente difetta ovunque di questo requisito. La gamma di profumi poi, ampia, complessa, capace di spaziare dalla vaniglia al rosmarino.

Il gusto poi è altrettanto accattivante. All'inizio resta abbastanza sulla lingua anche se ha il difetto di svanire un po' qualche minuto dopo l'apertura. Ottimo bilanciamento di potenza e delicatezza.

La raccolta viene fatta a mano e non potrebbe essere altrimenti vista la posizione in cui si trovano le viti.

Se avete la possibilità andate a vedere Ravello e tutta la zona vicina, ne vale veramente la pena.
Questi luoghi in me hanno lasciato un bellissimo ricordo, come un senso di armonia.

Francesco De Gregori, Viva l'Italia.

mercoledì 20 aprile 2011

Ogni volta faccio sempre lo stesso errore, provo il pinot nero italiano ed ogni volta mi faccio sempre la stessa domanda mentre lo bevo: "perché insisto a provarlo?". Alla domanda non sono ancora riuscito a dare una risposta sensata che non sia il masochismo o comunque la voglia di dare sempre un'altra possibilità; è proprio questo l'errore, pensare che certe cose possano migliorare.

Ho provato il pinot nero di un produttore piuttosto famoso (e devo dire valido) dell'Alto Adige, Colterenzio. Come dire, non ci siamo.

Non mi riferisco solo al fatto che il pinot nero italiano non è nemmeno lontanamente paragonabile per finezza e potenza a quello di Borgogna ma proprio alla strana situazione che si verifica ogni volta che si beve la versione italiana di questo varietale: sembra un'uva completamente diversa ma soprattutto capitano cose inspiegabili; per esempio il tannino, che nel pinot nero di Borgogna praticamente non esiste, in quello italiano si presenta con effetti devastanti sulla lingua; ancora, l'alcol è troppo forte, spesso molto fastidioso.

In altre parole tutte le caratteristiche che rendono inimitabile l'uva di Borgogna, nella versione italiana sfumano, rendendo il vino banale, pesante, oserei dire fastidioso e questo anche in presenza di produttore di tutto rispetto come Colterenzio.

Ancora una volta, non ci siamo.

Edoardo Bennato, Venderò.

lunedì 18 aprile 2011

Massaccio 2004, Fazi Battaglia

Da un po' di tempo sto cercando di scovare o comunque studiare i vini delle Marche e dell'Abruzzo. Sono infatti convinto che queste zone siano troppo sottovalutate dal punto di vista enologico.

Pochi giorni fa mi è capitato di provare, o meglio di riprovare, questo vino di Fazi Battaglia, produttore storico di verdicchio. Ho assaggiato il primo bicchiere con un pregiudizio negativo (la prima volta non mi aveva fatto impazzire) e devo dire che mi sbagliavo ed anche di grosso.

Colore bellissimo intanto, giallo scuro, quasi ambrato. Il naso è davvero esplosivo, persistente ed intenso. Si sente la frutta esotica, ananas soprattutto.

In bocca non delude affatto, anzi. Potente ma delicato. Grande equilibrio e sapidità. Molto lungo sulla lingua e davvero pieno nel sapore.

Le caratteristiche del verdicchio si sentono tutte. Un difetto? Manca troppo di acidità. In ogni caso però mi ha impressionato favorevolmente.

Le caratteristiche del verdiccio si sentono tutte.

Squallor, La guerra del vino.

giovedì 14 aprile 2011

Allora...

Il Vinitaly, come dicevo, ha lo scopo di trovare delle conferme ma soprattutto, se possibile, quello di scovare nuovi produttori, nuove proposte interessanti.

Confesso che sui vini abruzzesi non sono preparatissimo, diciamo che mi fermo ai classici, Masciarelli, Pepe e pochi altri. A Verona però ho avuto la possibilità di provare un nuovo produttore che, senza esagerare, mi ha davvero sopreso, soprattutto per il fantastico rapporto qualità\prezzo.

L'azienda agricola Nicola Di Sipio si trova vicino Chieti e produce sia bianchi che rossi.

