martedì 31 maggio 2011

"Aluminum, tastes like fear"

The storm didn't kill me,
the government changed
hear the answer and call, hear the song, rearranged
hear the trees, the ghosts and the buildings, sing.
with the wisdom to reconcile this thing.



Ci siamo, a quanto pare. La comunicazione ufficiale è arrivata. Ancora poco più di una decina di giorni per sistemare le ultime cose e poi nei prossimi mesi il mio sguardo sul mondo del vino cambierà punto di vista geografico. Non cambierà invece questo blog. Continuerò a descrivermi le mie sensazioni, le mie delusioni, le mie avventure che potranno essere noiose, scritte male o magari interessanti per chi avrà voglia di leggerle. Lascio Roma forse solo per adesso, forse per molto più tempo. Mi mancherà? Probabile o probabilmente no. Senza dubbio mi mancheranno le persone con le quali ho provato molte delle bottiglie che ho descritto in questi mesi. Ogni singolo tappo che conservo gelosamente rappresenta un pezzettino di ricordi che fanno del vino qualcosa di magico, che niente riesce ad eguagliare. A questi si aggiungeranno altre degustazioni delle quali ovviamente vi farò partecipi.

Considerando che questo blog è letto da non più di 4-5 persone posso dirlo in tutta tranquillità: parafrasando Hugh Grant in About a boy, "Se sono impaurito? Sono pietrificato". Magari non andate a raccontarlo in giro, se possibile.
Se mi volete un po' bene fate il tifo per me, ne ho dannatamente bisogno.


But somewhere there I lost my way
Everyone walks the same
Expecting me to step
The narrow path they've laid
They claim to
Walk unafraid
I'll be clumsy instead.

lunedì 30 maggio 2011

Falanghina 2009, Mastroberardino

Mastroberardino è uno dei produttori più famosi della Campania. Famoso non solo in Italia ma in tutto il mondo. Pensate che di recente a New York si è svolta una verticale del suo aglianico e l'annata 1924 (se non erro) non solo era ancora bevibile ma ha ottenuto il punteggio di 96+/100 ad opera del famoso e direi esigente Robert Parker. Quasi il massimo insomma. Inutile dire che le vendite di questo vino sono letteramente esplose negli Stati Uniti.

Questa volta ho provato la falanghina: vino piacevole ma che certamente non lascia il segno. Annata 2009, ancora molto chiuso. Il colore è quello classico di questo varietale (a proposito, sapete perché si chiama falanghina? Perché era il vino bevuto dalla falange romana quando si fermava per riposarsi): giallo chiaro con riflessi verdi. Al naso non rivela molto; si sente la banana e l'ananas, nulla di più.

In bocca non migliora; aromatico ma con un difetto fondamentale: manca totalmente di acidità e questo rende il vino debole anche se molto fresco. Sulla lingua resta poco e certamente non lascia il segno. Poca materia nel complesso.

In conclusione direi che a Mastroberardino riesce molto meglio l'aglianico.

Rino Gaetano, Ahi Maria.

Ciao Ministro. Con quel discorso mi hai fatto capire la bellezza del diritto più di qualsiasi manuale o esame.

domenica 29 maggio 2011

Consigli di lettura

Cosa c'è di meglio di un buon libro? Un buon libro accompagnato da un ottimo bicchiere di vino direi; se poi l'autore è anche un grande esperto, ancora meglio.

Giacomo Tachis è stato per oltre trent'anni il direttore tecnico di Antinori. Per intenderci, in tutto il mondo etilico è universalmente considerato l'inventore dei famosi "super tuscan" (Sassicaia, Tignanello e Solaia). Quello che comunemente viene definito un esperto insomma.

In questo saggio ci accompagna in un viaggio fatto di vigneti, gastronomia ed interessanti retroscena. Un uomo davvero raffinato, capace di spaziare dalla letteratura alle tecniche di coltivazione delle uve con un'abilità sorprendente. La sua è vera passione per la terra, per il vino, per il nostro Paese, perché in fondo il vino è anche questo, un meraviglioso fenomeno sociale.

Un libro da leggere davvero in un pomeriggio, magari, come ho detto prima, sorseggiando un bel bianco leggero mentre fuori inizia a fare buio.

Giacomo Tachis, "Sapere di vino".

Eddie Vedder, Guaranteed.

martedì 24 maggio 2011

La Segreta bianco 2010, Planeta

Non provavo La Segreta bianco da diverso tempo. Chi legge questo blog consoce perfettamente la mia opinione su questa bottiglia: da tempo mi aveva profondamente deluso. Nelle ultime annate non c'era più quel sapore degli anni passati che mi aveva inizialmente colpito.

L'altro giorno in un'enoteca ho visto questa bottiglia finalmente ad un prezzo onesto, 7 euro e l'ho presa.

