martedì 17 aprile 2012

Anytime, anywhere, Puligny Montrachet

Esperienza unica ieri sera al ristorante Tante Marguerite nel Settimo. Un posto davvero particolare, "custodito" da uno chef creativo e coraggioso, capace di immaginare piatti arditi negli abbinamenti delle materie prime, spericolati nei sapori ma allo stesso tempo equilibrati e dalla grandissima delicatezza.

Una carta ben fornita, non trascendentale ma comunque con alcune proposte interessanti. Superfluo sottolineare che le persone che mi accompagnavano erano lì con le peggiori intenzioni ed ovviamente io non potevo certo tirarmi indietro, soprattutto perché tra loro ero il più piccolo e dunque dovevo accettare con gioia le proposte di persone ben più navigate di me.

Abbiamo provato più di una bottiglia ovviamente e ciascuno ne ha scelta una (eravamo quattro, fate voi i calcoli). Io non ho avuto dubbi, appena ho aperto la carta ho subito capito che doveva essere lui la mia opzione. Ho lottato, non poco, per difendere la mia scelta ma, vi assicuro, ne è valsa la pena.
Puligny Montrachet 2001 1er Cru, Dureuil-Janthial. Solo il nome del vino e quello del produttore basterebbero a commentare una tale meraviglia. Una bottiglia semplicemente grandiosa, frutto del lavoro non dell'attuale produttore ma di suo padre che qualche hanno fa ha passato appunto la mano al figlio. La differenza di stile tra i due soggetti è lampante per chi abbia provato entrambe le scuole. Il figlio più moderno, più sperimentatore, il padre più legato alla tradizione, fedele al suo antico credo. Queste caratteristiche erano perfettamente visibili in una bottiglia che ha lasciato tutti senza parole (e mi ha pure fatto fare una gran bella figura, cosa che non guasta mai come sapete).

Bellissimo prima di tutto il colore, un giallo intenso, scuro, quasi ocra che rifletteva però la luce in maniera magistrale. Il naso poi un autentico spettacolo. Ampia gamma di odori, margherita, miele e aromi di ogni genere. Nel bicchiere è letteralmente avvolgente. In bocca ancora meglio, acidità sublime che lascia presto il passo a una potenza mai eccessiva, mai fastidiosa ma soprattutto sempre controllata. Sentori delicatissimi di vaniglia, sintomo di un utilizzo divino del legno. Si sentiva chiaramente la mano del padre, il suo spirito, la sua volontà di ottenere un prodotto puro, legato ad un modo di fare vino che ormai in pochi conoscono.

Si sposava perfettamente con le mie portate, tra le quali una meravigliosa vellutata di asparagi con piccola porzione di foie gras.

Durante la cena ovviamente oggetto di conversazione è stata proprio questa bottiglia; ci siamo chiesti come un vino possa essere così delicato ma allo stesso tempo così potente e tutti abbiamo concordato sul fatto che solo il Puligny riesce a raggiungere, tra i bianchi, questa delicatezza, questa finezza (insieme forse ad alcuni Chablis).

Mi immagino questo tipo di vino come una bellissima donna bionda (probabilmente sono influenzato dal colore), intelligente, delicata, quasi eterea, sicuramente bellissima, che non si lascia scoprire subito ma per la quale devi saper aspettare ed imparare a conoscerla.

Un vino adatto a quei momenti in cui tutto sembra perfetto e tu, per un attimo, solo per un attimo, pensi che forse dopo tanto tempo ti meriteresti davvero qualcosa di bello ed in fondo ci speri.

Anytime, anywhere, Puligny Montrachet.

domenica 15 aprile 2012

La forza di volontà

Nella vita la forza di volontà ha una componente fondamentale e questo lo capisci ancora di più proprio quando commetti alcuni errori proprio per difetto di forza di volontà.

Capisci allora che mai e poi mai devi farti convincere a fare un aperitivo alle Galeries Lafayette, perché in fondo pensi "massì per una volta che può succedere? Tutto sommato sembra un posto carino" quando in realtà il tuo spirito di autoconservazione ti dice che stai fare un terribile sbaglio; sai infatti che verrai rapinato, proverai del vino cattivo e pagherai la modica cifra di 73 euro per qualche formaggio e un po' di salumi (peraltro neanche trascendentali). Non dovevi farti convincere, dovevi resistere.

Forza di volontà.

Capisci poi che in un ristorante quando la carta dei vini fa schifo ed il cameriere ti pone la fatidica domanda "che vino vuole bianco o rosso" e alla tua gentile richiesta su quale rosso e quale bianco ci sia (voglio dire, quali tipi, nomi dei produttori, uva e via dicendo), lui rilancia con quello che deve apparire come l'ennesimo, ultimo, campanello d'allarme che il fato ti sta in quel momento fornendo: "abbiamo un trebbiano, uno chardonnay e un nero d'avola"; è meglio sempre prendere una birra in questi casi, non rischi così di provare vino orripilante.

Forza di volontà.

Capisci inoltre che non devi mai dare troppo credito a chi ostentando quella che da subito ti sembra una finta conoscenza del vino, ti esorta a provare altro dal solito pinot nero, perché si tratta di "un'uva sopravvalutata, da radical chic, che non ha sapore e che tutti bevono solo per moda, dopo Sideways". Tu sai che hai davanti un cialtrone ma per educazione e in parte per rispetto (e soprattutto per mancanza di forza di volontà) gli dai retta e ti butti su un bordeaux di un produttore sconosciuto che non è nemmeno possibile definire tecnicamente vino.

Forza di volontà, è sempre una questione di forza di volontà.

domenica 8 aprile 2012

A Pasqua

Pausa romana di qualche giorno, in attesa di tornare in pista per affrontare l'ennesima sfida che ancora una volta non sarà ovviamente facile.

Tant'è, come dicono quelli bravi.

Nel passaggio nella mia città natia non potevo evitare un saluto etilico dal mitico Paolo che nella sua enoteca vicina al Celio ha sempre qualcosa di molto interessante da proporti. Raramente a Roma ho visto persone così compententi per quanto riguarda il vino. Paolo è uno che studia, sempre, e questo rende il suo locale uno dei posti più interessanti a Roma sotto il profilo etilico.

Questa volta siamo andati nella Loira ma non per un bianco bensì per un grande rosso. Clos Rougeard 2007 "Les Poyeux". Avevo provato la stesso vino a parigi pochi mesi fa, annata 2004 ed ero molto curioso di fare un confronto per capire quali e quante fossero le differenze. Molte, come sospettavo.

La bottiglia appena aperta era subito esplosiva, odori molto strani di podori verdi e more. Per esaltare maggiormente le sue potenzialità abbiamo deciso di metterlo in caraffa; scelta corretta perché dopo 10 minuti il vino era ancora più espressivo. Bellissimo il colore tanto per cominciare, un rosso intenso, scuro, quasi nero. Lamponi al naso, seguiti da tabacco e ampia gamma di frutti neri. Si sentiva l'odore della terra bagnata. Bellissimo.

In bocca altrettanto sorprendente, poco tannino (o comunque meno di quanto mi sarei aspettato) ma subito di grande impatto. Ancora chiuso ovviamente ma già capace di comunicare un messaggio di potenza ed esplosione.

Finale lunghissimo.

Una bottiglia che certamente ci ricorda quante e quali meraviglie siano in grado di tirare fuori i francesi dalla terra.

Buona Pasqua a tutti voi, vi voglio bene.

"E ti vengo a cercare, con la scusa di doverti parlare, perché ho bisogno della tua presenza, per capire meglio la mia assenza."