venerdì 28 ottobre 2011

Nuovo Mondo

Consueta degustazione dai Pazzi (cit.) del sabato mattina. Questa volta il tema era vini dal Nuovo Mondo, dunque Nuova Zelanda, Cile, Argentina Sud Africa.

Non ero convinto, questo genere di bottiglie non mi hanno mai convinto ad essere sinceri: clima troppo caldo per coltivare certi varietali ma soprattutto sapori tutti molto simili, globalizzati direi, senza una propria identità.

I miei sospetti sono stati ampiamente confermati. Vini davvero di cattivo livello. Non vi farò nemmeno i nomi dei vini che abbiamo provato, non ne vale la pena e non li ho nemmeno segnati tanto pensavo che fossero di cattivo livello. Il loro sauvignon non mi piace, ha al naso sentori banali, piatti ed in bocca lascia questa sensazione di aspro e frizzante dovuta al processo di acidificazione che i produttori devono necessariamente compiere su questi vini. Il motivo? Il clima, il sauvignon è un'uva che ha bisogno di freddo e pure in Loira dove il clima è certamente più propizio non è possibile farla uscire come si deve ogni anno, figuriamoci in un paese, ad esempio, come l'Argentina dove il clima è certamente ben diverso.

Mentre provavo queste bottiglie, pensavo che sembravano vini italiani (soprattutto i bianchi). Questo dimostra chiaramente due dati inquietanti: (1) ormai gli italiani (non tuti ovviamente) hanno chiaramente scelto di produrre vini globalizzati. (2) non capisco per quale motivo il nostro bel Paese abbia imboccato questa strada che va verso la perdita di identità.

Alcuni vini erano talmente osceni che in quella occasione abbiamo coniato la categoria di "CE" aka chiavica eccezionale (chi riesce ad afferrare la citazione vince una bottiglia di vino).

Al ritorno in macchina la riflessione è stata unanime: torniamo il prima possibile in Borgogna.

Iggy Pop, The Passenger.

giovedì 20 ottobre 2011

Loira 2010

Come precedentemente detto, il fine settimana è sempre prodigo di degustazioni, per tutta una serie di motivi. Ogni volta si tenta di sperimentare bottiglie interessanti e devo dire che gli spunti non mancano mai.

Questa volta abbiamo aperto, fresco fresco di produttore, il vouvray del Domaine Huet, Le Mont Sec 2010.
Onestamente non mi aspettavo un vino già esplosivo, anzi a dirla tutta ero convinto che avremmo bevuto un vino completamente chiuso; ancora troppo giovane, pensavo, ed invece mi sono sbagliato, sottovalutando (ancora una volta e colpevolmente) la potenza di questo meraviglioso vinificatore della Loira.

Intendiamoci, la bottiglia era giovanissima e la cosa si notava immediatamente sia al naso che in bocca. Nonostante questo però il vino era già potente, dritto e molto raffinato. L'acidità, quella stupenda di Huet, la freschezza, tipica dei grandi bianchi di questa zona.
L'elemento di maggiore forza è la delicatezza che si incastra perfettamente con un finale di mela e miele.

Huet si conferma produttore ai massimi livelli.

U2, Sunday Bloody Sunday.

sabato 15 ottobre 2011

Ariecchime

Non sono scomparso, né sono deceduto in cirocastanze misteriose, gli alieni non mi hanno rapito per abusare sessualmente di me (almeno a me così pare); sono semplicemente molto impegnato con una serie di cose di cui presto verrete informati, miei carissimi 4 lettori.
Tra poco nuove degustazioni (il fine settimana è sempre prodigo delle stesse).

Per adesso beccatevi questo articolo che letto sul FT, interessante esperimento.

Passate un bel fine settimana.

sabato 8 ottobre 2011

Degustazioni a raffica

Giornate di degustazioni, perché alla fine della fiera, c'è sempre una buona ragione per provare dell'ottimo vino.
Prima di tutto, il passaggio a Roma, anche se per pochi giorni, ha facilitato gli esperimenti. Quando passi dalla tua città dopo tanto tempo, incontri tutte le persone che non vedi da mesi e allora niente di meglio di una bottiglia per celebrare. Alcune cose mi hanno meravigliato, forse perché non mi aspettavo niente di speciale. Il Vassallo 2008 Colle Picchioni ad esempio, vino rosso del Lazio provato all'enoteca regionale Palatium in Via Frattina, ristorante incredibilmente buono che consiglio a tutti, insuperabile nel suo rapporto qualità\prezzo.
Il Vassallo è composto dal classico blend bordolese che ovviamente gli conferisce potenza e struttura. Un vino ancora chiuso ma già capace di esprimere delle sensazioni che francamente non mi aspettavo. Morbido sulla lingua, con un tannino che all'inizio è forte ma poi svanisce in breve tempo. Bello il sapore fruttato e speziato. Al naso invece si sentono tutte le caratteristiche del taglio bordolese, ovvero prugna e ciliegia, con un bel finale di pepe nero.
Una bottiglia ancora molto giovane e che dunque lascia ben sperare quanto al suo possibile invecchiamento. Bella sorpresa dunque e non dite che ho i pregiudizi verso i vini italiani!