Ecco, a tratti ho rivisto il vecchio La Segreta bianco. Annata 2010, giovanissimo ma già molto potente: è cambiata la composizione (o il blend, come dicono quelli bravi), grecanico (50%), chardonnay (30%), viognier (10%) e fiano (10%) e sembra essere tornato il vecchio sapore.

Il naso non è niente male, pensavo peggio (cit.): aromatico, ananas, pesca, e mela verde. In bocca poi presenta una discreta acidità. Manca un po' di materia ma la cosa non mi meraviglia molto considerando la resa con la quale è prodotto questo vino. Bella sapidità e freschezza. Anche qui finale (un po' corto a dire la verità) aromatico.

Insomma morale della favola: a 7 euro inizia ad essere un vino molto interessante. Se lo trovate ad un prezzo superiore lasciate perdere.

Liquido, Narcotic.

sabato 21 maggio 2011

Cometa Vs Villa Bucci

Roma, tra i tanti difetti, ne ha uno particolarmente odioso: da fine aprile ad inizio ottobre è praticamente impossibile bere vino rosso, causa il caldo torrido ed umido che colpisce questa città.

Sotto con i bianchi dunque, che ci piaccia oppure no.

Dunque, vediamo, cosa abbiamo provato questa volta? Si, due vini, il primo scatena sempre tanti ricordi, si tratta del Cometa di Planeta, annata 2009, dunque davvero molto giovane. Come sapete benissimo, si tratta di uno dei migliori bianchi di questo produttore siciliano. 100% fiano di Avellino, non fa nessun tipo di passaggio in botte ma solo in acciaio. La cosa si intuisce perfettamente dopo averlo assaggiato. Bello il colore, giallo carico; appena aperto si presenta totalmente chiuso ma dopo diversi minuti si inizia a sentire qualcosa, anche se, ad essere sinceri, nulla di particolarmente entusiasmante. Ananas, menta e qualcosa che ricorda il mandarino. In bocca mi ha un po' deluso. Mi ricordavo un vino più potente nelle annate precedenti, più grasso, più articolato. Debole l'acidità. Rimandato a settembre direi.

Il secondo vino invece mi ha colpito maggiormente: Verdicchio di base di Villa Bucci, forse il migliore produttore delle Marche. Molto interessante il colore ma soprattutto il naso: note affumicate e di pietra focaia (vi prego di non ridere come fanno tutti quando dico che un vino odora di pietra focaia, pietà). Una complessità davvero importante considerando che anche questa bottiglia era del 2009. Bello pure il finale di mandorla. In bocca invece ha un'acidità a mio avviso migliore del Cometa, senza dubbio più bilanciata. Fresco ma potente.

Bilancio della serata: tra i due superiore il secondo (che peraltro costa meno). Il Cometa sembra aver perso un po' lo smalto delle prime annate, o forse sono io ad aver cambiato gusti.

Per i maniaci del prezzo (ogni riferimento è puramente casuale), 29 euro il primo, 18 il secondo, ovviamente da bere sul posto, in enoteca li trovate a meno.

Green Day, Jesus of suburbia.

domenica 15 maggio 2011

Come promesso...

...eccomi nuovamente a farvi partecipi delle mie degustazioni. Certo, resta sempre il dubbio di quanto questo possa interessarvi ma va bene lo stesso.

Questa volta siamo tornati ai produttori seri ed abbiamo ottenuto un ottimo risultato: Deiss, grande prouttore alsaziano ci ha ridato qualcosa di veramente significativo dopo alcune piccole delusioni.

Gewurztraminer Bergheim del 2002 dunque: veramente un ottimo prodotto. Già il colore è notevole: un giallo molto carico con dei riflessi niente male. Il naso è di grande complessità: agrumi e fiori e frutti esotici. Noce tostata e burro nel finale. In lontanza una nota affumicata che rende questa bottiglia davvero interessante

In bocca è più debole rispetto al naso ma comunque di grande intensità: è corposo, direi grasso, sicuramente dolce ma non eccessivamente. Si sente una gamma molto ampia di note aromatiche che lasciano rapidamente il passo ad un sapore di miele che si combina perfettamente con tutto il resto. La cosa interessante è che pur avendo un sapore molto corposo conserva comunque una freschezza che onestamente non credevo possibile.

A mio avviso il 2002 necessita ancora di qualche anno di maturazione per esprimere al meglio le proprie potenzialità ma certo, già così siamo comunque ad un livello che i gewu italiani non possono nemmeno immaginare.

Con cosa lo proverei? Che domande, formaggi a pasta molle ma soprattutto un meraviglioso fegato grasso.

Tutti a tavola!

REM, Every day is yours to win.

sabato 14 maggio 2011

Grande Capo Estiqaatsi

Non sono scomparso, né tantomeno sono rimasto coinvolto in un incidente causato da vino al metanolo. Sono ancora vivo, che vi piaccia oppure no, che vi interessi oppure no.

