mercoledì 22 giugno 2011

Eccomi qua, pronto per parlarvi della mia degustazione fatta la settimana scorsa sul tema 2001. I vini provenivano dall'intera Francia e dunque è stata una buona occasione per farsi un'idea dell'annata in generale. Ancora una volta i bordeaux provati non mi hanno entusiasmato, troppo alcol, troppa potenza, poca eleganza. A dirla tutta anche i pinot nero provati non mi hanno fatto impazzire, pur essendo comunque superiori nella media ai vari bordeaux.

Tra le bottiglie provate (circa 12) senza dubbio la migliore è risultata il riesling di Deiss che ancora una volta si dimostra un ottimo produttore. Questo vino (Burg) aveva veramente un grande naso (fiori, frutti aromatici) ed in bocca era secco ma molto fresco. aveva perso quello zucchero tipico della bottiglia molto giovane. Un vino perfetto per fare un aperitivo di grandissimo livello, magari con qualcosa di grigliato, tipo le melanzane.

La vera sorpresa della mattinata è arrivata dall'ultimo vino: ora, vuoi perché era la tredicesima degustazione e io non avevo sputato quasi nulla, vuoi perché effettivamente (come credo) siamo davanti ad un vino portentoso, vuoi un centomilalire (cit.), fatto sta che mi ha veramente colpito. Stiamo parlando del Clos Urolat, un vino dolce del Jurançon, nel sud della Francia. Naso stupendo, complesso, delicato; miele e caramello. In bocca invece freschezza straordinaria, seguita da un'acidità veramente ben bilanciata. Sulla lingua resta tantissimo. Sicuramente il miglior vino della mattina.

Cosa ho imparato da questa degustazione (in realtà già lo sapevo)? Alle degustazioni sputate sempre.


Bruce Springsteen, Born to run.

sabato 18 giugno 2011

Avviso ai naviganti

Si, lo so, sono scomparso ma sono stati giorni davvero incasinati. Tanti impegni, tanto nuovo lavoro e tutto quello che queste cose si portano dietro.

Nel mezzo non sono stato comunque con le mani in mano, come suole dirsi. Diverse degustazioni, tutte francesi facilitate anche dal nuovo luogo geografico nel quale mi trovo.

Nei prossimi giorni sarete informati su tutto, per esempio sulla degustazione fatta con il club etilico dei pazzi (cit.) sul tema "il 2001" in Francia. Cose interessanti.

In campana dunque, qui non si finisce mai di studiare!

mercoledì 8 giugno 2011

La Francia, ancora una volta

L'ultima (per ora) degustazione romana non poteva che concludersi con vini francesi. In tanti mesi di prove il mio gusto è molto cambiato. Il mio palato ha subito un'evoluzione (ed oserei dire una maturazione) che sinceramente non credevo possibile. Se penso ai vini che apprezzavo all'inizio del mio percorso etilico provo quasi un senso di vergogna. Nel posto dove andrò la cultura etilica non manca, anzi è già in programma un fitto calendario di degustazioni sull'esito delle quali sarete ovviamente informati.

Torniamo a noi però: dicevo che ho concluso con dei vini francesi, dei grandi vini francesi mi verrebbe da dire.

Entrambi vini bianchi, con il primo siamo andati in Borgogna provando il vino di base di un grandissimo produttore. Mi riferisco al mitico Ballot Millot che peraltro dovrei andare a visitare quanto prima, se tutto andrà bene. Annata 2008 per uno chardonnay ancora molto chiuso ma già in possesso di quell'eleganza che solo i vini bianchi di Borgogna possono dare. Appena aperto non ha dato grande soddisfazioni ma la cosa non mi ha meravigliato vista la giovanissima età. Come al solito però se si ha la pazienza di attendere questi bianchi francesi sono in grado di regalare vere e proprie emozioni. Nel naso c'è tutta la Borgogna, si sentono frutti aromatici e limone con un finale molto intenso di mele.

In bocca, come detto, ancora molto chiuso ma con una meravigliosa acidità. La materia è davvero percepibile.

Per il secondo vino invece ci siamo spostati nella Loira, per provare un nuovo produttore che mi ha consigliato il mitico Paolo, gestore (proprietario?) preparatissimo della meravigliosa enoteca Bibenda di Roma. Abbiamo provato il vino di base (La Lune) di questo bizzarro produttore francese (Mark Angeli), un vero e proprio integralista che segue un disciplinare rigidissimo per le sue bottiglie.

Davvero interessante: al naso appena aperto nota ossidativa che sinceramente non mi aspettavo. Si sente l'uvetta e la pesca, con un bel finale di mela cotogna. In bocca forse ancora un po' chiuso (2005, grande annata) ma già potentissimo. Pieno, grasso direi, molto grasso. Resta sulla lingua tantissimo. Il suo retrogusto dolce\acido lo rende gustoso piacevole da bere. Mi ha incuriosito moltissimo. Certo, dimenticatevi l'eleganza e la finezza di Huet (che secondo me resta comunque superiore), siamo su un prodotto totalmente diverso ma non per questo meno accattivante. La morte sua? A mio parere con il formidabile comté francese.

A me è davvero piaciuto.

Astrud Gilberto and Stan Getz, The girl from Ipanema.

martedì 7 giugno 2011

Soave 2010, Inama

In una delle ultime degustazioni romane ho deciso di ascoltare il consiglio di Carletto, detto il Polentone, prendendo così un vino segnalato da lui. Non chiedetemi perchè io abbia seguito il consiglio di questo simpatico veneto, diciamo che mi sono semplicemente fidato, vuoi perché tutto sommato penso che questo ragazzone qualcosa di vini sia in grado di capirlo, vuoi perché spesso mi ha dato buone dritte, vuoi una ventimila lire (cit.), sta di fatto che ho comprato un soave consigliato da lui.

Inama 2010, ancora totalmente chiuso ma non per questo privo di elementi interessanti. Il colore intanto, un bel giallo chiaro ma direi soprattutto l'odore. Appena aperto vampata di frutti vari, tra i quali la banana e l'ananas. Bello anche il finale olfattivo affumicato. In bocca invece delude, nella misura in cui siamo davanti ad un vino ancora totalmente chiuso. Bella la sapidità ma per il resto c'è molto poco. Finale di mandorla dolce ma in mezzo non c'è praticamente nulla.

Un ottima bottiglia da aperitivo, soprattutto ora che l'estate si avvicina con sempre maggiore velocità.

Che dire? il Polentone in parte ha ragione, in parte no!

Lucio Dalla, Canzone.