domenica 28 agosto 2011

Domenica di agosto...

In questa fredda domenica brussellese, mentre a Roma mi parlano di afa clamorosa, qui bisogna andare in giro con il maglione e la giacca. Sensazione strana ma tant'è come dicono quelli bravi. Almeno si può bere il vino rosso, cosa impossibile in questo momento nella Capitale.

Aperitivo con relativa degustazione alla cieca: tre vini prontamente infagottati per nasconderne l'etichetta. Solo dopo ho saputo che due erano italiani ed uno francese. Indovinate un po', anche alla cieca, quale ha vinto?

Il vino è una cosa seria, lasciatelo fare a chi si sporca le mani con la terra ed è in grado di trattare veramente la materia, per esempio la Signora Goisot. Borgogna bianco 2004, Cotes d'Auxerre Biaumont, il suo vino più importante.

100% chardonnay, classico borgogna bianco. Vino appena aperto ancora completamente chiuso, indefinibile, direi addirittura irriconoscibile. Poco legno al naso e ancora meno in bocca. Acidità inesistente. Dopo diversi minuti le cose sono cambiate e lo spirito della Signora Goisot ha fatto la sua apparizione (Amennnnnnnn...). Accelerazione incredibile sotto il profilo dell'acidità; evoluzione anche al naso: si sentiva distintamente un sentore di torba, tipico di questo vino.
Bella complessità sulla lingua, la Signora Goisot ha colpito ancora.

Un vino notevole per il quale però c'è ancora molto da aspettare.

Per amore di cronaca gli altri due vini erano un rosso pugliese pieno di legno (sentori di smalto per le unghie indice chiaro di un uso smodato del legno) e un bianco trentino che sapeva di detersivo (l'ho riconosciuto alla cieca proprio perché aveva questo sentore di Nelsen). Ovviamente per evitare querele non vi farò mai i nomi dei produttori. Per chi fosse interessato, posso dirlo in privato.

Nada, Ma che freddo fa.

domenica 21 agosto 2011

Bello ma non balla (cit.)

Cosa hanno in comune una saldatrice ed un vaso di fiori? Voi direte "assolutamente nulla" ed avete ragione ma non sapevo come iniziare questo post.

Dunque tornando seri (ammesso lo sia mai stato e ne dubito), appena arrivato a Bruxelles mi sono preoccupato di capire dove fossero i luoghi più interessanti per andare a bere, considerando che la cultura etilica belga è superiore non solo a quella italiana ma addirittura a quella francese, almeno secondo me (cit.).

Ho scoperto un delizioso wine bar nel centro della città fornito anche di una discreta carta dei vini. Il cibo è ottimo, soprattutto formaggi e salumi. Cosa si è bevuto? Un sylvaner di un produttore piuttosto noto in Alsazia, Ostertag, annata 2008; ancora totalmente chiuso ovviamente ma con una discreta potenza sottostante.

Mi piaceva il colore intanto, un bel giallo chiaro che ancora risentiva della giovane età. Poi però iniziano le note dolenti: l'acidità a tratti quasi impercettibile. Il naso non ha regalato grandi emozioni come ci si potrebbe aspettare da un vino di questo tipo. Poca la complessità anche in bocca ma sapore pulito e fresco.
Direi che si tratta di un vino che fa il suo compitino, ma nulla di più; avete presente quei ragazzi che a scuola fanno il minimo indispensabile per prendere il loro "6"? Ecco, questo vino mi dato una sensazione del genere. Non sorprende, riesci sempre a capire che sapore arriverà al sorso successivo. Dato positivo? Una bella mineralità.

Come vedete non sono critico esclusivamente verso i vini italiani (chi vuole capire, capisca).

Momento peggiore della sereta? I francesi vicino al mio tavolo che durante tutta la serata hanno parlato di Berlusconi, con battute e prese in giro niente male; mi hanno ricordato quanto sia difficile in questo momento essere italiani all'estero.

Javier Girotto, Criollita Santiagueña.

lunedì 15 agosto 2011

Rosso di sera, Loira si spera!

