sabato 31 marzo 2012

La lista

La famosa rivista Wine Spectator ha pubblicato la lista dei migliori 100 vini italiani.

Nei giorni scorsi ho avuto modo di dare uno sguardo ai nomi. Per essere sincero (e non vedo perché non dovrei esserlo), il 90% delle bottiglie pubblicate non mi sembrano degne di essere menzionate come vini di livello.

Non posso fare nomi perché certi signori pare siano molto suscettibili rispetto ad eventuali critiche trovando così molto utile e simpatico querelare coloro i quali hanno l'ardire di esprimere giudizi poco lusinghieri nei confornti dei loro vini; detto questo però posso tranquillamente affermare che in quella lista ci sono prodotti che io non proverei nemmeno sotto tortura. Vini deboli, dal sapore standard, senza carattere, senza complessità, senza interesse.

Guardando con maggiore attenzione la lista risulta chiaro che Wine Spectator non si smentisce mai e non potrebbe essere diversamente. La rivista americana infatti si rivolge ad una categoria di degustatore ben precisa, quella del bevitore americano che apprezza un certo tipo di vino con caratteristiche note e delle quali proprio su questo blog abbiamo parlato tanto (per chi fosse interessato prego guardare i miei vecchi post sul tema). Accanto ai vini rotondi, immediatamente bevibili, si ritrovano anche cose parzialmente interessanti. Si tratta però solo di piccole cose in un mare di produttori che sono sempre i soliti noti e che, lo dico davvero con dispiacere, hanno in parte cancellato le peculiarità del territorio e delle caratteristiche del vino italiano a scapito di prodotti che hanno tutti lo stesso sapore e odore.

Lieve...

venerdì 23 marzo 2012

Fatti le analisi

Si lo so, sono scomparso ma dovete avere pazienza, sono stato letteralmente risucchiato dal lavoro che mi ha praticamente sovrastato.

Questo ovviamente non vuol dire assenza di vino, anzi, cosa c'è di meglio, dopo una lunga e stressante giornata, di una bella degustazione rilassante? Nulla appunto.

Ho così tante bottiglie di cui parlarvi (e lo farò, promesso); tempo al tempo, senza fretta.

Qua (intermezzo sociale/personale) la vita continua in maniera sempre più frenetica. Quando sono arrivato ero consapevole della mole di lavoro che mi aspettava ma non avrei mai pensato in una tale quantità. La settimana scorre veloce tra scadenze, meetings e documenti da preparare. Il sabato e la domenica li dedico a me stesso, alla scoperta di una città che sapevo mi sarebbe piaciuta ma non con questa intensità. Il fine settimana si compone di diversi elementi, mostre, corsa nel parco, birre con amici e colleghi o semplice "lettura meditativa" (come mi piace chiamarla), come qualche settimana fa, quando ho passato gran parte della mattinata di sabato a leggere l'Economist ai Jardin du Luxembourg che, quando sono riscaldati dal sole, sono qualcosa di semplicemente meraviglioso.

Ma veniamo a noi: cosa ho bevuto (tra le altre cose)? Allora, ho provato un vino che pur giovanissimo mi è piaciuto moltissimo. Sto parlando del Macon di Merlin, annata 2010. Vino di base ma già con una complessità degna di un vino di categoria superiore.

Bellissimo il colore, un giallo brillante. Nel bicchiere, pur essendo praticamente appena nato era in grado di esprimere i sentori della grande bottiglia. Miele e limone al naso, limone che si ritrova anche in bocca, insieme ad un sapore di noci, appena percettibile ma che negli anni successivi non potrà che aumentare e diventare sempre più complesso. Bellissima l'acidità e la freschezza che davvero pulisce tutta la bocca. Potenza e finezza unite insieme.

Stiamo parlando di un vino che qua a Parigi ho pagato 10 euro all'enoteca e che ho visto al ristorante a 30 (la mezza bottiglia peraltro), un vino molto giovane ma con potenzialità praticamente ancora inespresse.

Spettacolare.

Nei prossimi giorni seguiranno altri commenti, lo prometto.

sabato 10 marzo 2012

Ritorno alle cose serie

Il tempo di parlare male di alcuni vini francesi è finito, torniamo ora a cose serie, a prodotti che meritano, che lasciano il segno.

Voglio parlarvi di un vino stellare, di un produttore che chi legge questo blog ormai conosce molto bene. Mi riferisco al Vouvray Demi-Sec 2008 del Domanine Huet.
Questa volta però non lo farò con le mie parole ma con quelle degli utenti di un importante sito internet di cui vi ho spesso parlato: CellarTracker. Come sapete si tratta di un luogo dove chi si registra può scrivere una relazione su un particolare vino bevuto assegnando poi un punteggio. Chi frequenta questo "motore di ricerca etilico" conosce perfettamente il livello medio dei commenti; vi assicuro che è molto alto e i voti non vengono assolutamente dati con superficialità.

Date uno sguardo qui alle recensioni, si parla di bilanciamento perfetto tra acidità e dolcezza, complessità, lunghezza e tanto altro.

Da parte mia posso dire che con sempre più nettezza esce fuori la metodologia di lavoro di Huet. Sul Demi-Sec la sua mano, il suo modo di fare vino è qualcosa di riconoscibile immediatamente. Il suo stile è inconfondibile ed in questa gamma più che nelle altre. Provatelo, siamo davvero ai vertici della produzione mondiale di vino bianco come direbbe qualcuno.