Il giorno successivo invece siamo passati alla Francia, per essere precisi alla Loira ed alla Borgogna. Prima di tutto abbiamo gustato un vino già provato in precedenza: La Lune 2009 di Mark Angeli. Un produttore strano che può anche non piacere. Siamo lontani dalla finezza di Huet o di Foreau ma non per questo le sue creazioni sono meno interessanti. Il vino di Angeli è potente, esplosivo, violento a tratti, spesso poco bilanciato, dirompente direi ma alcune volte fuori controllo. Il 2009 provato era ancora totalmente chiuso ma talmente forte da esprimere già un sentore di miele. Bella l'acidità ma senza dubbio occorre aspettare molto più anni per apprezzare un vino di questo tipo. L'abbinamento con i formaggi a pasta dura però era azzeccato.
Dopo la Loira ci siamo spostati in Borgogna per testare l'evoluzione di un vino già provato qualche mese fa con il mio amico ex astemio che io ho convertito al culto etilico. Bourgogne Blanc 2008, Domaine Ballot Millot. Siamo davanti ad un vinificatore di primo livello capace di creare prodotti che però hanno bisogno di invecchiare moltissimo. La prima volta in cui ho provato questa bottiglia mi era sembrata completamente chiusa. Non si sentiva assolutamente nulla né al naso né in bocca. Questa volta invece è stato davvero interessante vedere come già a distanza di qualche mese le cose siano cambiate, non molto, ma comunque cambiate. In bocca l'acidità era ancora talmente forte da coprire tutto il resto ma il naso era incredibilmente esplosivo. Una bellissima mineralità (il famoso odore di pietre per il quale tutti mi prendono in giro) ed interessante anche il sentore di torba. Il colore è quello del borgogna bianco: un giallo brillante, chiaro, dato anche dalla giovane età.

Stranamente è piaciuto più a me che alle persone che mi facevano compagnia al tavolo. Non ho ben capito il motivo.

Frankie HI-NRG MC, Rap Lamento.

sabato 1 ottobre 2011

Quella sera, che sera...

Esattamente come non c'è due senza tre, ormai non c'è settimana a Bruxelles senza il consueto incontro settimanale con alcuni componenti della Squadra etilica. Le nostre serate stanno ormai diventando come la nota conversazione settimanale Pannella-Bordin. A differenza delle discussioni del duo bronchenolo (cit.) noi non facciamo uso smodato di toscani e sigarette ma proviamo diversi vini, commentando le annate, l'evoluzione delle bottiglie e le differenze tra i varietali.

Mentre si beve si commentano i principali avvenimenti della settimana. Questa volta si è parlato della situazione greca e di questa dannata crisi finanziaria. Il mio (questa volta) unico interlocutore (a mio avviso, senza esagerazione uno dei più grandi esperti di politica monetaria in circolazione, Professore universitario e molto altro) era convinto che l'unico modo per la Grecia per venire fuori da questa brutta situazione, sia uscire subito dall'euro, con tutte le conseguenze che un avvenimento del genere porterebbe. Io la pensavo in maniera leggermente diversa ma questo è meno importante.

Ad ogni modo, veniamo ai vini provati:

1) Cotes d'Auxerre 2008, Domaine Goisot. Questo produttore conosce il fatto suo. Vino aperto da diversi giorni ma ancora potentissimo, quasi fosse stato stappato da poche ore. Vaniglia al naso e classici sentori di mollica di pane. Molto delicato e bilanciato. Incredibile la sua capacità di mantenere un così alto livello di potenza anche dopo tanto tempo.

2) Fixin 2002, Domaine Denis Berthaut. Pinot nero di Borgogna e detto questo non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. In ogni caso, colore stupendo, rosso chiaro e naso complesso ed articolato. Frutti di bosco e grafite. In bocca ancora molto chiuso ma già interessante. Una bottiglia così importante merita ancora qualche anno per essere apprezzata pienamente.

3) Clos Rougeard 2004. Chinate la testa davanti al più grande rosso della Loira. Un vino famoso in tutto il mondo. Naso da vino biodinamico (pur non essendo tale questo produttore): odore di terra bagnata e more. Finezza e potenza che si sposano meravigliosamente bene. Dopo una tale "violenza" ti aspetteresti una forza almeno simile al palato invece la situazione è completamente diversa. Molto più tenue e delicato. Raffinato soprattutto. Siamo ai vertici della produzione di vino rosso mondiale, come direbbe qualcuno.


4) Chassagne Montrachet Les Perclos 2007, Domaine Langoureau. Questo produttore non tradisce mai. Riesce a mantenere sempre livelli di qualità altissimi. Il vino era chiuso ma già molto godibile. Come detto tante volte, si riconosce la mano del Signor Langoureau soprattutto attraverso un uso magistrale del legno che conferisce al vino un bellissimo sentore di vaniglia, molto leggero, mai fastidioso. In bocca ancora chiuso ma già (ed è questa una bellissima caratteristica del produttore) molto godibile.

A fine serata all'unanimità abbiamo decretato vincitore Clos Rougeard ed ancora una volta per me trovare la strada di casa non è stato facilissimo; ma questa è un'altra storia.

Chet Baker, I wish I knew.