giovedì 29 dicembre 2011

Muffato della Sala 2006, Antinori

Tornati dalla tre giorni natalizia? Vi siete ingolfati di cibo? Avete bevuto? Soprattutto, avete bevuto bene?

Personalmente ho degustato diverse cose interessanti, una di queste, il Muffato della Sala. Si tratta di un vino bianco dolce molto famoso, non solo in Italia.
Il Muffato della Sala è prodotto con uve botritizzate raccolte agli inizi di novembre, per favorire lo sviluppo della Botrytis Cinerea o "muffa nobile" sui grappoli. Questa muffa riduce il contenuto di acqua dell'uva e ne concentra zuccheri e aromi, conferendo al Muffato della Sala un gusto inconfondibile.

La degustazione di questa bottiglia si potrebbe dividere in due fasi, la prima la sera in cui il vino è stato aperto. In quel momento ha tirato fuori poche cose interessanti, l'impressione era di un vino completamente chiuso proprio perché troppo giovane.

La seconda parte della degustazione invece ai è sviluppata il giorno seguente. La bottiglia è rimasta aperta tutta la notte e quando l'ho riprovata era completamente diversa. Credetemi, un altro vino. Complesso, lungo, articolato.

Al naso datteri, uva passa e tanto, tanto miele. Pesca nel finale e molto bello anche il colore, un giallo molto intenso.

In bocca ancora meglio, prima di tutto lunghissimo e non solo, davvero complesso nel gusto. Lo zucchero è bilanciato e non infastidisce, lo stesso per l'alcol.

Tempo fa qualcuno mi aveva parlato del Muffato della Sala come di uno dei migliori bianchi nel panorama italiano; non ho idea se questo sia vero ma sicuramente stiamo parlando di un'assoluta eccellenza.

Abbinamento perfetto? Con il foie gras di cui ho fatto scorta a Parigi in previsione delle vacanze di Natale!

Aretha Franklin, I say a little prayer.

mercoledì 21 dicembre 2011

Barolo

A Bruxelles ho lasciato così tanti ricordi e tra gli altri le mitiche serate con la Squadra etilica al completo, sempre pronta ad organizzare degustazioni clamorose.

L'assassino torna sempre sul luogo del delitto e dopo tutto la "ridente" città belga è a poco più di un'ora di treno veloce da Parigi. Potevo secondo voi perdermi una mega degustazione di Barolo organizzata da questi signori?

Tutto il mandamento al completo era presente. Momenti di grande emozione.

Cosa abbiamo provato vi chiederete voi? Ecco la risposta dico io:

1) Roero arneis Bruno Giacosa 2006: acidità tipicamente italiana sia al naso che in bocca, sottofondo di banana e finale di miele. Niente di speciale onestamente.

2) Barbaresco Sorì Paolin, Cascina Luisin 2006: appena versato bomba di legno al naso. In bocca discreta acidità ma poco complesso, a tratti piatto.

3) Barbaresco Pio Cesare 2004: produttore conosciuto in tutto il mondo. A differenza di Spinaceto, pensavo meglio. Legno pure qui. Tannino eccessivo e troppo alcol sia al naso che in bocca.

4) Barbaresco Pajore Sottimano 2007: produttore che non conoscevo e che mi ha davvero sorpreso in senso positivo. Bellissimo sentore di more e frutti neri in generale. Grande intensità sulla lingua, finale di rosa ed amarena. Davvero una bottiglia interessante. Bella anche la lunghezza, con licenza parlando.

5) Barbaresco Cotta' Sottimano 2007: bouquet veramente intenso e grande complessità; amarena nel finale. Ancora chiuso purtroppo.

6) Barbaresco Currà Sottimano 2007: il migliore dei tre. Bellissimo al naso ed in bocca. Alla cieca avrei detto un vino francese.

7) Barbaresco Coparossa Bruno Rocca 1997: vino in potenza incredibile, potente, delicato, raffinato. Purtroppo ancora chiuso e dunque difficile dare altri giudizi.

8) Barbaresco Rabaja, Bruno Rocca 1996: ottima materia ma ancora dannatamente chiuso. Amarena in bocca, ancora rosa al naso. Davvero un ottimo vino, si vedeva la mano del grande produttore.

9) Barbaresco Paje Roagna 1997: troppo chiuso per dare un giudizio definito.

10) Barbaresco Asili Bruno Giacosa 1998: rose e tartufo bianco. Forse un po' corto ma comunque davvero potente in bocca.

11) Barolo Falletto Bruno Giacosa 1998: bella bottiglia ma vino ancora chiuso (elemento costante di tutta la degustazione).

12) Barbaresco Il Bricco Ceretto 2004: bel sapore di frutti neri e tartufo; peccato per un eccessivo uso del legno che dopo qualche sorso infastidisce.

Al termine della degustazione i pensieri erano generalmente confusi (il motivo potete intuirlo da soli) ma una cosa era chiara: il barolo rappresenta un'assoluta eccellenza etilica italiana che però ha necessariamente bisogno di molti anni per iniziare ad esprimere le proprie caratteristiche e soprattutto bisogna avere la pazienza di cercare produttori magari meno conosciuti ma in grado di esprimere meglio dei soliti noti la potenza ed il valore di questa meravigliosa zona etilica del Nostro Paese.

Al ritorno ho davvero benedetto il servizio taxi di Bruxelles.

Coldplay, In my place.

P.S.