Chi legge questo mio misero blog conosce perfettamente la mia opinione circa i vini della Loira. Come già detto diverse volte, sono convinto che attualmente questa zona della Francia etilicamente sia la più conveniente nel rapporto qualità\prezzo; è possibile trovare dei produttori capaci di tirare fuori delle bottiglie incredibili a prezzi convenienti.

C'è un elemento in più però. Fino a poco tempo fa ero convinto che la principale attrazione della Loira fossero i bianchi; mi sbagliavo, o almeno avevo parzialmente ragione. Ci sono anche i rossi ed anche parecchio buoni. In comune con i bianchi hanno la delicatezza ed una finezza che ormai sembra essere comune a tutta questa zona geografica. Qualsiasi vino proveniente da questa zona infatti riesce a unire potenza e materia ma bilanciate in modo raffinato, esattamente come succede con Huet o con Foreau.

Questo rosso non fa la differenza: Chateau de Villeneuve 2006, Le Grand Clos, bottiglia di finezza rara. Bellissimo colore e profumi di frutti rossi accompagnati in bocca da un tannino ancora presente (vino giovane) ma comunque delicato, non fastidioso. Potenza (stiamo parlando di un varietale tosto, il cabernet-franc) ma bilanciata senza mai eccessi legati all'alcol o al legno.

Ci aspettavamo un vino interessante ma non così tanto. Bisogna aspettare ancora qualche anno.

Perfetto con una bella bistecca al sangue; il suo sapore riesce benissimo a contrastare la potenza della carne.

Francesco De Gregori, San Lorenzo.

lunedì 8 agosto 2011

Matteo Correggia è un ottimo produttore piemontese che ho avuto modo di apprezzare diverse volte al Vinitaly insieme a Carletto il polentone leghista.

Questo suo bianco non costituisce un'eccezione, nella misura in cui si tratta di una bottiglia non trascendentale ma che ha un suo perché.
100% arneis e resa piuttosto bassa per una bottiglia che appena aperta colpisce per i sentori di vaniglia e per una freschezza davvero notevole.

Bella pure l'acidità che resta parecchio in bocca. Purtroppo il vino non offre molto di più; dopo una vampata iniziale infatti, si sgonfia chiudendosi in maniera immediata. Certo, si tratta del 2010 e dunque non si può pretendere molto di più ma comunque stupisce la velocità con la quale il naso evapora in pochi minuti.

Il prezzo non è alto, anzi e questo depone a suo favore. A mio avviso siamo davanti ad un vino estivo, perfetto come apertivo, possibilmente con piatti freschi e leggeri.

Ancora una volta: in Francia allo stesso prezzo la media dei vini è comunque superiore.

Nirvana, Lithium.

martedì 2 agosto 2011

Ci vuole pazienza!

Qualche giorno fa un'altra lezione su come il vino sia in grado cambiare radicalmente nel giro di poco più di un'ora, peggiorando o alcune volte migliorando.

Chassagne Montrachet 2007 Domaine Langoureau, produttore certificato direttamente dalla Squadra. Sessione di prova, appena aperto sembrava completamente spento, stanco, piatto. Potevo leggere chiaramente sul volto di uno dei componenti del Gruppo la delusione ed il dispiacere per non sentire quello che invece tutti ci aspettavamo.

Ammetto che anche io ero senza parole. La bottiglia appena aperta non aveva quelle caratteristiche tipiche di questo produttore: non era esplosiva per esempio, il naso non aveva la solita potenza. Il vino, come detto, era insolitamente piatto.

Tra lo sconcerto abbiamo deciso di aspettare qualche minuto, convinti che, certo, l'annata (2007) non eccezionale in Borgogna, non aiutava. Attendere è stato provvidenziale: dopo poco più di un'ora il vino era letteralmente trasformato; aveva recuperato potenza, struttura, acidità, complessità.

Finalmente si sentivano tutte le meravigliose note di Langoureau, su tutte un utilizzo magistrale del legno. Sentori di vaniglia perfettamente bilanciati e integrati con il resto del vino. Solo un grande produttore può gestire il legno così bene.

Il vino necessita di pazienza, la Borgogna ancora di più.

A fine serata evidenti segni di stato etilico.

Lucio Dalla, Caruso.