Ottimo il suo Montepulciano DOC, potente, pieno in bocca. Veramente una bella bottiglia. Tannino al minimo e bellissima acidità.

Quello che però mi ha veramente stupito è il bianco di base. Prezzo semplicemente ridicolo (più o meno 6 euro al produttore) ed un'eleganza rara per un blend di tre uve, pecorino, falanghina e trebbiano. Ha l'acidità e l'equilibrio del borgogna bianco. Appena versato mi ha fatto pensare ad un Aligoté.

Sto cercando disperatamente di trovare questo produttore a Roma, non è facilissimo purtroppo. Sarei davvero curioso di riprovarlo quanto prima.

La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la materia di questi vini e quindi ho subito chiesto quale fosse la resa: non mi sbagliavo, siamo sui 50 hl per ettaro. Finalmente un produttore che viaggia sui livelli di resa francesi.

Dimenticavo: fanno la raccolta a mano, ulteriore punto a loro favore.

The Animals, House of the rising sun.

lunedì 11 aprile 2011

Vinitaly, i giorni dopo

In questi giorni di Vinitaly ci sono alcune cose assolutamente chiare, altre meno. Di sicuro c'è il mio arrivo in una Verona assolata, calda, con Carlo che si perde e mi costringe ad aspettarlo per più di un'ora tra la stazione ed il centro; c'è una domenica passata a vendere almeno 100 gelati ad altrettanti bambini (avreste dovuto vedermi, ho riscosso un successone con i piccoletti che mi descrivevano i loro gusti; bisognerebbe prestare più attenzione alle parole dei marmocchi, spesso dicono cose più intelligenti dei grandi); c'è il caffè (e tutti i suoi "derivati") del polentone, eccezionale devo ammetterlo.

Poi c'è tutta un'altra parte di questi 3 giorni completamente avvolta nella nebbia: non tanto il sabato al Vinitaly (caldo torrido, una quantità di gente mai vista gli anni precedenti) quanto il dopo ovvero la sera; dalle 21,30 circa ho solo un ricordo di me, steso su una panchina tentando di prendere un po' d'aria nella speranza di trovarmi un minimo sollievo.

All'inzio della giornata volevo indossare una medaglietta con sopra scritto "in caso di smarrimento riportare a Via.... cap.... Roma", un misto tra i collari per cani e le targhette di metallo che utilizzano i militari con sopra scritto il gruppo sanguigno. Sarebbe stata una scelta saggia.

Il Vinitaly però è stato, come al solito, molto pruduttivo: molte conferme (sempre importanti) ma soprattutto alcuni produttori davvero interessanti, alcuni dei quali incredibili. Di questo e di tutto il resto (vari episodi rocamboleschi) vi racconterò nei prossimi giorni.

Luciano Ligabue, Buon compleanno Elvis.

giovedì 7 aprile 2011

Aspettatemi...











... torno subito e vi racconto tutto. Promesso.

Ornella Vanoni, Rossetto e cioccolato.

domenica 3 aprile 2011

Prail 2006, Colterenzio

Tendo a provare i vini di questa zona geografica sempre con un po' di scetticismo; spesso bottiglie che credevo grandi mi hanno invece profondamente deluso. Capita.

Colterenzio però è un ottimo produttore e i suoi vini solitamente non sono mai completamente deludenti.

Non vado pazzo per il sauvignon, ha sentori troppo forti, soprattutto quando è molto giovane. Questa bottiglia però mi è sembrata un po' diversa dalle altre. Molto bello il colore, un giallo molto chiaro con alcuni riflessi verde, quel verde tipico dei vini bianchi del nord, dove il sole meno forte che al sud, non fa maturare completamente il frutto. Interessante il naso, discretamente complesso. Non si sente quell'odore forte, acre, tipico di questa uva quanto piuttosto un delicato sentore di peperoni verde che porò non infastidisce.

In bocca, incredibile, non è diluito ma bilanciato e potente. Interessante anche l'acidità e la mineralità che lascia sulla lingua dopo averlo bevuto.

Molto fresco, perfetto per aperitivi ora che si avvicina il caldo. Rapporto qualità\prezzo niente male!

Frank Sinatra, A foggy day.