A breve nuove prove effettuate sul campo.

domenica 8 maggio 2011

Pietramarina 2007, Benanti

Chi legge con una certa assiduità questo blog conosce perfettamente la mia opinione sul Pietramarina di Benanti: sono fermamente convinto che attualmente faccia parte dei tre migliori vini bianchi che la tradizione etilica italiana esprime ormai da anni.

Qualche giorno fa ho provato il 2007, convinto di godermi una grande bottiglia ed invece ho subito un trauma: del bianco dell'Etna che ricordavo non vi era assolutamente traccia.

Mancava tutto: la complessità di sentori e sapori che il Pietramarina è in grado di esprimere, l'acidità che denota grande capacità di invecchiamento ma soprattutto mancava la mineralità che rappresenta il vero cavallo di battaglia di questo vino, una mineralità spettacolare che rende il Pietramarina inconfondibile.

Mi sono chiesto dove fossero finite tutte queste qualità (Benanti è uno dei migliori produttori siciliani e la sua assoluta professionalità è fuori discussione) ed alla fine ho dato la colpa all'annata. Probabilmente il 2007 non ha tirato fuori cose trascendentali.

Un vino stanco, già in fase calante. Merita un'altra possibilità, senza dubbio. Ho ancora in mente un Pietramarina del 2000 provato qualche anno fa: sublime nella sua eleganza.

C'è qualcuno che può darmi il suo parere?

The Who, Who are you?

venerdì 6 maggio 2011

Chardonnay vs Chardonnay

Altra corsa, altro giro: questa volta la gara ha riguardato due vini italiani; stesso varietale, chardonnay, ma proveniente da due zone geografiche opposte, Sicilia ed Alto Adige

Planeta contro Colterenzio. La comparazione, come in tutti i campi, ha messo in luce le grandi differenze tra le due bottiglie.

Lo chardonnay di Planeta è un bianco del sud e si vede subito, dal colore in primo luogo, un giallo molto scuro, quasi ambrato. Al naso sembra un vino della Loira (con tutte le dovute differenze di qualità, sia chiaro). Si sente la mollica di pane e un finale di olio di oliva. Bella l'acidità anche se non trascendentale. Un po' corto in bocca ma senza dubbio molto piacevole. Un vino fresco, agile direi. Sapiente l'uso del legno che infatti non è mai eccessivo sulla lingua.

Lo Chardonnay di colterenzio invece è un vino completamente diverso. Alla cieca sembra addirittura un varietale differente. Il colore è molto più chiaro, con riflessi verdi, tipico segno di manza di sole e dunque di inferiore maturazione delle uve. Al naso il 2010 si presenta ancora totalmente chiuso (e non potrebbe essere diversamente) mentre in bocca riesce ad esprimere qualcosa. Molto aromatico, più dello chardonnay di Planeta. Si sente l'ananas unita ad altri frutti esotici.

Il confronto è stato divertente perché ha dimostrato ancora una volta quanto il clima ed il territorio possano influenzare le uve. Il sud tira fuori una bellezza mediterranea, opulenta, formosa mentre il nord qualcosa di più fine ma probabilmente meno corposo.

Con il vino è come con le donne, ciascuno ha il suo prototipo di bellezza ed a quello tende sempre.

Oasis, Stand by me.

domenica 1 maggio 2011

Huet vs Foreau

Chi segue questo blog è a conoscenza del mio interesse per i vini della Loira. "La nuova frontiera è la Loira", avevo detto tempo fa. Quando poi con il vino ci giochi, ti diverti, tutto diventa ancora più interessante, perché il vino è divertimento, pur essendo una cosa terribilmente seria, come è noto.

Questa volta si è proceduto ad un confronto tra due grandi produttori, Huet e Foreau. Certo, si è trattato di un confronto relativo e da prendere con le molle (le annate erano completamente diverse) ma comunque utile per capire le grandi potenzialità che è in grado di esprimere questa zona della Francia.

La prima bottiglia, Vouvray 2006, Sec, Domaine Huet, mi ha veramente stupito (in realtà mi stupisce ogni volta): appena aperto, letteralmente esplosivo. Vampa di gesso, rosmarino, margherita. In bocca ancora meglio: acidità magistrale e finezza commovente. Un vino che si beve con una facilità quasi preoccupante.

La seconda bottiglia invece, Vouvray 2009, Sec, Domaine Foreau, ancora totalmente chiusa; troppo presto per esprimere un giudizio su questo vino. Una cosa si può dire però: pur essendo completamente chiuso, dimostrava una qualità già chiaramente visibile.

All'esito di questo parziale confronto due riflessioni si impongono: 1) non esistono in Italia bianchi così buoni e complessi. 2) bisogna andare nella Loira, quanto prima. Peraltro mi dicono sia bellissima.

Edoardo Bennato, Un giorno credi.