sabato 12 novembre 2011

Taurasi Radici riserva 1998, Mastroberardino

Eccomi nuovamente da queste parti: chiedo a scusa a tutti se ho fatto passare un po' di tempo prima di scrivere ancora ma è stata una settimana davvero caotica. Parafrasando qualcuno, se vi dovessi dire quello che mi è capitato negli ultimi 10 giorni, andremmo a finire a domani.

Comunque, oggi vorrei parlarvi di un vino che ho bevuto di recente, potente ed elegante. Il produttore è ormai noto a chi legge da un po' di tempo questo mio misero blog. A mio avviso si tratta di uno dei migliori vinificatori di aglianico, un'uva che personalmente ho imparato ad amare nel corso del tempo: delicata ma allo stesso tempo esplosiva.

La bottiglia che ho provato poteva ancora aspettare qualche anno, l'aglianico invecchia meravigliosamente bene. Il naso era poco alcolico e caratterizzato da frutti rossi e pepe nero. Davvero notevole il finale di tabacco.

In bocca già abbastanza maturo ma dannatamente "giovanile". Questo Taurasi Radici pur avendo più di 10 anni saltava nel bicchiere come un ragazzino. Bello il sapore di more e ribes. Il tannino era ancora un po' fastidioso a conferma che qualche anno in più non potranno che renderlo migliore.

Una bottiglia che si beve velocemente, con grande facilità. Bella la sensazione di potenza che lascia in bocca. Provatelo con un arrosto e godetevi il momento.

Questa è l'eccellenza italiana di cui mi piace parlare.

Stefano Bollani, Figlio unico*.

*Carletto avevi ragione, è il brano migliore dell'album.

martedì 1 novembre 2011

Attacca la musica

"Such is the way of the world,
You can never know.
Just where to put all your faith
And how will it grow."


Il tono era serio, l'espressione del volto tesa ma triste, di chi sta per darti una brutta notizia ma non vorrebbe farlo.

Enrico hai parlato con il tuo superiore? Hai 5 minuti? Devo dirti una cosa.

La mia mente cercava di ricordare tutte le possibili cazzate fatte nel corso di questi mesi. Mi ripetevo che tutto sommato avevo fatto un buon lavoro, avevo lavorato sodo e ricevuto diversi complimenti. Cosa poteva giustificare una tale espressione del viso?

Mi hanno chiamato in questi giorni, da Quella parte hanno bisogno di persone. Noi abbiamo pensato a te.

Morale della storia, per chi non avesse capito, mi sposto ancora. Nei prossimi mesi (in realtà spero per molto di più) la mia città sarà un'altra. Un'ora e mezzo di treno veloce rispetto a dove mi trovo in questo momento. Voi chiederete: ma che relazione c'è tra questa notizia ed il tuo blog?
Prima di tutto: che cazzo di domande fate? Poi direi almeno due collegamenti: (1) questo spazio è anche parte della mia vita e con voi voglio condividerla. (2) il posto dove sto andando è sempre più vicino alla Borgogna.

Ovviamente questo blog sarà sempre aggiornato, verrete informati circa le degustazioni fatte che credo saranno molte nel posto dove mi sto per trasferire. Ho sviluppato una forma di dipendenza a scrivere di vino e non voglio certo rinunciare ora.

Mentre tornavo nel mio ufficio riflettevo su quello che mi era stato detto: maggiori responsabilità e più lavoro.

Ancora una volta la dannata paura di toppare.
Ancora una volta una nuova sfida davanti a me, da affrontare con decisione ma con umiltà, quella di sempre.
Ancora una volta sul campo a combattere per ogni singolo centrimetro.

Non è stato facile ad essere sinceri.

Di Bruxelles mi mancheranno le cene con i membri della Squadra, le degustazioni del sabato mattina con il club etilico, il patataro a Place Jourdan, il giovedì sera a Place Luxembourg, i tavoli de Le Corbeaux, i parchi dove andavo a correre, podcast nelle orecchie e tanti pensieri nella testa, le persone conosciute qua ma che porterò con me.

Grazie a chi a ha avuto fiducia in me, nei momenti più o meno felici, con piccoli e grandi gesti che non sono mai passati inosservati. Questo piccolo traguardo è anche merito vostro.

Grazie a chi ha creduto in me, ritenendomi degno di questo salto.

Grazie anche a chi non ha creduto in me, rovinando qualcosa di bello, rovinando tutto. Senza quello che ho passato ieri, non sarei quello che sono oggi.


Per Ultimo ma non certo per importanza (anzi) grazie a chi mi ha insegnato, con le parole ma soprattutto con i fatti, che un solo uomo, solo, con un paio di buste della spesa può fermare, pensate un po', i carri armati: è la sfida impossibile che invece è possibile, Signori miei.

Questa parte della mia vita, questa piccola parte...