Qualora non ci dovessimo sentire nei prossimi giorni, tanti auguri di buon Natale a chi legge questo misero e squallido blog. Passate le feste con le persone a cui volete bene e condividete con loro anche la gioia di una bella bottiglia di vino. Quale momento migliore?

giovedì 15 dicembre 2011

Quando le parole non bastano

Ci sono dei vini che pur volendo non puoi descrivere tanta è la loro complessità e bellezza. Qualunque parola sembra riduttiva. Non sto esagerando, sto semplicemente parlando del Vouvray Premiere Trie Moelleux 1996, Domaine Huet.
Ero a fare la spesa, avevo adocchiato dei meravigliosi ravioli con il foie gras fatti a mano e mi chiedevo quale bottiglia potesse abbinarsi ad un piatto di questo tipo.

Inizialmente la mia scelta si era mossa verso un altro pezzo da novanta, Rangen de Than di Zind Humbrecht, perfetto con questo genere di pietanza. Purtroppo (o per fortuna) era finito e dunque ho deciso di optare per il vouvray.

Che volete che vi dica? Non avrei potuto fare una scelta migliore. Un'autentica meraviglia. Intanto il colore, un giallo scuro stupendo, intenso, profondo. Al naso immediati sentori di miele, rosmarino, mela; talmente complesso che risulta difficile distinguere tutto quello che viene fuori dal bicchiere; un continuo susseguirsi di odori ed emozioni diverse che lasciano stupiti.

In bocca sublime, dolce al punto giusto, alcol praticamente inesistente, delicato, con un'acidità meravigliosa. Grasso ma mai fastidioso e lunghissimo sulla lingua. Più lo bevevo e più mi stupivo anche in considerazione che siamo davanti ad un vino ancora completamente chiuso e molto sotto le sue reali potenzialità. Un fantastico giovanotto che ha ancora tantissimo da dire a chi avrà la pazienza di aspettarlo.

Huet si conferma un produttore come pochi al mondo (non ho timore di essere smentito) capace di trattare le uve in maniera unica.

L'Italia è lontana e ha ancora tanto da imparare.

Che cosa meravigliosa il vino.

REM, Discoverer.

domenica 11 dicembre 2011

In onda

Eccoci qua, di nuovo operativi finalmente.

Come ebbe a dire un grande uomo, dove eravamo rimasti? Ah si, a me che ero scomparso causa trasloco e cambio di città. Riprendiamo il filo da quel punto, o quasi.

Dovete sapere che una delle grandi fortune (ma che sta diventando anche la mia condanna!) di lavorare a cinque minuti a piedi dal famoso Le Bon Marché è rappresentata dal fatto che all'ora di pranzo o la sera prima che chiuda, si può correre in quel paradiso per rifugiarsi tra meraviglie gastronomiche senza pari. Si può addirittura incontrare nel fornitissimo reparto dei vini (prezzi più onesti di Roma) Gerard Depardieu e conversare con lui di Borgogna bianco e dell'annata 2010 in Italia.

Tra una chiacchiera e l'altra ho ritrovato nello scaffale del Sud della Francia il mitico Quadratur, un vino provato diversi anni fa che mi aveva davvero lasciato senza parole per complessità e struttura. In realtà il produttore ha nel suo arsenale etilico una serie di bottiglie strepitose, penso al suo bianco (di cui presto vi parlerò) ed al suo vino dolce. Un viticoltore stranamente poco conosciuto che supera di gran lunga molti suoi colleghi blasonati del sud della Francia.

Il Quadratur provato era il 2008: appena aperto, seppur ancora molto giovane e chiuso, autentica esplosione di prugna e frutti di bosco. Bellissimo il sentore di tabacco e pepe nero.

In bocca è complesso, strutturato, si vede chiaramente che un sapiente conoscitore della vigna ci ha messo le mani. Tannino molto tenute, che svanisce in breve tempo e un finale di alcol che sicuramente andrà sfumando nei prossimi anni.

Un vino potente, perfetto per gli amanti di sapori forti. Siamo anni luce dalla finezza del pinot nero ma questo nulla toglie al valore assoluto di questa meraviglia.

Prezzo in Francia 25 euro. Ben spesi.

Francesco De Gregori, Generale.

sabato 3 dicembre 2011

Sono ancora qua

Avete ragione, sono scomparso ma non per colpa mia. Il cambio di città si è portato dietro una serie di scocciature che peraltro non sono ancora finite. A casa internet non è stato ancora installato (ma ci siamo quasi) e quando tutto sarà pronto potrò tornare nuovamente in pista.

Vi vorrei raccontare della vita in questa nuova città, delle mie prime impressioni, di quanto Bruxelles (alla quale sono comunque molto legato per tutta una serie di motivi) possa sembrare piccola al confronto (ma la cosa era evidente prima ancora di cambiare "zona").

Vi vorrei raccontare di un po' (molti) vini bevuti, alcuni di questi veramente incredibili.
Vi vorrei raccontare dei luoghi dove poter bere queste bottiglie, dove comprarle, dell'atmosfera scanzonata, divertente, a tratti surreale che si respira in certe enoteche, in certi negozi di vini.
Certe volte mi ritrovo a guardare questo spettacolo con gli occhi di un bambino. Ci sarà modo, promesso. Ho preso molti appunti, fatto diverse riflessioni e segnato tutto.
A presto spero, intanto voi non smettete di bere bene e di ricordare ogni singolo momento che ha fatto da cornice alla bottiglia che avete provato. Alla fine della fiera il vino è qualcosa di magico e ci piace anche (soprattutto) per questo.

Alla salute!

Louis prima, Angelina.